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pubblicato il 6 ottobre 2015 in ecosistemi

Lagune costiere: la Pialassa della Baiona

Camminare lungo gli argini di una laguna è come trovarsi su una linea di confine incerta tra due realtà: acqua dolce e acqua salata. Lungo questa linea le due realtà si incontrano e si confondono dando vita a qualcosa di unico; un ambiente di transizione. In questi ecosistemi di transizione, per lo più costieri, si verifica quindi una commistione di acqua proveniente dal mare e di acqua dolce continentale, generando un ambiente di eccezionale valore ed interesse naturalistico.

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Tramonto sulla Pialassa della Baiona (foto A. Bonati)

Ecosistemi di transizione
Gli ecosistemi di transizione sono quelli che per caratteristiche biotiche e abiotiche si differenziano dagli ecosistemi marini e terrestri. Gli ecosistemi costieri di transizione, caratterizzati da acqua salmastra, rappresentano un’importante e vasta realtà del panorama italiano. Le loro acque sono definite dalla Direttiva Europea sulle Acque (EU,2000) come “quei corpi d’acqua superficiale, posti in vicinanza di foci fluviali, che hanno carattere parzialmente salino per la vicinanza delle acque costiere, ma che sono sostanzialmente influenzati dai flussi di acqua dolce”. A seconda della modalità di formazione, gli ambienti di transizione si distinguono in estuari, delta, lagune e stagni costieri.

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Canale Pialassa della Baiona (foto E. Turicchia)

Lagune costiere
Per lagune costiere si intendono aree costiere semichiuse da barriere o penisole, generalmente disposte parallele alla costa, ma comunicanti col mare adiacente tramite un sistema di canali e regolati dal flusso e riflusso della marea. Tra queste possiamo annoverare la famosa Laguna di Venezia e la Pialassa della Baiona nell’Alto Adriatico.

Caratteristiche delle lagune costiere
Le lagune costiere, e gli ambienti acquatici di transizione in generale, rappresentano un patrimonio naturale importantissimo. Sono ecosistemi dove la variabilità, estrema, dei parametri chimico-fisici li rende sistemi unici ed al contempo vulnerabili.
Salinità, temperatura e ossigeno
La salinità cresce all’avvicinarsi agli sbocchi a mare e, salvo fenomeni di rimescolamento, le acque salate marine, più pesanti, sono confinate negli strati più profondi. I cambiamenti di salinità e di temperatura seguono cicli stagionali con valori maggiori di entrambi durante il periodo estivo a causa dell’aumento della radiazione solare, di maggiori tassi di evaporazione e di minori apporti di acqua dolce. Le acque lagunari, inoltre, sono caratterizzate anche da fluttuazioni occasionali dovute ad eventi atmosferici, quali temporali o mareggiate, esacerbate dalle ridotte profondità di questi ambienti (di media intorno a 1 o 2 metri circa). L’ossigeno entra nella colonna d’acqua grazie all’idrodinamismo garantito da forze di tipo eolico e meteorico. Tuttavia, la solubilità dell’ossigeno in acqua diminuisce all’aumentare della temperatura e della salinità. Durante l’estate si possono verificare nelle acque di transizione eventi di carenza di ossigeno (ipossia) sul fondo dovuti alla concatenazione di diversi fenomeni: diminuita solubilità dell’ossigeno, stratificazione delle acque che confina l’ossigeno negli strati più superficiali ed elevata biomassa vegetale (eutrofizzazione) che alla morte verrà decomposta consumando ossigeno.

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Eutrofizzazione, Pialassa della Baiona (foto M. Ponti)

La Pialassa della Baiona (Parco del Delta del Po)
La Pialassa Baiona è una laguna costiera di circa 1000 ettari situata ad una decina di chilometri a nord-est di Ravenna (Emilia-Romagna). Rappresenta un patrimonio naturalistico importante della regione e fa parte del Parco del Delta del Po. L’etimologia della parola “pialassa” deriva da una contrazione dialettale di “piglia e lascia”, riferita all’acqua che entra e esce seguendo il ciclo delle maree.
È costituita da aree bacinali semi sommerse, poco profonde, chiamate chiari. Questi sono interrotti da barene (Terreno che emerge dalla laguna durante le basse maree) o argini artificiali e sono alimentate da canali principali e secondari. I chiari hanno una profondità di circa un metro, mentre i canali possono arrivare a -5 m. I margini e i dossi di questi bacini sono costellati dai tradizionali capanni da pesca, i padelloni. I fondali sono costituiti in massima parte da limo e argilla.

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Vista della Pialassa della Baiona con il sistema di chiari e canali (Immagine tratta da google maps)

Sistema di canali della Pialassa della Baiona (foto Biserni)

Sistema di canali della Pialassa della Baiona (foto Biserni)

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Padellone, Pialassa della Baiona (foto E. Turicchia)

Storia
L’origine della Pialassa risale all’epoca rinascimentale quando fra la foce del Po di Primaro e la cuspide deltizia di Punta Marina esisteva, al posto della laguna, un’ampia insenatura. Tra il 1500 e il 1600 periodi di forte piovosità aumentarono la portata solida dei fiumi. Ciò produsse a valle cordoni sabbiosi che modificarono la linea di costa. Nei secoli successivi ci furono interventi di regimazione dei corsi d’acqua che favorirono la formazione della laguna; primo fra tutti, la deviazione del fiume Lamone verso sud. La foce del Lamone avanzò per chilometri verso sud a causa delle correnti costiere e l’apertura a mare, larga in origine dieci chilometri, si andò restringendo. Nel corso dei secolo si susseguirono altri interventi per scongiurare il rischio di alluvioni e per realizzare e successivamente ampliare il canale Candiano (prima cavo portuale Corsini, 1737-47). Le valli furono in seguito bonificate per colmata dalla fine dell’ottocento fino a metà degli anni novanta. Il ricambio di acqua fu garantito da un sistema di canali che confluivano nel canale principale Candiano fino a mare. La Pialassa della Baiona è oggi un sistema in continua evoluzione, influenzata sia da fenomeni naturali sia dall’intervento antropico volto a soddisfare le diverse esigenze di uso sostenibile del territorio e di conservazione naturalistica.

Attività produttive
La principale attività produttiva che si pratica nelle aree circostanti la pialassa è l’agricoltura, che è fonte di lavoro e crescita economica, ma condiziona la qualità delle acque apportando rifiuti azotati che promuovono la crescita di alghe nitrofile (eutrofizzazione), reflui zootecnici e inquinamento da pesticidi. In laguna viene praticata anche l’acquacoltura che può generare impatti negativi sull’ecosistema lagunare, come l’immissione di specie alloctone o la somministrazione di farmaci. Si effettua, inoltre, la pesca con l’uso del tradizionale cogollo, una rete da pesca a bocca rigida per la cattura di orate, cefali e branzini, oppure per il pesce di piccola taglia viene calata una rete dai capanni. Infine, la componente industriale, che si sviluppa marginalmente alla pialassa, rappresenta un’attività che può avere un impatto ambientale.

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Cogollo, tradizionale rete da pesca ormai in disuso (Foto E. Turicchia)

Biodiversità lagunare
Le lagune costiere, tra cui la Pialassa della Baiona, si contraddistinguono per la flora e la fauna adattate a vivere in ambienti di acqua salmastra. Le fluttuazioni, principalmente legate alla salinità, rendono questi ambienti stressanti e gli organismi per sopravvivere e colonizzare queste aree hanno sviluppato degli adattamenti fisiologici particolari.

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Specie adattate a vivere in acqua salmastra (foto E Turicchia)

Vegetazione terrestre
Le piante che si trovano nelle zone salmastre sono definite alofile o amanti del sale perché vivono in specchi d’acqua ad elevata salinità. Hanno sviluppato un insieme di stratagemmi per sopravvivere in questi ambienti. Alcune piante acquatiche possiedono uno speciale tessuto, chiamato aerenchima, che trasporta ossigeno alle radici, altre speciali ghiandole per eliminare i sali ed altre ancora possono accumulare acqua nei loro tessuti assumendo un aspetto rigonfio, tipico delle piante succulente.
La vegetazione terrestre svolge un ruolo chiave in termini di stabilità: tende a consolidare i sedimenti sia sommersi sia emersi. Fra le specie terrestri in Pialassa, da ricordare è Salicornia veneta, specie annuale, rara e protetta, che forma popolamenti che al giungere dell’autunno si colorano di un rosso intenso. Essa, insieme ad altre specie tra cui il Limonium, forma i prati barenicoli , piccole depressioni parzialmente inondate dal periodico flusso delle maree. Talvolta è presente la cannuccia di palude, Phragmites australis, nelle zone a salinità più bassa. Un tempo i suoi fusti venivano usati come isolante per soffitti, per impagliare sedie o per fabbricare scope. Le stuoie di cannuccia venivano anche posizionate ai margini degli orti come barriere protettive contro l’impeto dei venti. Attualmente viene trapiantata in zone dove siano richiesti interventi di riqualificazione ambientale. È inoltre utilizzata nella realizzazione di impianti di fitodepurazione. Infine gli argini sono ricoperti da una vegetazione erbacea alofila come Elytrigia atherica e Agropyron pungens.

Salicornia veneta, particolare (Foto E. Turicchia)

Salicornia veneta, particolare (Foto E. Turicchia)

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Limonium bellidifolium (Foto E Turicchia)

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L’ isopode Idothea baltica su Gracilaria (Foto E. Turicchia)

Vegetazione sommersa
La vegetazione fornisce un importante habitat per invertebrati e pesci offrendo aree di riproduzione, foraggiamento e di protezione dalla predazione. Le alghe verdi sono tra gli esemplari più abbondanti in pialassa. Si trovano soprattutto nelle aree interne e confinate, dove il ricambio idrico è minore e i nutrienti sono abbondanti. Le macroalghe più frequenti appartengono a generi Chaetomorpha e Ulva. Ulva laetevirens è spesso conosciuta come lattuga di mare a causa della sua morfologia e nei mesi estivi spesso forma ammassi flottanti sulla superficie dell’acqua.
Anche le alghe rosse, soprattutto del genere Gracilaria,costituiscono una parte cospicua della vegetazione di queste acque. Essendo sensibili alla riduzione della salinità e all’aumento della torbidità, si rinvengono soprattutto le specie maggiormente tolleranti e quelle in grado di adattarsi alle acque ricche di nutrienti e di sedimenti provenienti dai fiumi. Esse forniscono riparo e cibo a piccoli invertebrati.

Avifauna terrestre
La Pialassa ospita numerosi uccelli acquatici. La presenza di uccelli stanziali e migratori ha fatto sì che l’area sia stata inclusa dalla Convenzione di Ramsar (1971) nell’elenco delle zone umide di importanza internazionale. Rappresenta un luogo ideale per numerose specie di uccel­li che qui si fermano durante le mi­grazioni per riposare e per mangiare, ma viene utilizzata anche da nume­rose specie per nidificare. Nel periodo estivo sono spesso presenti gruppi numerosi di fenicotteri (alcune centinaia), tra cui il Phoenicopterus roseus, ma anche altre specie altrettanto affascinanti quali le volpoche, le avocette, i cavalieri d’Italia e le beccacce di mare. Il fenicottero rosa si alimenta di piccoli invertebrati e alghe. Alcuni di questi alimenti sono ricchi di carotenoidi, in particolare di beta carotene, che si deposita nelle penne in sviluppo, conferendogli il caratteristico colore rosa. Il significativo flusso di marea caratteristico delle pialasse determina, inoltre, un’interessante alternanza di specie in luoghi diversi a seconda dell’orario della giornata.

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Uova di avifauna (foto E. Turicchia)

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Fenicottero rosa, Phoenicopterus roseus, in Pialassa della Baiona (foto E. Turicchia)

Fauna sommersa, invertebrati
Nel comparto bentonico, cioè a contatto del fondo, è facile notare negli specchi d’acqua, nonostante le piccole dimensioni, crostacei come Idotea balthica o Gammarus aequicauda. Il primo è un isopode con piccole antenne e occhi appiattiti ai lati del corpo. La parte terminale del corpo ha una caratteristica terminazione a tre punte, come una parentesi graffa. Il G. aequicauda ha il corpo compresso lateralmente e può raggiungere gli 1,4 cm di lunghezza. Si possono trovare anche vermi marini come i policheti capitellidi, nelle zone ricche di sostanza organica e povere di ossigeno, tra i quali Capitella capitata e Heteromastus filiformis.
Tra i molluschi si trovano abbondanti i bivalvi quali ostriche, cozze, vongole ed i nudibranchi, molluschi gasteropodi spesso conosciuti come lumache di mare. Durante il periodo primaverile, diverse specie, come le flabelline o le flaceline, colorano le acque della Baiona.
Passando a dimensioni maggiori, il granchio comune o granchio verde (Carcinus aestuarii) è un crostaceo decapode, onnivoro, tipico delle acque di transizione. Mostra un notevole adattamento alle variazioni termoaline. Durante la muta, spogliandosi del carapace, assume una consistenza tenera e molle, che gli ha valso il nome di moeche, termine derivante dal dialetto veneziano. In Pialassa Baiona sono presenti, ma non sfruttati commercialmente.

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Il nudibranco Flabellina pedata (foto E. Turicchia)

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Il granchio comune Carcinus aestuarii mentre si alimenta (foto E. Turicchia)

Fauna sommersa, vertebrati
La fauna ittica è abbastanza diversificata con specie residenti, in grado di tollerare ampie fluttuazioni di salinità, e specie presenti stagionalmente o occasionalmente. Nella Pialassa della Baiona è facile per esempio incontrare il pesce ago del genere Syngnathus. Dal caratteristico corpo allungato e filiforme, predilige fondali melmosi e sabbiosi, ama nascondersi tra la vegetazione acquatica e si nutre di zooplancton tramite il tubo boccale allungato. Le femmine, come nel caso del cavalluccio marino Hippocampus sp., anch’esso presente in pialassa, depongono le uova fecondate nella tasca incubatrice dei maschi. Il ghiozzo nero o paganello nero, Gobius niger, è di colorazione varia, dal marrone chiaro al nero con riflessi bluastri. Si nutre di piccoli pesci ed invertebrati bentonici. Il maschio esercita le cure parentali. Le uova vengono spesso deposte dentro gusci di bivalvi morti ed il maschio provvede a ossigenarle muovendo le pinne pettorali. Infine è possibile incontrare forme giovanili di diverse specie che in queste acque trovano riparo e cibo prima dell’età adulta.

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Il cavalluccio marino Hippocampus hippocampus in Pialassa della Baiona (foto E. Turicchia)

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Ghiozzo Gobius niger con ovatura (foto E. Turicchia)

Conservazione
Le zone umide sono ambienti molto fragili a causa della forte variabilità dei parametri chimico-fisici, della scarsa disponibilità di acqua dolce, dei problemi idraulici di circolazione delle acque, degli eccessivi apporti di azoto e fosforo. Fondamentale è la tutela di questi habitat tramite l’istituzione di parchi, come il Parco del Delta del Po, sensibilizzazione della comunità locale e opere di manutenzione costante, per esempio dei canali che permettono lo scambio col mare. Un ristagno di acqua comprometterebbe la qualità delle stesse favorendo il verificarsi e l’intensificarsi di fenomeni di ipossia e anossia con conseguenti ricadute sull’habitat (crisi distrofiche) e sulla biodiversità. Le conseguenze, per esempio, si possono riflettere non solo nella colonna d’acqua a discapito delle specie qui presenti, ma anche sull’avifauna, sia per le specie migratorie che per quelle nidificanti che non trovano più cibo o un habitat idoneo alle loro esigenze.

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Pialassa Baiona (foto E. Turicchia)

A cura di Eva Turicchia

 
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