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pubblicato il 18 maggio 2018 in acqua

Lo stato delle risorse idriche visto dall’alto

La NASA ha recentemente pubblicato sulla rivista Nature uno studio sullo stato delle riserve di acqua dolce sul nostro pianeta, che ci rivela che le zone umide della Terra si stanno arricchendo sempre più acqua, mentre quelle secche si stanno progressivamente inaridendo. Questo fenomeno è causato da diversi fattori, tra cui la gestione poco sostenibile delle risorse idriche, i cambiamenti climatici e i cicli naturali (ad esempio l’alternanza di periodi umidi e periodi secchi associati a El Niño e La Niña). Grazie a questo studio i ricercatori sono ora in grado di capire dove, come e per quale ragione stanno cambiando le risorse idriche del nostro Pianeta.
Per realizzare questo studio, il team di ricerca ha utilizzato i dati raccolti dalla missione satellitare Nasa Grace (Gravity Recovery and Climate Experiment) in 14 anni di osservazione, per la precisione dal 2002 al 2016. Si tratta di un lavoro che è riuscito a mappare le riserve idriche di tutto il pianeta, monitorando e acquisendo dati anche su zone in precedenza poco conosciute o sulle quali non si avevano documentazione sufficienti.

Serie temporali che mostrano le tendenze globali dell’acqua dolce sulla Terra dal 2002 al 2016. Gli aumenti di acqua dolce al di sopra della media sono indicati in blu, mentre quelli inferiori alla media sono in rosso. Credit: NASA’s Scientific Visualization Studio

A destare preoccupazione sono le zone rosse, che indicano che le riserve idriche di acqua dolce sono in diminuzione. In particolare, sono stati individuati 19 punti in cui le risorse idriche stanno esaurendo in modo drammatico, tra cui l’India settentrionale e orientale, il Medio Oriente, la California e l’Australia, dove un uso eccessivo delle risorse idriche ha causato un grave declino nella disponibilità di acqua dolce. Anche nella provincia dello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale, si osservano forti cali nelle risorse idriche, nonostante la regione sia stata interessata da  normali precipitazioni. In questo caso la causa dell’esaurimento delle falde acquifere è da attribuire all’industria e all’irrigazione, che prelevano più acqua di quanta ne arrivi dalle piogge e dalle infiltrazioni. Negli ultimi trent’anni la Turchia ha costruito ben 22 dighe sui fiumi Tigri ed Eufrate. Questo ha impoverito notevolmente le risorse idriche, che sono quasi un terzo inferiori al loro normale stato, rendendo la zona il più grande hotspot in deficit identificato dallo studio.
Per gli autori della ricerca è ancora troppo presto per sostenere che queste modificazioni siano il risultato del riscaldamento globale. Gli scienziati hanno tuttavia sottolineato che ci sia una “chiara impronta umana” sul ciclo globale dell’acqua.

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