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pubblicato il 10 maggio 2018 in acqua

Pesticidi nelle acque italiane

In Italia, solo in agricoltura, si utilizzano ogni anno più di 130.000 tonnellate di pesticidi, che, dopo aver eliminato gli organismi ritenuti dannosi per le colture, finiscono inevitabilmente nelle acque superficiali e sotterranee, rappresentando così un rischio per l’uomo e per gli ecosistemi. Nel biennio 2015-2016 sono stati prelevati ben 35.353 campioni su cui sono state effettuate 1.966.912 analisi: da questo monitoraggio emerge una presenza diffusa di pesticidi nelle acque, con un aumento delle sostanze trovate e delle aree interessate. Sono stati trovati pesticidi, con valori superiori agli standard di qualità ambientale per le acque previsti dalla norma italiana, nel 23,9% dei punti delle acque superficiali e nell’8,3% di quelle sotterranee. Inoltre è sempre più evidente è la presenza di miscele, con un numero medio di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze in un singolo campione. Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dal “Rapporto nazionale pesticidi sulle acque – biennio 2015-2016“, pubblicato dall’Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e presentato oggi a Roma. Per la relizzazione del Rapporto sui pesticidi, l’Istituto si avvale della collaborazione con Regioni e Agenzie per la protezione dell’ambiente, che effettuano le indagini sul territorio e forniscono i dati, successivamente elaborati, valutati e pubblicati dall’ISPRA nel Rapporto.
Tra le sostanze trovate nelle acque della nostra penisola prevalgono soprattutto gli erbici, come il glifosate e l’AMPA, assieme al metolaclor e all suo metabolita metolaclor-esa (che tuttavia oggi è ricercato solo nel Friuli Venezia Giulia) e il quinclorac. La maggior presenza di pesticidi nelle acque si riscontra nella pianura padano-veneta, dove le indagini sono generalmente più approfondite, sia in termini di campioni prelevati che di sostanze ricercate. “Nel resto del paese – spiega l’Ispra in una nota stampa – la situazione resta ancora abbastanza disomogenea: non sono pervenute, infatti, informazioni dalla Calabria e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, così come resta limitato, nonostante l’aumento, il numero delle sostanze ricercate”

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