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pubblicato il 28 luglio 2017 in terra

Alexander von Humboldt, l’inventore della natura

Shakespeare delle scienze, paragonabile per fama a Napoleone Bonaparte, ispiratore di Charles Darwin, padre del pensiero ecologista moderno: Alexander von Humboldt è considerato da molti un eroe perduto della scienza, e oggi, a quasi 250 anni dalla sua nascita, la sua storia ha ancora molto da insegnarci.

L’ultimo ritratto di Alexander von Humboldt di Julius Schrader (1859). Sullo sfondo il Chimborazo (fonte Wikipedia)

L’infanzia, la famiglia e il mondo che cambia
Nato nel 1769 in una famiglia aristocratica prussiana, Alexander von Humboldt rimane orfano di padre alla tenera età di nove anni e la sua educazione, insieme a quella del fratello, viene affidata ai migliori precettori dell’epoca, appartenenti alle correnti illuministiche, che trasmettono ai due fratelli uno slancio verso la ricerca della verità. Siamo in un’era di grandi trasformazioni: la Rivoluzione Industriale è agli esordi, le macchine stanno cambiando il modo di lavorare, di spostarsi e di produrre; la scienza inizia ad assumere un respiro internazionale grazie alle prime collaborazioni, dapprima nell’ambito dell’astronomia e poi nella matematica e nella fisica; due rivoluzioni sono prossime in due Paesi chiave del mondo occidentale, l’America e la Francia; l’agricoltura di sussistenza cede il posto a colture specializzate; nuovi strumenti di misurazione come telescopi e microscopi rivoluzionano lo studio della natura e grandi ricercatori nel campo della fisica, della matematica e della fisiologia, come Galvani, Bernoulli e Celsius, tanto per fare qualche nome, scrivono la storia della scienza.

Studi, primi viaggi e incontri
Fin dall’adolescenza, Alexander von Humboldt dimostra la propria anima curiosa ed irrequieta, fatta di studi scientifici sui libri, ma soprattutto caratterizzata da indagini sperimentali, fughe in mezzo alla natura, ispezioni nelle miniere e studi sull’elettricità, non solo sulle rane, moda lanciata dal famoso fisiologo Galvani, ma anche sul proprio stesso corpo. Sono questi gli anni in cui il giovane Alexander si esprime come figlio dell’illuminismo, dedicandosi a tante discipline diverse, mantenendole separate. Un approccio che poi modifica, anche grazie all’incontro con personalità di spicco dell’epoca, come Goethe – con cui von Humboldt condivide riflessioni e pratiche sperimentali e grazie al quale scopre la vicinanza tra scienza, poesia e arte – e Kant, grazie al quale si avvicina a una visione sistemica del mondo, che caratterizzerà il suo pensiero fin dal primo viaggio in Sud America, organizzato con l’obiettivo di scoprire come “tutte le forze della natura sono intrecciate e interconnesse”.

Pico de Teide, Tenerife, uno dei vulcani scalati da Alexander von Humboldt

Le spedizioni e gli incontri
Gli innumerevoli e avventurosi viaggi di von Humboldt fanno di lui, oltre che un naturalista, un vero e proprio esploratore. Nella prima spedizione intercontinentale, insieme al botanico Aimé Bonpland, affronta traversate tempestose, scala montagne e setaccia foreste, attraversando gli attuali Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Cuba e Messico. Oltre a descrivere piante, animali e rocce, lo scienziato getta le basi per la ricostruzione di fenomeni complessi, come gli effetti dell’attività umana – dal disboscamento alla deviazione dei fiumi per scopi irrigui – sull’equilibrio della natura, sviluppando l’idea di cambiamento climatico per cause antropiche, lanciando un allarme per le generazioni future e diventando così il padre del movimento ambientalista.
Al ritorno da questa spedizione, von Humboldt incontra il presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, che lo definisce “l’uomo con maggiori conoscenze scientifiche del suo tempo”. In questa occasione il naturalista condivide tutte le informazioni raccolte in viaggio, dimostrando di essere, oltre che un grande scienziato, anche un sostenitore della libera circolazione del sapere, perché – afferma – la scienza travalica gli interessi individuali e nazionali.
In pochi anni Humboldt diventa famoso per le sue esplorazioni e per i suoi studi. Celebrato in tutta Europa, diventa oggetto dell’attenzione dei sovrani dell’epoca, a partire dal re di Prussia, Federico Guglielmo III, che gli offre uno stipendio senza particolari obblighi, e successivamente dallo zar di Russia Nicola I, che gli finanzia un importantissimo viaggio, attraverso gli Urali, la Siberia, fino al confine con la Cina, per raccogliere informazioni sulle risorse minerarie del Paese.
Da profondo studioso del mondo nella sua complessità, di cui l’uomo è parte, von Humboldt non poteva non avere qualcosa da dire anche sul rapporto tra società e natura e sullo sfruttamento delle risorse da parte dei coloni. Pur con le sue contraddizioni, Alexander non nasconde le proprie convinzioni contro la schiavitù e contro il colonialismo e condivide in più occasioni le proprie simpatie per la rivoluzione francese, americana e per la liberazione dal giogo spagnolo di Venezuela e Colombia e per le leggi sulla protezione delle foreste ad opera di Simon Bolivar (uno dei tanti incontri di von Humboldt, che poi criticherà il Liberador per la sua deriva autoritaria).

Fama e riconoscimenti
Dalla descrizione delle correnti a quella dell’equatore magnetico, dall’identificazione di specie animali e vegetali all’intuizione dell’esistenza di zone climatiche per altitudine e latitudine, dalle basi per la teoria evoluzionistica a quelle per la geologia moderna, von Humboldt impiega ogni momento e ogni soldo per osservare, raccontare e comprendere la natura, sperimentando anche sul piano della divulgazione scientifica attraverso dettagliate edizioni illustrate.
Ispira grandi scienziati, politici e artisti del suo tempo e degli anni a venire, da Darwin a Haeckel (padre dell’ecologia), da Poe a Verne, ma uno dei suoi più grandi meriti è quello di avere reso la scienza popolare e accessibile, di averci aiutato a superare la tendenza diffusa di separare la scienza dall’arte. Perché secondo l’esploratore e naturalista di origine prussiana – che nei suoi viaggi ha sempre affiancato a un’attenta osservazione dei fenomeni e delle specie una forte partecipazione emotiva – la natura si può capire soltanto usando l’immaginazione.
Non è un caso quindi se, nel centenario della sua nascita, von Humboldt è stato celebrato da 80 mila persone a Berlino e da 25 mila persone a Central Park a New York. Egli era una vera e propria star, il cui pensiero ha segnato per sempre la nostra cultura e la cui storia ha ancora molto da insegnarci.

Il pinguino di Humboldt, così chiamato perché nuota nell’omonima corrente che scorre da sud a nord al largo delle coste di Cile e Perù, descritta da Alexander von Humboldt nella sua opera Cosmos.

A cura di Anna Pellizzone

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