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pubblicato il 23 novembre 2017 in energia

Inquinamento luminoso: addio notti stellate

Illuminiamo la notte fino quasi a farla scomparire. Sembrerà una bella conquista in termini di progresso e tecnologia, ma in realtà è risaputo che l’inquinamento luminoso presenta conseguenze ecologiche non trascurabili: si interrompono i cicli scanditi dalla luce naturale con effetti sul sonno umano, sugli animali e sulle piante (per approfondire: Anno internazionale della luce). Eppure, pur sapendo che le conseguenze sono negative, l’inquinamento luminoso continua a crescere.
Secondo uno studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica Science Advances, tra il 2012 e il 2016 la luminosità e la superficie illuminata durante la notte sono aumentate del 2,2% l’anno, una crescita guidata soprattutto dall’elettrificazione crescente dei Paesi in via di sviluppo. I dati sulla luminosità utilizzati dagli scienziati sono stati forniti da Viirs Day-Night Band (Viirs for Visible/Infrared Imager Radiometer Suite), il primo radiometro satellitare progettato appositamente per le luci notturne, che si trova a bordo del satellite Noaa Suomi-Npp e orbita attorno al nostro pianeta dall’ottobre 2011.
Dai dati raccolti si evince che i cambiamenti nell’illuminazione notturna variano notevolmente da Paese a Paese, con diminuzioni di luminosità solo in poche nazioni (come lo Yemen e la Siria, entrambi teatri di guerra). In alcune delle nazioni più “brillanti” del mondo, come Stati Uniti, Spagna e Italia, la luminosità è rimasta stabile, mentre per la maggior parte delle nazioni in Sud America, Africa e Asia, è stato registrato un forte aumento.
I ricercatori hanno anche confrontato i dati Viirs con le immagini scattate dalla Stazione Spaziale Internazionale, notando che in alcuni casi viene registrata una diminuzione nell’illuminazione di alcune città, anche se queste sono in realtà molto più luminose. Il motivo è che il sensore di Viirs non può “vedere” la luce a lunghezze d’onda inferiori a 500 nanometri (nm), cioè non vede la luce blu. Così quando le città sostituiscono le lampadine a luce calda con quelle bianche a LED (soprattutto nei Paesi industrializzati), che emettono radiazioni notevolmente al di sotto dei 500 nm, Viirs registra una diminuzione nell’inquinamento luminoso anche se, in realtà, i lampioni emettono molta più luce. L’aumento di luminosità notturna della Terra indicato nello studio, quindi, potrebbe essere sottostimato. Tra le soluzioni possibili per ridurre l’inquinamento luminoso vi è l’utilizzo di luci a bassa intensità, lo spegnimento quando non servono e la scelta di luci a LED color ambra anziché blu o viola.

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