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pubblicato il 17 giugno 2015 in terra

2015: un anno per i suoli

Il 2015 è stato proclamato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite «Anno internazionale dei suoli», a seguito di una proposta avanzata dalla FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e accolta dall’Onu durante la 68° Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenutasi il 20 dicembre 2013. Lo scopo principale dell’Anno internazionale dei suoli è quello di diffondere la consapevolezza dell’importanza dei suoli quali preziosi alleati del nostro sviluppo. Il suolo, infatti, è estremamente importante per la vita sulla Terra: ospita migliaia di specie che mantengono e regolano i cicli dei nutrienti e il flusso energetico tra l’atmosfera, le acque sotterranee e la vegetazione. Il suolo costituisce la base per la produzione alimentare e svolge importanti funzioni, quali ad esempio la filtrazione dell’acqua e l’immagazzinamento del carbonio. Ciò nonostante, la sua importanza viene spesso sottovalutata. Scopriamo quindi insieme che cos’è un suolo, quali sono le sue funzioni e gli impatti a cui è sottoposto.

Che cos’è un suolo?
Il suolo è un sottile involucro che ricopre la crosta terrestre. Possiamo dire che il suolo sta al Pianeta Terra come l’epidermide sta all’uomo. Un suolo tipo è formato da:

  • acqua per il 25%;
  • aria per il 25%;
  • sabbia, argilla, ghiaia, cioè materiale inorganico, per il 45%;
  • legnetti, foglie, piccoli animali, cioè humus, per il 5%.

In realtà un suolo è qualcosa di molto più complesso. La sua formazione dipende da cinque fattori: tipo di roccia madre, morfologia del territorio, clima, organismi viventi e tempo. Esiste una formula, conosciuta come equazione di Jenny, in grado di riassumere efficacemente i fattori che determinano la formazione del suolo.

S= f (CL O R P T)

Il suolo (S) viene definito come funzione del clima (CL), degli organismi che ci vivono (O), della morfologia e del rilievo del luogo in cui si forma (R), della tipologia di roccia madre(P, parent rock) e del tempo (T). I fattori pedogenetici sono strettamente dipendenti gli uni dagli altri: considerare tali elementi singolarmente non ha alcun significato. L’equazione di Jenny pertanto non è risolvibile, ma sta a indicare che il suolo è un sistema complesso, determinato dall’interazione tra diverse variabili ambientali, geografiche e biologiche. Pertanto è più corretto parlare di suoli e non di suolo, perché le tipologie di suolo a livello mondiale possono essere considerate praticamente infinite.

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Il suolo: una risorsa non rinnovabile a rischio
“Il suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali e dell’uomo sulla superficie della terra”. (Carta Europea del Suolo, Consiglio d’Europa, 1972)
Il suolo rappresenta una risorsa importantissima per l’uomo perché fornisce da sempre la base per la produzione agricola e zootecnica; funge da supporto fisico per la costruzione di infrastrutture, impianti industriali e insediamenti umani; è deposito e fonte di materie prime come argilla, ghiaia, sabbia, torba e minerali. Bisogna però ricordare che il suolo svolge un ruolo chiave principalmente per l’intero Pianeta e le sue caratteristiche e funzioni sono essenziali per la vita sulla Terra. Così come l’aria e l’acqua, il suolo fa parte del sistema che assicura la nostra sopravvivenza. Il suolo concorre, infatti, alla conservazione del patrimonio naturale e alla salvaguardia della biodiversità; ha effetti sul microclima e sulle dinamiche climatiche di larga scala; è un serbatoio naturale di carbonio; ha funzione di mantenimento dell’assetto territoriale, in quanto fattore determinante per la stabilità dei versanti e per la circolazione idrica sotterranea e superficiale. Il suolo regola, inoltre, il ciclo naturale dell’acqua, dell’aria e delle sostanze organiche e minerali, filtra e depura l’acqua, immagazzina, trasforma e decompone le sostanze. Da non sottovalutare poi la funzione naturalistica del suolo quale habitat di una grandissima varietà di specie: un quarto della biodiversità del Pianeta risiede nei suoli.
Si evince quindi che il suolo è una risorsa naturale di grande valore, un vero e proprio patrimonio naturale. Spesso, però, si sottovaluta il fatto che il suolo è una risorsa limitata, non rinnovabile. Per formare un centimetro di suolo, infatti, possono essere necessari fino a mille anni: il suo impoverimento e degrado non sono quindi recuperabili nel corso di una vita.
Bisogna inoltre considerare che l’estensione naturale dei suoli produttivi è limitata, ad oggi, infatti, la percentuale di suolo coltivabile è pari al 12% della superficie terrestre, ma da essa dipende il 90% della produzione mondiale di cibo. Si tratta, quindi, di risorsa preziosissima, la cui salvaguardia è indispensabile per poter arrivare a sfamare i 9 miliardi di persone che saremo nel 2050: per soddisfare la crescente domanda di cibo la produzione agricola dovrà aumentare del 60% a livello globale e quasi del 100% nei Paesi in via si sviluppo. Quindi, dato che gran parte del nostro cibo dipende dai suoli è facile capire quanto sia importante mantenerli sani e produttivi.

Ci manca la terra sotto i piedi
Per comprendere l’importanza del suolo e il fatto che sia una risorsa limitata e preziosa, possiamo prendere una mela e fare finta che sia il pianeta Terra. Tagliamo la mela in quarti e teniamone uno solo. Il quarto di mela rimasto rappresenta le terre emerse: il 50% di queste terre emerse è costituito da aree desertiche, polari o montuose, dove fa troppo caldo, troppo freddo o l’altitudine è troppo elevata per la produzione alimentare. Tagliamo poi a metà il quarto che rappresenta le terre emerse. Il 40% del terreno che rimane è troppo roccioso, scosceso, paludoso, povero o umido per sostenere la produzione alimentare. Togliendo anche questa parte, ci resta una fetta di mela molto sottile. Osserviamone la buccia, che protegge la superficie. Sbucciamola e avremo un’idea di quanto limitato sia il suolo fertile da cui dipendiamo per nutrire l’intera popolazione del Pianeta.
Oggi le attività umane mettono a dura prova la salute dei suoli, che si trovano a dover affrontare pressioni crescenti dovute all’intensificazione delle attività agricole, della silvicoltura, dei pascoli e dell’urbanizzazione, attività necessarie per soddisfare i bisogni di una popolazione che aumenta e che chiede sempre più cibo, energia e materie prime. Attualmente il 33% dei suoli risulta da moderatamente ad altamente degradato, a causa di erosione, perdita di nutrienti, salinizzazione, compattazione, acidificazione e inquinamento chimico. L’attuale tasso di degrado del suolo minaccia la capacità delle generazioni future di soddisfare i loro bisogni più essenziali.
Lo sviluppo urbano delle città, l’espansione industriale, la costruzione di infrastrutture quali ferrovie, strade, ponti, l’agricoltura, sono tutte attività che hanno modificato la destinazione del suolo nel corso del tempo e ne hanno in alcuni casi determinato il degrado. Il degrado del suolo si manifesta, in tempi più o meno lunghi, attraverso alcuni fenomeni: la desertificazione, l’erosione dello strato superficiale, l’aumento anomalo del contenuto in sali (salinizzazione), l’acidificazione e la presenza di inquinanti. L’inquinamento del suolo è un fenomeno particolarmente grave poiché ha ripercussioni, oltre che sulla sua produttività, anche sulla composizione delle acque con cui viene in contatto (specialmente quelle potabili delle falde acquifere) e, sia pure in minor misura, dell’atmosfera. È pertanto importante che l’uomo svolga le proprie attività in modo compatibile con il mantenimento di un livello elevato di qualità ambientale del suolo, intervenendo, dove necessario, per eliminare l’inquinamento prodotto negli anni passati (attività di ripristino), e soprattutto evitando un suo sfruttamento eccessivo o errato.

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Una risorsa da salvaguardare
“Suoli sani non solo costituiscono la base per la produzione di cibo, combustibili, fibre e prodotti medici, ma sono anche essenziali per i nostri ecosistemi, visto che ricoprono un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio, immagazzinano e filtrano l’acqua e aiutano a fronteggiare inondazioni e siccità” – José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.
Un suolo è come un essere umano: per funzionare bene ha bisogno di godere di una buona salute. Un suolo sano è in grado di ospitare una comunità diversificata di organismi, che a sua volta contribuisce, ad esempio, a riciclare i nutrienti essenziali e a migliorare la struttura del suolo. Un suolo in salute, inoltre, concorre a mitigare i cambiamenti climatici, grazie alla sua capacità di trattenere il carbonio. Infine, un suolo sano fornisce nutrienti, ossigeno, acqua e supporto alle radici delle piante che l’uomo coltiva per sfamarsi. Conservare e proteggere la salute dei suoli è quindi una priorità per invertire la tendenza del degrado del suolo e per garantire la sicurezza alimentare mondiale, sia attuale sia futura.
Una gestione sostenibile è possibile attraverso:

  • la protezione, la bonifica e il rispristino dei suoli contaminati;
  • mirate azioni e investimenti da parte dei governi;
  • la promozione di normative rigorose e controlli efficaci da parte dei governi, attraverso il monitoraggio dei suoli, al fine di limitare l’accumulo di contaminanti oltre le soglie prestabilite per la salute umana;
  • la diffusione di programmi efficaci di divulgazione sulla gestione sostenibile del suolo;
  • la diffusione di pratiche sostenibili per la gestione dei suoli.

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A cura di Benedetta Palazzo

 
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