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pubblicato il 28 luglio 2017 in terra

Earth Overshoot Day 2017

Il prossimo 2 agosto avremo consumato le risorse rinnovabili offerte ogni anno dal pianeta. Anche quest’anno, infatti, abbiamo raggiunto il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra (Earth Overshoot Day), ovvero il momento in cui gli esseri umani esauriscono le risorse naturali che la Terra è in grado di generare in 12 mesi. In altre parole, secondo i calcoli della ONG Global Footprint Network, stiamo usando il Pianeta Terra a un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi: è come se ci servissero 1,7 pianeti Terra per soddisfare il nostro fabbisogno attuale di risorse naturali. Naturalmente ne abbiamo “solo” uno, ciò significa che attingiamo con sempre maggiore frequenza alla ricchezza naturale che spetterebbe alle generazioni future.

Per calcolare la data di overshoot bisogna dividere la biocapacità del pianeta (la quantità di risorse ecologiche che la Terra è in grado di generare in un anno), per l’impronta ecologica dell’umanità (la domanda di risorse per quell’anno) e moltiplicare per 365. Da quando abbiamo iniziato a sovrasfruttare le risorse del Pianeta nei primi anni del 1970 l’Earth Overshoot Day cade sempre con maggiore anticipo. Vent’anni fa l’Earth Overshoot Day è stato il 10 ottobre, nel 1975 il 28 novembre, nel 1970 il 23 dicembre. Negli ultimi 8 anni, si è spostato da fine settembre ai primi di agosto (era l’8 agosto nel 2016, il 13 agosto nel 2015, il 19 nel 2014 , il 20 nel 2013, il 22 nel 2012, il 27 settembre nel 2011, il 21 agosto nel 2010 e il 25 settembre 2009). I costi di questo crescente sbilanciamento ecologico stanno diventando sempre più evidenti nel mondo e li vediamo sotto forma di deforestazione, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera.
Possiamo però invertire questa tendenza. Se posticipassimo l’Overshoot Day di 4,5 giorni ogni anno, potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta entro il 2050. E allora “#movethedate: sposta la data verso la sostenibilità!”

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