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pubblicato il 19 febbraio 2018 in acqua

Artico: una nuova guerra fredda?

«Non saprai davvero distinguere i tuoi amici dai tuoi nemici fino a quando il ghiaccio non si romperà». Proverbio Inuit

Nel tramandarsi di generazione in generazione questo detto popolare, probabilmente, gli Inuit non sapevano che ad aprirsi, un giorno, sarebbe stato proprio il ghiaccio dell’Artico, o Artide, e cioè di quella regione della Terra che circonda il Polo Nord. Al contrario dell’Antartide, l’Artide non è un continente, non ha un’estensione definita ed è composto dalle propaggini più settentrionali dei continenti euro-asiatico e Americano e dal Mar Glaciale Artico che, ghiacciato, forma la banchisa (il famoso ghiaccio galleggiante di origine marina). Per convenzione, è Artide tutto ciò che sta a Nord del Circolo Polare Artico e cioè “al di sopra” della latitudine 66°33’39’’.

Longyearbyen, isole Svalbard

Il passaggio a NordOvest e la rotta marittima del nord
A fare parlare di sé in tempi abbastanza recenti sono stati soprattutto il celeberrimo passaggio a nordovest – la rotta navale che, costeggiando la parte settentrionale del continente Americano, collega l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico – e la “rotta marittima del nord” (nota anche come passaggio a nordest), che collega Europa ed Asia passando per il Mare Glaciale Artico. Negli ultimi due decenni, infatti, i tristi “record” climatici che hanno portato alla fusione del ghiaccio polare hanno dato il la a una vera e propria corsa all’Artico, attirando l’attenzione di numerosi Governi e aprendo la strada a numerose imbarcazioni.

Mappa dell’Artide. In evidenza il passaggio a NordOvest e il passaggio a Nordest

Uno dei record finiti sulle pagine di tutti i giornali è quello di The World, la prima nave da crociera che nel 2012 ha percorso il Passaggio a nordovest. L’anno dopo, la Nordic Orion si è aggiudicata il record di prima grande nave cargo a percorrere la stessa rotta per scopi commerciali, con l’obiettivo di trasportare un carico dal porto canadese di Vancouver a quello finlandese di Pori, risparmiando circa 1850 Km (e 60 mila euro di carburante) rispetto alla rotta tradizionale che passa attraverso il canale di Panama. Nell’estate 2017 è stata invece la volta della petroliera russa Christophe de Margerie, la prima nave a percorrere la cosiddetta “rotta marittima del nord” senza il supporto di una nave rompighiaccio. L’imbarcazione, di proprietà del Governo Russo, è partita dalla Norvegia ed è arrivata in Corea del Sud dopo solo 19 giorni, impiegando quindi circa due terzi del tempo normalmente necessario a percorrere la rotta “tradizionale”, che passa dal Canale di Suez.
In questo periodo storico, in cui la tecnologia e il progresso scientifico fanno sembrare tutto a portata di mano, eventi come questi rischiano di passare inosservati senza colpire la nostra immaginazione. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare, è facile comprendere come essi segnino profondamente la storia dell’uomo e del pianeta, ridisegnando la geografia del commercio e tracciando nuovi equilibri e nuovi poteri sullo scacchiere geopolitico. Per capire la portata di questi cambiamenti, basti pensare che, ad esempio, si stima che intorno al 2023 il passaggio a nord-ovest potrebbe coinvolgere circa il 25% del traffico cargo di tutto il mondo, mentre secondo il Ministero dei trasporti russo il traffico lungo il passaggio a nordest potrebbe aumentare di dieci volte entro il 2020.

Nave commerciale tra i ghiacci

Artico: cambiamenti climatici e i nuovi interessi economici
L’artico è una delle regioni della Terra più sensibili ai cambiamenti climatici per moltissime ragioni, tra le quali il fatto che il riscaldamento globale ha un impatto molto significativo sulla banchisa, sui ghiacciai terrestri e sul permafrost (terreno ghiacciato). La fusione di questi vari tipi di ghiaccio si ripercuote su tutto l’ecosistema, locale e globale, impattando processi fisici, chimici e biologici dell’Artico e di tutto il pianeta (pensiamo ad esempio agli effetti sulle correnti marine!). Le trasformazioni in corso sono molto complesse, si influenzano sensibilmente le une con le altre e la costruzione di modelli che siano in grado di prevedere con precisione cosa succederà nel futuro, sia a livello regionale, sia a livello globale, è molto ambiziosa anche per gli scienziati.
Ma una cosa è certa: i cambiamenti climatici stanno cambiando radicalmente il modo in cui i Governi, le industrie e i commercianti di tutto il mondo guardano a un pezzo di globo sempre più importante e più appetibile per le economie di diversi paesi. Abbiamo già parlato delle nuove tratte navigabili che l’assottigliamento (si parla di una riduzione dello spessore dei ghiacci artici di circa il 40% in solo mezzo secolo) e la fusione del ghiaccio stanno aprendo e dell’interesse per le rotte marine settentrionali, che in alcuni casi, rispetto a quelle tradizionali, consentono di risparmiare tempo e denaro. Ma non è tutto. Basti pensare alle risorse energetiche – per milioni di anni rimaste custodite e inesplorate sotto la coltre del ghiaccio (talvolta spessa diversi chilometri) – che oggi, per via del riscaldamento climatico e delle nuove tecnologie estrattive, sono accessibili a costi più contenuti. E non si tratta di briciole: secondo alcune stime diffuse dal CNR (il Consiglio Nazionale delle Ricerche Italiano), le risorse di petrolio presenti nell’Artico sono pari a circa il 13% delle risorse globali di petrolio non scoperte e se si parla di gas questa percentuale sale addirittura al 30%.

Un orso polare tra i ghiacci delle isole Svalbard

Governance e geopolitca
Questi interessi economici si inseriscono in un contesto di governance dell’Artico piuttosto difficile. Le differenze tra Artide e Antartide non sono solo geografiche, geologiche e biologiche. Al contrario dell’Antartide, infatti, l’Artide non è governato da un trattato internazionale dedicato, anche se nel 1996 è stato fondato il Consiglio Artico, un forum intergovernativo, a cui l’Italia partecipa come Paese Osservatore, focalizzato sul governo dell’Artico e delle comunità indigene. I Paesi che fanno parte dell’Artide sono otto: Canada, Danimarca (Groenlandia e Isole Fær Øer), Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Russia e USA e dal punto di vista del diritto internazionale, l’UNCLOS (la Conferenza delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare) prevede che ciascuna Nazione possa definire l’estensione dalla propria piattaforma entro le 200 miglia nautiche (che corrispondono circa a 370 km) e qui esercitare lo sfruttamento esclusivo delle risorse naturali (zona economica esclusiva, ZEE). La richiesta di un’estensione di questo limite può essere chiesta, purché entro le 350 miglia nautiche, alle Commissione sui limiti della piattaforma continentale (CLC).

Trans-Alaska, oleodotto

Nonostante il diritto internazionale, però, le contese non mancano, e spesso tengono poco in considerazione la volontà delle popolazioni indigene. A noi può sembrare impossibile che qualcuno viva in un clima così ostile, ma nell’Artico abitano migliaia di persone, riconducibili principalmente a otto diverse popolazioni autoctone: i più famosi Inuit, ma anche Yupik, Aleuti, Jakuti, Komi, Nency, Tungusi e Sami (vedi la mappa). A mettere le mani sull’Artico non sono solo i Paesi che vi si affacciano: anche la Cina, ad esempio, sta investendo moltissimo in questa regione e sta siglando diversi accordi per sviluppare un gasdotto e altre infrastrutture che consentano di trasportare gas naturale dal North Slope in Alaska a tutto il Paese asiatico.
Senza alcun dubbio, possiamo dire che i cambiamenti climatici hanno degli effetti importantissimi, diretti e indiretti, sulla vita delle comunità locali, ma anche sull’assetto geopolitico globale.
Secondo alcuni siamo di fronte a una vera e propria guerra fredda. In tutti i sensi…

A cura di Anna Pellizzone

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