dcsimg

pubblicato il 24 luglio 2017 in acqua

Allarme siccità: l’Italia è a secco e l’agricoltura in crisi

Il 2017 sarà ricordato in Italia non solo per le temperature da record ma anche per la grande siccità che staa ttanagliando quasi tutta la Penisola in questo torrido mese di luglio. Da nord a sud è emergenza: ben due terzi del territorio italiano e dei campi coltivati lungo la Penisola sono a secco a causa della siccità delle ultime settimane. La prolungata carenza di precipitazioni efficaci nei passati mesi invernali e primaverili e le temperature elevate di questo periodo stanno condizionando fortemente lo sviluppo delle colture, specie quelle a ciclo primaverile-estivo, a causa del loro effetto deprimente sui processi vegetativi e di fruttificazione. Secondo un’analisi della Coldiretti, ammontano a oltre 2 miliardi i danni provocati a coltivazioni e allevamenti. Sono almeno dieci le regioni che stanno per presentare al Ministero delle politiche agricole alimentali e forestali la richiesta di stato di calamità naturale, che prevede la sospensione delle rate dei mutui, il blocco dei pagamenti dei contributi e l’accesso al Fondo per il ristoro danni. I dati che fornisce Coldiretti sono preoccupanti: il volume del Lago di Garda è appena al 34,4% mentre il fiume Po al Ponte della Becca a Pavia è a circa 3,5 metri sotto lo zero idrometrico. E’ probabile che a fine 2017 in termini di precipitazioni ci si avvicinerà al record negativo del 2001 (191 miliardi di metri cubi), seguito dal 2007 (195 miliardi/mc). Quantità lontana dal piovoso 2010, con 307 miliardi/mc.
Alla siccità si aggiungono poi i danni degli incendi, sparsi ovunque nel nostro Paese, e le reti-colabrodo, da tempo nel mirino dell’Europa. Utilitalia (l’associazione delle imprese idriche, energetiche e ambientali), ha analizzato 54 società che servono oltre 30 milioni di persone scoprendo che il tasso medio di dispersione al Nord è del 26%, al Centro e al Sud del 46%. Sottoterra spesso corrono tubi vecchi e le manutenzioni scarseggiano. Il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa (70% nei grandi centri urbani) e il 25% ha oltre mezzo secolo di vita (40% nelle grandi città). L’emergenza, oggi e per i prossimi anni, è il combinato di questi fattori: consumi in aumento e minore disponibilità di acqua, meno diluita e quindi a maggiore rischio di inquinamento.

Per conoscere la situazione delle regioni italiane in dettaglio clicca qui.

Con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
 
Eni S.p.A. - P.IVA 00905811006