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pubblicato il 29 maggio 2017 in ecosistemi

L’universo di Primo Levi

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi”.

(Se questo è un uomo, Primo Levi)

Primo Levi

Testimone della deportazione da parte dei nazifascisti e del campo di sterminio di Auschwitz, Levi è noto ai più, soprattutto per questo incipit, con cui si apre uno dei suoi più noti capolavori “Se questo è un uomo”. Pubblicato per la prima volta nel 1947, il romanzo autobiografico descrive un’esperienza, tragica e fondante nella vita dell’autore, e lo incorona a scrittore di fama internazionale. Ma questo certamente lo sapete. Quello che invece sfugge ai più, è che Levi fu anche molto altro.
Come la mostra “I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza” – recentemente ospitata a Milano al Museo della Scienza e della Tecnica e realizzata dal Centro Studi Primo Levi di Torino – ben descrive, la vita del noto scrittore fu caratterizzata da una straordinaria pluralità di interessi e di esperienze.
Fu “homo faber”, artigiano, come dimostrò dichiarando che spesso credesse “di pensare di più con le mani che con il cervello” e come dimostrano tutt’oggi le sue sculture in fili di rame.
Fu linguista e sperimentatore del linguaggio, ad esempio quando si dedicò alla creazione dei palindromi, come in arts |it is |rep|ose t|o lif|e; è fil|o t|eso per| si|ti |stra|ni
Ma, prima di tutto, fu scienziato, chimico.

Il chimico
Nato nel 1919, Primo Levi si iscrive nel 1937 al corso di laurea in chimica all’Università di Torino, affascinato dalla “poesia” del Sistema Periodico di Mendeleev, perché “vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere noi stessi”.
Nonostante le leggi razziali colpissero gli studenti ebrei, Levi si laurea a pieni voti e lavora subito come chimico, acquisendo un’esperienza che gli salverà la vita: quando nel ’43 sarà deportato ad Auschwitz le sue competenze faranno di lui un “prigioniero utile”, da tenere in vita. Dal 1943 fino alla liberazione dal campo da parte dell’Armata Rossa, Levi fu infatti costretto a lavorare presso la fabbrica Buna, della IG Farben tedesca, presso un impianto chimico per la produzione di gomma sintetica situato a Monowitz, vicino ad Auschwitz.

“Piedi piegati e terra maledetta ‎
Lunga schiera nei grigi mattini. ‎
Fuma la Buna dai mille camini,‎
Un giorno come ogni giorno ci aspetta. ‎
Terribili nell’alba le sirene:‎
‎”Voi moltitudine dai visi spenti, ‎
Sull’orrore monotono del fango
È nato un altro giorno di dolore”‎

(Ad ora incerta, Primo Levi)

Il sistema periodico
La passione per la chimica e l’intreccio di quest’ultima con la vita di Primo Levi è sintetizzata in quello che Italo Calvino ha definito il più “primoleviano” libro di tutti: “Il sistema periodico”. È infatti in questo capolavoro che la capacità di camminare ai confini dei suoi mondi e di sintetizzarli in modo chiaro e comprensibile esplode in tutta la sua complessità.
Prendendo spunto dalle caratteristiche atomiche degli elementi descritti nella tavola di Medeleev, infatti, Levi racconta tra macrostorie – la sua storia personale, la storia di una generazione e la storia della passione di alcuni chimici – che conclude con un racconto dedicato alla storia di un atomo di carbonio. Un pezzo che sognava di scrivere prima della deportazione “per far conoscere ai popoli la poesia solenne, nota solo ai chimici, della fotosintesi clorofilliana” e che molti critici hanno definito il vero e proprio “testamento letterario” di Primo Levi.

“Il nostro personaggio giace dunque da centinaia di milioni di anni, legato a tre atomi d’ossigeno e a uno di calcio, sotto forma di roccia calcarea: ha già una lunghissima storia cosmica alle spalle ma la ignoreremo. Per lui il tempo non esiste, o esiste solo sotto forma di pigre variazioni di temperatura, giornaliere e stagionali, se, per la fortuna di questo racconto, la sua giacitura non è troppo lontana dalla superficie del suolo”.

(Il Sistema Periodico, Carbonio, Primo Levi) 

Tavola periodica

Una miscela di mondi
Ma la forza dei mondi di Primo Levi non sta nel loro numero, quanto se mai nella loro integrazione. L’insegnamento di Levi e la potenza dell’eredità che ci lascia, infatti, non stanno nel suo essere chimico e contemporaneamente scrittore, linguista e artista, quanto se mai nel portare la chimica nella letteratura e la capacità di esprimersi nella chimica. “Cosa vuol dire sublimare [una parola usata correntemente che in chimica significa il passaggio diretto dallo stato solido alla stato gassoso] lo sanno in pochi”, scrive egli stesso.
Ed è proprio nella ricerca di un’integrazione dei diversi mondi e delle diverse discipline che sta forse uno degli insegnamenti più importanti di Primo Levi: “è un desiderio, un diritto e forse un dovere quello di ogni uomo pensante, e quindi anche dello scrittore, quello di cercare di gettare un ponte, magari esile, magari traballante, al di sopra di questa spaccatura che va crescendo per non perdere il contatto con la comprensione dell’universo, del mondo e di noi stessi“.

A cura di Anna Pellizzone

Fonti:

 
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