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pubblicato il 29 settembre 2017 in aria

Le emissioni di gas serra rallentano la loro crescita

Negli ultimi anni si è osservato un rallentamento nella crescita delle emissioni di gas serra, che negli anni 2014, 2015 e 2016 sono aumentate rispettivamente dell’1%, dello 0,2% e dello 0,5%, raggiungendo le 49,3 gigatonnellate di CO2 equivalente nel 2016. Il motivo di questa “frenata” è il minor utilizzo di carbone in favore del gas naturale unito all’aumento della quota delle energie rinnovabili. A pubblicare questi dati è l’Agenzia olandese per la valutazione ambientale (NEAA). Analizzando il contributo dei diversi gas serra, dai dati emerge che negli ultimi tre anni le emissioni di CO2 sono aumentate molto meno rispetto a quelle degli altri gas serra (metano, ossido di azoto e gas fluorurati), secondo le seguenti percentuali: 0,8% nel 2014, -0,2% nel 2015 e 0,3% nel 2016. Gli altri gas, invece, sono aumentati in maniera più consistente rispetto alla CO2, ossia dell’1,5% (2014), dell’1,2% (2015) e dell’1% (2016). Il 72% delle emissioni è rappresentato dall’anidride carbonica (CO2), seguita dal metano (CH4), che copre il 19% delle emissioni, dall’ossido di azoto (N2O) e dai gas fluorurati (idrofluorocarburi HFC, esafluoro di zolfo SF6, perfluorocarburi PFC, clorofluorocarburi CFC), che costituiscono rispettivamente il 6% e il 3% delle emissioni. Queste percentuali non comprendono le emissioni nette derivanti dal cambio dell’uso del suolo e dagli incendi, che di solito sono considerate separatamente, in quanto presentano grandi variazioni fra un anno e l’altro e sono quindi  incerte. Includendo anche questa quota, pari a circa 4.1 Gt CO2 eq, le emissioni globali di gas serra del 2016 ammontano a 53,4 Gt CO2 eq.
Tutti gli stati più industrializzati (e inquinanti) del mondo, ad eccezione dell’India, hanno visto scendere o comunque non aumentare le emissioni di carbonio nel 2016. Il nuovo rapporto olandese mostra come le emissioni di CO2 provenienti dalla Cina, il primo emettitore al mondo, siano diminuite dello 0,3% nel 2016. Negli Stati Uniti e in Russia l’andamento e in calo del 2%, mentre il Giappone ha tagliato l’1,3% delle emissioni. L’Unione Europea invece non ha fatto progressi rispetto al 2015, anche se nel Regno Unito si è registrato un vistoso -6,4%. L’India ha visto una crescita  pari al +4,7% e altri aumenti significativi sono stati osservati in Indonesia, Malesia, Filippine, Turchia e Ucraina.
La stasi globale può apparire come una buona notizia e può essere interpretata come l’inversione di un trend poco sostenibile. Ricordiamo però che l’attuale livello di anidride carbonica immesso in atmosfera è comunque insostenibile: più di 35 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2016 hanno contribuito all’aumento delle temperature globali e al cambiamento climatico. Inoltre, l’economia globale sta crescendo e secondo gli scienziati le emissioni di gas serra a fine 2017 potrebbero far registrare un nuovo picco positivo, una nuova accelerata dopo questi anni di stallo.

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