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pubblicato il 7 novembre 2017 in la vita

Oltre la parola: il linguaggio degli animali

Telegrafo, telefono, radio, televisione, cellulari, internet… La comunicazione è stata protagonista dell’ultimo secolo e continua a scuotere il mondo in cui viviamo, modificando il nostro modo di interagire e la società. Secondo gli antropologi, gli uomini comunicano attraverso la parola da almeno 100 mila anni, anche se lo sviluppo delle condizioni necessarie per un’articolazione elaborata di suoni risale probabilmente a molto tempo prima (più di 3 milioni di anni fa). È infatti con la posizione eretta, che la laringe ha cominciato ad abbassarsi e lo sviluppo del nervo ipoglosso ha consentito all’uomo di controllare i muscoli della lingua in modo via via più sofisticato.
Questa caratteristica – la facoltà di parlare – e l’importanza che diamo ai messaggi verbali, siano essi trasmessi in forma scritta o in forma orale, ci porta spesso a credere che gli animali, sprovvisti di un linguaggio verbale, non siano in grado di comunicare. Ma non è solo con la parola che si trasmettono informazioni. Dall’uomo agli insetti, dai pesci ai mammiferi, le strategie che gli animali utilizzano per scambiarsi messaggi sono numerosissime e coinvolgono vista, tatto, olfatto, udito e qualche volta vanno persino oltre i cinque sensi che ben conosciamo.

Le marmotte si avvertono reciprocamente del pericolo con i loro fischi

Messaggio, mittente e destinatario
La comunicazione può avvenire in vari modi: tra due individui della stesse specie, pensiamo ad esempio a un canto di corteggiamento tra due uccelli; tra un mittente e più destinatari della stessa specie, pensiamo ad esempio al fischio di allarme di una marmotta; oppure anche tra individui di specie diverse (comunicazione interspecifica), pensiamo ad esempio a un gatto che drizza il pelo quando si sente minacciato da un cane.
Quando si parla di comunicazione animale, cadere nel tranello dell’antropocentrismo, e quindi credere di cogliere tutto quello che le altre specie si “dicono” o interpretare i messaggi di altre specie attraverso i “nostri codici” è molto facile. Non possiamo avere la presunzione di sapere intercettare tutti i segnali che gli altri animali si trasmettono e, anzi, dobbiamo essere consapevoli che probabilmente ci perdiamo moltissime conversazioni che avvengono proprio sotto il nostro naso!
Quello che gli studiosi, e in particolare gli etologi, gli scienziati che studiano il comportamento degli animali, sanno per certo, è che alcune delle ragioni principali per cui gli animali comunicano riguardano il corteggiamento, la difesa del territorio, la segnalazione di un pericolo, l’approvvigionamento di cibo e così via. Partendo da questi presupposti, cominciamo allora il nostro viaggio nel grande vocabolario del regno animale.


Un esemplare maschio di uccello del paradiso corteggia la femmina con una vera e propria danza.

Comunicazione visiva
Attraverso gli occhi possiamo vedere gesti, espressioni facciali, movimenti, colori, luci. Ad esempio, i giovani maschi di scimpanzé, comunicano di accettare la loro sottomissione a un maschio dominante attraverso l’espressione dell’emozione della paura, mentre un cane che vuole comunicarci la propria rabbia ci mostrerà i denti.
Ma passiamo al mondo degli uccelli e pensiamo al gabbiano reale: dotato di una macchia rossa sul becco, dopo essere stato a caccia per la propria prole, questo uccello torna al nido e mette in mostra la macchia picchiettando per terra. In questo modo il genitore sollecita i pulcini a beccarlo in corrispondenza del punto rosso del becco, sollecitando il rigurgito e, quindi, l’alimentazione dei piccoli.
A proposito di parti del corpo colorate, un altro esempio di comunicazione intraspecifica è quella del babbuino verde: la femmina di questa specie è infatti in grado di cambiare il colore della propria area anogenitale per comunicare agli esemplari maschi la propria fase di ovulazione. Quando è il momento giusto per l’accoppiamento, l’area anogenitale delle femmine si ingrossa e assume una colorazione rosso-rosa, invitando l’altro sesso a farsi sotto.
Gli animali che cambiano colore per lanciare messaggi sono numerosi. Il maschio della seppia, per esempio, quando è in fase di corteggiamento in presenza di altri esemplari dello stesso sesso, assume una colorazione tipica del sesso maschile sulla parte del proprio corpo esposta alla femmina. Al contempo, assume una colorazione tipica del sesso femminile sul lato esposto ai rivali, per ingannarli e distrarli dalla “vera femmina”.

La bioluminescenza nei pirosomi. Crediti: Wikipedia

Un’altra strategia per ingannare i predatori, dando loro informazioni fuorvianti, è quella della bioluminescenza. Alcuni calamari, ad esempio, possono emettere una nuvola luminosa che, in caso di attacco, distrae il predatore dalla vera preda, che nel frattempo guadagna così tempo per scappare. La bioluminescenza può avere anche un’altra funzione: ad esempio i pirosomi, animali che vivono in colonie composte dai cosiddetti zooidi, usano la luce per sincronizzare i movimenti e favorire così lo spostamento.
Un altro modo di comunicare che coinvolge la vista, è quello del movimento, spesso in sequenze ripetute meticolosamente e talvolta accompagnate da suoni, il cui risultato può apparire ai nostri occhi come una vera e propria danza. Danzano alcuni uccelli (tra cui gli uccelli del paradiso), danzano le api per indicare la posizione geografica di fiori o di luoghi adatti all’insediamento dell’alveare, danzano persino alcuni pesci, per individuare le femmine o per respingere i rivali.

I pesci combattenti (Betta splendens), danzano per comunicare il proprio sesso.

L’udito
Corteggiamento, lancio di allarme, richiami per il cibo, possono avvenire anche attraverso l’udito. È noto ad esempio il canto seducente di alcuni uccelli, grilli o gatti e gli studiosi hanno scoperto che alcune specie, come il cercopiteco verde, sono in grado di lanciare allarmi diversificati a seconda della minaccia che si presenta. Nel caso di questo primate il segnale di allerta varia al variare del tipo di predatore avvistato.
L’emissione di suoni può avvenire sotto forma di vocalizzi o attraverso il movimento ed è tipica di tantissimi animali: dal serpente a sonagli alle balene, dai pipistrelli ai millepiedi. Questi ultimi, ad esempio, per produrre suoni e comunicare utilizzano la cosiddetta stridulazione, che avviene sfregando alcune parti del corpo e che è tipica di molti rettili e insetti, come le cicale.
Non tutti i suoni emessi dagli animali sono accessibili all’udito umano: il nostro orecchio, ad esempio, non riesce a percepire gli ultrasuoni, che sono molto diffusi tra delfini, insetti, pipistrelli e persino alcune specie di scoiattoli!

Alcune specie di millepiedi possono comunicare attraverso la stridulazione.

Olfatto
Una delle più antiche strategie per comunicare, però, è quella olfattiva, nota anche come “comunicazione chimica”. Non è un caso che alcuni animali, come ad esempio i cani, comunichino attraverso alcuni segnali chimici, ad esempio per catturare l’attenzione dei partner, per esplicitare emozioni di paura, per marcare il territorio. Il cane, ad esempio, avendo l’istinto della vita di branco lascia traccia di sé – attraverso urina, feci o altri odori del corpo – per comunicare con i suoi simili. Non si tratta solo di segnare sul territorio il proprio passaggio: le informazioni che questi animali sono in grado di trasmettersi possono riguardare anche le emozioni o lo stato di salute di chi ha emesso il messaggio.
Anche gli insetti, soprattutto quelli sociali, ricorrono spesso alla comunicazione chimica. Le formiche di una stessa colonia sono in grado di riconoscersi attraverso l’emissione di particolari combinazioni di CHC (idrocarburi cuticolari). In base all’identificazione di queste molecole le formiche percepiscono l’identità dell’individuo che hanno di fronte.

Le formiche si riconoscono attraverso particolari segnali chimici.

Il tatto e altre strategie
Anche il tatto è ovviamente un canale di comunicazione per gli animali. Durante il corteggiamento, il contatto tra partner può preannunciare l’intenzione del maschio di montare la femmina. Il canguro, prima dell’accoppiamento, afferra la coda della femmina, ma altre forme di contatto possono ad esempio favorire la comunicazione per coordinare dei movimenti di gruppo, o per segnare l’integrazione di un individuo nel branco.
Ma la comunicazione nel mondo degli animali va ben oltre i cinque sensi, così come siamo abituati a considerarli. Recenti studi sugli elefanti hanno dimostrato che questi animali sono in grado di generare dei piccoli terremoti per comunicare sulle lunghe distanze attraverso la vibrazione del terreno. I barriti dei pachidermi, oltre a diffondersi nell’aria, causano delle vere e proprie onde sismiche di superficie che possono essere percepite dagli altri esemplari fino a 16 chilometri di distanza.
Un altro sistema molto originale è quello a infrarossi dei serpenti: nel corso dell’evoluzione, infatti, questi rettili hanno sviluppato la capacità di intercettare i segnali termici delle loro prede, elargiti inconsapevolmente. Le radiazioni infrarosse sono riconosciute dal serpente attraverso particolari fossette (pit) che consentono al rettile di individuare la preda in modo preciso.

Gli elefanti comunicano anche attraverso delle onde sismiche provocate dai barriti.

Insomma, al di là della parola, della televisione, di internet e degli smartphone, gli animali hanno sviluppato moltissime strategie per comunicare e interagire. Molte di queste, come gli ultrasuoni, non sono percepite dall’uomo, altre ci appaiono come delle vere e proprie forme di arte, che nulla hanno da invidiare all’architettura, alla musica e all’arte così come la conosce l’uomo. Dalle danze delle api, al canto degli uccelli, dalla costruzione di nidi colorati e sofisticati alla sincronizzazione dei movimenti in stormi.

A cura di Anna Pellizzone

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