dcsimg

pubblicato il 3 agosto 2017 in acqua

Vasta “zona morta” si è formata nel Golfo del Messico

Scarseggia l’ossigeno nelle acque del Golfo del Messico, così tanto che si è formata una “zona morta” da record. A dichiararlo è l’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (National Oceanic and Atmospheric Administration – Noaa), ovvero l’agenzia federale che si occupa di meteorologia e oceaniche. Già da tempo la Noaa aveva segnalato che la “zona morta” nel Golfo del Messico quest’anno avrebbe avuto un’estensione fra le maggiori mai misurate e in questi giorni è arrivata la conferma: l’area si estende per ben 23mila chilometri quadrati ed è la più grande mai misurata dal 1985, ovvero da quando sono cominciate le rilevazioni.
Le “zone morte” marine sono quelle in cui i livelli di ossigeno sono talmente bassi da mettere in pericolo la vita degli abitanti del mare. La causa della formazione di una “zona morta” è principalmente l’inquinamento: nel caso del Golfo del Messico, l’inquinamento portato dal fiume Mississippi. Infatti, il grande fiume americano trasporta sostanze provenienti dall’industria agricola, come concimi e fertilizzanti, stimolando la crescita di alghe che poi “rubano” ossigeno al mare. La carenza di ossigeno può spingere i pesci a spostarsi in altre zone per sopravvivere, diminuendo le capacità riproduttive e riducendo le quantità e qualità del pescato, causando danni non solo per all’habitat marino, ma anche all’industria ittica della regione.

Con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
 
Eni S.p.A. - P.IVA 00905811006