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4 luglio 2016: la sonda Juno raggiunge l’orbita gioviana e porta con sé tanta Italia

Chi meglio di una dea come Giunone (Juno in inglese) avrebbe potuto dare il nome a questa missione spaziale per lo studio del pianeta più grande del Sistema Solare?
Nella mitologia romana, il dio Giove si trasformava in nuvola per nascondere le sue azioni, ma dal Monte Olimpo la dea Giunone era in grado di scrutare attraverso le nubi e scoprire la vera natura di suo marito.
Per dare un’occhiata tutta scientifica alla vera natura che nasconde il pianeta Giove sotto la spessa atmosfera di nubi con cui si mostra ai nostri telescopi, il 4 luglio la sonda Juno è penetrata nell’orbita del quinto pianeta del Sistema Solare. Nel corso della missione la sonda andrà a inserirsi in un’orbita polare e graviterà attorno al pianeta ben 32 volte, una ogni 11 giorni, sfiorando i 5 mila chilometri di altitudine; durante i flyby Juno scruterà Giove attraverso il fitto mantello di nuvole che lo ricopre.
La sonda NASA è stata lanciata il 5 agosto 2011 a bordo di un razzo Atlas V dalla Cape Canaveral Air Force Station, in Florida, e la missione si concluderà nel 2017.

sondaJuno

Crediti: NASA/JPL-Caltech (artist’s rendering showing NASA’s Juno spacecraft making one of its passes over Jupiter)

I dati scientifici che ci fornirà su campo gravitazionale e campo magnetico, composizione dell’atmosfera, profilo termico e di velocità dei venti, opacità delle nubi e magnetosfera dei poli, saranno disponibili con accuratezza e profondità maggiore di quelle raggiunte dalla sonda Galileo (giunta sul pianeta nel dicembre del 1995) e risulteranno molto utili per la comprensione delle aurore, della struttura, dell’atmosfera e della magnetosfera del gigante gassoso.
Arrivata a destinazione, Juno raggiungerà la distanza di 832 milioni di chilometri dal Sole, un record per una sonda alimentata solo con energia solare. Precedentemente questo record era detenuto dalla sonda europea Rosetta che nell’ottobre 2012 raggiunse la distanza di 792 milioni di chilometri dal Sole durante l’approccio alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (per saperne di più: “Rosetta e Philae, alla scoperta delle comete“).

L’Italia ha dato un importante contributo tecnologico e scientifico alla missione fornendo due dei dieci strumenti presenti a bordo di Juno: lo spettrometro a infrarosso JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper) per sondare gli strati superiori dell’atmosfera gioviana, realizzato dall’Istituto Nazionale per l’Astrofisica (INAF) e da Selex-Galileo Avionica, e lo strumento di radioscienza KaT (Ka-Band Translator), realizzato da Thales Alenia Space, per lo studio delle connessioni tra campo gravitazionale e distribuzione di massa nel nucleo del pianeta.
Non c’è solo scienza italiana nella stiva di Juno: oltre a strumenti scientifici all’avanguardia, la sonda porta a bordo con sé una placca in alluminio dedicata al genio italiano, ormai appartenente alla cultura mondiale, Galileo Galilei, per ricordare il suo contributo alla conoscenza del pianeta gigante e del Sistema Solare.

placcaGalileo

Crediti: Nasa

La targa, fornita dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è una copia dell’originale manoscritto in cui Galileo Galilei, nel 1610 (circa 400 anni fa), descrisse per la prima volta le 4 lune di Giove (Io, Europa, Ganimede e Callisto). La scoperta rappresentò sicuramente un punto di svolta a favore del sistema copernicano, nonché nell’utilizzo di strumenti come il cannocchiale.
Inoltre, in un progetto congiunto di divulgazione scientifica per i più piccoli al fine di attirare la curiosità dei bambini verso la scienza, a bordo della sonda Juno viaggiano tre “omini” LEGO in alluminio che rappresentano in maniera stilizzata altrettanti personaggi dell’immaginario di questa missione. I primi due sono mitologici: si tratta del dio Giove, rappresentato con un fascio di fulmini sotto braccio, e di sua moglie Giunone con in mano uno specchio, simbolo della ricerca di verità. Il terzo personaggio è reale ed è Galileo Galilei, rappresentato con il pianeta Giove in una mano e l’inseparabile cannocchiale nell’altra.

lego

Crediti: Nasa

A cura di Enzo Scasciamacchia

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