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pubblicato il 11 luglio 2017 in acqua

Comunità microbiche criosferiche per decontaminare l’Artico

Le ampie distese ghiacciate della Groenlandia, così distanti da città, traffico e attività industriali,  potrebbero apparire ai nostri occhi come luoghi incontaminati e privi di inquinamento. Al contrario di quanto comunemente si può pensare, l’Artico e i suoi ghiacci sono diventati un serbatoio di inquinanti, che si sono lentamente accumulati dal 1850 ad oggi.  Le sostanti inquinanti, infatti, possono viaggiare in atmosfera anche per lunghe distanze, depositarsi e accumularsi anche in luoghi molto lontani da quelli di origine. E’ proprio per questo motivo che nelle piattaforme ghiacciate della Groenlandia troviamo mercurio, piombo, policlorodifenili  (PAH) e idrocarburi policiclici aromatici (PCB), che oggi vengono rilasciati nel mare attraverso lo scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale. Così i ghiacciai stanno diventando fonti secondarie di inquinanti. E questo vale per tutti i ghiacciai, non solo quelli groenlandesi. Un gruppo di ricercatori danesi ha recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters un nuovo studio, in cui si dimostra che  i batteri  presenti nel ghiaccio possono resistere e degradare contaminanti come il mercurio, il piombo, PCB e molti altri. Lo studio è stato condotto sui ghiacci groenlandesi, analizzando le comunità microbiche presenti nelle acque di fusione dei ghiacciai. I risultati indicano che le comunità microbiche criosferiche interagiscono con contaminanti antropogenici e potrebbero essere in grado di rimuovere parte dei contaminanti depositati nei ghiacci prima di essere liberati e diffusi negli ecosistemi marini e nelle catene alimentari. Questo studio rappresenta un grande passo avanti nella comprensione dell’interazione tra processi biologici e contaminazione nell’Artico, ambito in cui le conoscenze sono ancora limitate.

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