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pubblicato il 22 dicembre 2016 in energia

Racconti geotermici: cosa ce ne facciamo dell’acqua calda?

Chiudete gli occhi e pensate alla parola ‘geotermia’. Che cosa vedete? Oltre alle sorgenti termali, allo spettacolo dei geyser e alla produzione di elettricità, che cosa possiamo farcene dell’acqua calda? A dire il vero, malgrado se ne parli poco, gli utilizzi geotermici sono già tantissimi e molti altri devono ancora essere perfezionati: dalla coltivazione delle rose in Kenya alla vinificazione in Spagna, dalla produzione di formaggio in Italia all’essiccazione del legname in Nuova Zelanda.

Fly Geyser Evening

Fly Geyser, Parco Yellowstone

Le possibilità della geotermia: risorse e tecnologie
Per cercare di fare ordine tra i meandri del calore terrestre, proviamo prima di tutto a classificare la risorsa geotermica, che normalmente viene suddivisa in:

  • sistemi idrotermali a vapore dominante: se i fluidi geotermici contengono sia acqua, sia vapore, con quest’ultimo in percentuali nettamente maggiori;
  • sistemi idrotermali ad acqua dominante: quando è presente acqua nella fase liquida o un misto di acqua e vapore;
  • sistemi a rocce calde secche: si trovano in aree con alte temperature e bassa permeabilità;
  • sabbie geopressurizzate: in un contesto sedimentario, dove i fluidi presenti nei pori sono soggetti ad alte pressioni.

Come ha descritto Lindal nel suo diagramma già nel 1973, le applicazioni che possono essere introdotte dipendono dalla temperatura dei fluidi geotermici. Se si considera il contenuto energetico, la risorsa può essere suddivisa in tre categorie principali:

  • alta entalpia (i fluidi hanno una temperatura superiore ai 150-200°C)
  • media entalpia (i fluidi hanno una temperatura tra i 100°C e i 200 °C)
  • bassa entalpia (quando i fluidi hanno una temperatura minore di 100°C).

Infine, da un punto di vista tecnologico, la geotermia si può suddividere in usi diretti e indiretti. Nel primo caso il calore terrestre viene utilizzato direttamente sotto forma di energia termica, ad esempio per l’acquacoltura o la climatizzazione, mentre nel secondo caso viene convertito in energia elettrica e immesso in rete.
Ora che siamo pronti, abbandoniamo le classificazioni ed entriamo nel vivo di quattro storie geotermiche.

Aged sheep cheese on the shelves

Formaggio Pecorino

Formaggio geotermico
Nel cuore della Toscana, nel Comune di Monterotondo Marittino, a pochi chilometri da Larderello, la tradizione casearia e la tradizione geotermica hanno unito i propri sforzi nell’azienda agricola San Martino, che produce i suoi formaggi con il latte di pecore massesi allevate allo stato brado nel raggio di 300 chilometri, per un totale di 50 mila quintali di latte, 40 mila forme di pecorino e 20 mila ricotte.
Considerando che i processi di produzione, stagionatura e conservazione dei formaggi richiedono ingenti quantità di energia tanto per scaldare quanto per raffreddare, l’azienda ha pensato di ridurre i propri costi di produzione approfittando della presenza di una vicina centrale geotermica. Nel processo di produzione di elettricità attraverso le turbine azionate dal vapore, le centrali geotermiche hanno come sottoprodotto una discreta quantità di calore residuo che spesso non viene utilizzato. Ed è proprio questo calore che l’azienda San Martino ha deciso di utilizzare, riducendo così le proprie spese per il consumo di energia, spese un tempo pari a 10 mila euro (8-9% del costo complessivo di produzione).
Per trasportare il vapore dalla centrale geotermica al caseificio è stato costruito un collegamento di 72 millimetri di diametro, lungo 500 metri e isolato termicamente.
L’azienda rientra nel progetto Slow Food “Gusto Pulito”, che mira a valorizzare la produzione di cibo attraverso l’uso di energie sostenibili. Siamo di fronte a un uso diretto della geotermia particolarmente importante per l’Italia, dove l’industria del cibo ha un ruolo fondamentale e dove il 30% del consumo di energia riguarda esigenze termiche a medio-basse temperature.

La centrale di Unterhaching
La cittadina di Unterhaching, in Baviera, vicino a Monaco, è stato il primo centro abitato della Germania ad utilizzare la geotermia come fonte di energia termica, impiegata sia per il teleriscaldamento (dal 2007) sia per la generazione di elettricità (dal 2009). La risorsa geotermica di questo impianto ha temperature tra i 60 e i 120 °C efornisce circa 37.5 MW (megawatt) che dovrebbe assicura l’energia necessaria ai 22 mila abitanti di Unterhaching nel lungo periodo.
Anche in questo caso siamo di fronte alla produzione di elettricità a partire da fonte geotermica, con successivi usi indiretti a cascata. Si tratta di un approccio molto vantaggioso, che potrebbe essere facilmente replicato in molte regioni del Sud Italia che hanno caratteristiche geotermiche simili.

Underground tunnel in the coal mine

Miniera di carbone in Polonia

Convertire le miniere
La transizione verso un’energia pulita e l’esaurimento di alcuni giacimenti fa sì che l’Europa sia costellata di antiche miniere abbandonate. È questo il caso della città di Heerlen, in Olanda, dove l’ultima miniera è stata chiusa negli anni ’70 e dove l’Unione Europea ha supportato il progetto Minewater. L’iniziativa è stata istituita nel 2005 con l’idea di convertire questi siti e trasformarli in una fonte di energia pulita in grado di lanciare un modello di sviluppo alternativo e nuove opportunità occupazionali.
In questi giacimenti abbandonati l’acqua viene prelevata da vari livelli delle miniere ed è utilizzata per la climatizzazione (riscaldamento/raffrescamento) di ambienti. Le gallerie hanno anche un’altra funzione: lo stoccaggio stagionale del calore nel sottosuolo.
Anche in questo caso siamo di fronte a un uso diretto che potrebbe essere largamente applicato anche in Italia, dove, soprattutto in Sicilia e in Calabria, le gallerie di miniere oggi abbandonate sono moltissime.

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Tappi di sughero

Brindisi geotermico!

L’ultima breve storia geotermica che vi propiniamo è quella della Bodegas Regalia di Ollauri (Spagna). Si tratta della prima azienda al mondo ad utilizzare la geotermia per produrre vino. Qui l’impianto geotermico viene utilizzato – attraverso delle pompe di calore – sia per il processo di vinificazione, sia per la climatizzazione (d’estate il fluido geotermico consente il raffreddamento degli edifici e d’inverno il riscaldamento).
Esempio virtuoso a livello internazionale, laBodegas Regalia potrebbe essere una importante fonte di ispirazione anche per il nostro Mezzogiorno, una regione che non a torto può essere considerata tanto vinicola quanto geotermica.


A cura di Anna Pellizzone

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