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pubblicato il 15 dicembre 2017 in energia

I rifiuti elettronici segnano un nuovo record

Nel 2016 in tutto il mondo è stato prodotto un quantitativo di rifiuti elettronici pari a circa 45 milioni di tonnellate, l’equivalente di quasi 4.500 Torri Eiffel. Oltre al quantitativo da record, ciò che preoccupa è che la maggior parte di questi rifiuti, a fine vita, non ha raggiunto la filiera del riciclo, con ingenti perdite di metalli preziosi come oro, argento, rame, platino e palladio. Basti pensare che le materie prime di questa mole di rifiuti valevano circa 55 miliardi di euro. A rendere pubblici questi dati è un nuovo studio, condotto dall’Università delle Nazioni Unite, dall’International Telecommunication Union e dall’International Solid Waste Association. Secondo la ricerca, l’aumento degli e-waste – in crescita dell’8% rispetto al 2014, anno a cui risale l’ultima rilevazione – è dovuto essenzialmente all’aumento dei redditi e all’abbassamento dei prezzi dei dispositivi elettronici. Uno dei dati più allarmanti che emerge è che lo scorso anno siamo stati capaci di raccogliere e riciclare appena 8,9 milioni di tonnellate di oggetti elettrici ed elettronici. La restante parte è finita nelle discariche, che nei paesi in via di sviluppo sono distese di rifiuti a cielo aperto, senza protezioni, a cui tutti possono accedere. Secondo il rapporto, il maggior produttore di e-waste è la Cina, con 7,2 milioni di tonnellate di materiale elettronico. Per quanto riguarda la produzione pro capite, la Nuova Zelanda e l’Australia si posizionano al primo  posto con 17,3 kg per abitante. L’Europa è da menzionare perchè, pur potendo migliorare, fa registrare i più alti tassi di raccolta, attestandosi al 35%.
Le stime dell’ONU ci dicono che il trend di produzione di rifiuti elettronici è in continua salita e che nel 2021 verranno prodotte 52,2 milioni di tonnellate di e-waste. Questa crescita è trainata dal consumismo delle società contemporanee: molte persone gettano anzitempo i loro dispositivi per acquistare gli ultimi modelli, o perché le riparazioni sono talvolta più costose rispetto alle sostituzioni.

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