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pubblicato il 2 luglio 2014 in la vita

Bufala? No grazie, preferisco informarmi!

Non vi servirò una mozzarella di bufala fresca da gustare in una calda giornata estiva, ma vi propongo una ricetta per smascherare con consapevolezza le truffe che si diffondono in rete! Le bufale sono cresciute insieme a internet e indisturbate dilagano alla velocità della luce grazie alla credulità della gente che non si pone domande. Le scie chimiche ci fanno ammalare, i vaccini provocano l’autismo, il metodo Stamina non è riconosciuto per colpa delle case farmaceutiche, molti rossetti contengono piombo cancerogeno e grazie a un ingannevole metodo ti invitano a capire se anche il tuo rossetto contiene questo metallo…Quanta confusione tra scienza, pseudoscienza e bufale! Ogni giorno l’elenco delle bufale aumenta esponenzialmente, grazie anche ai social network che rimbalzano le false notizie in poco tempo. Sempre più spesso ci si lascia trasportare dall’emotività della notizia e non si analizza la correttezza scientifica. Infatti, molte volte le false notizie fanno presa sui sentimenti come la paura, la pietà e contengono immagini impressionanti.

Cosa è una bufala?
Con il termine bufala si indica un’affermazione falsa, spesso volta ad ingannare il pubblico, mostrando come reale qualcosa di falso. Secondo il Vocabolario dell’Accademia della Crusca la parola bufala deriva dall’espressione “menare per il naso come una bufala”, ovvero portare a spasso l’interlocutore trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali, per l’anello attaccato al naso. E tutti noi se non stiamo attenti, ci facciamo trascinare per l’anello al naso!!!

Perché è cosi facile abboccare alle bufale?
E’ capitato a tutti noi di abboccare almeno una volta nella vita! Leggiamo una notizia incredibile su di un giornale, su Internet o magari dalla pagina Facebook di un amico e la condividiamo a nostra volta. La falsa notizia si allarga a macchia d’olio perché ci si fida della fonte, secondo un principio chiamato principio d’autorità. Se la notizia arriva da una fonte che ci pare autorevole, il nostro spirito critico diminuisce e invece di analizzarla e porci delle domande, la prendiamo per vera automaticamente.
Inoltre, capita spesso che queste notizie implichino un forte coinvolgimento emotivo che prevale sulla nostra razionalità. Quindi abboccare, non significa essere stupidi ma semplicemente è umano crederci. La componente emozionale è comunque molto forte negli esseri umani e semplicemente spesso prevale su quella razionale.
Un altro fattore da non sottovalutare è il piacere di raccontare ad altri quello che si è saputo. In genere la bufala si presenta come una notizia sensazionale ed è difficile resistere all’ostentazione del nostro sapere, quindi molto spesso non si verifica l’autenticità della notizia.

Come riconoscere una bufala?
Per prima cosa devi attivare il tuo spirito critico e partire dal presupposto che le notizie che leggi siano sempre una bufala fino a quando non dimostri il contrario. Ecco come posso smascherare una falsa notizia.

  1. Odore di bufala
    Essere sospettosi per ogni notizia che ci pare strana, è il primo passo per poter capire la correttezza dell’informazione. Non è difficile annusare la puzza di una bufala, quando nel testo si trovano frasi del tipo “Condividete il più possibile perché tutti devono sapere” oppure “Vergogna!”, “Scandaloso”, il campanello d’allarme deve iniziare a farsi sentire. Queste parole servono proprio per attirare l’attenzione e fare in modo che l’utente (anzi l’UTONTO, come li chiama la pagina di Facebook B.U.T.A.C. che sta per “Bufale un tanto al chilo”) diffonda a sua volta la falsa notizia. Nel 90% dei casi in cui troviamo frasi simili, si ha a che fare con bufale. Cerchiamo, dunque, di non essere lettori passivi, ma anche solo ponendoci la domanda se sia possibile una data notizia, diventiamo lettori attivi, in questo modo faremo la differenza!
  2. Occhio ai finti esperti!
    Hai notato che spesso la bufala cita come fonte, esperti o associazioni? In realtà ad una attenta analisi della notizia, gli esperti citati sono sempre generici; oppure vengono citati nomi e cognomi per rendere più verosimile la notizia. Anche la foto di persone con camici bianchi ad esempio, ci può indurre a credere alla falsa notizia. La costruzione di una bufala si basa proprio su questo, far leva sulla nostra ignoranza in materia. Fidiamoci solo di un vero esperto che conosce il problema oppure informiamoci solo da fonti attendibili.
  3. Verifica la fonte
    Attenzione alla fonte, quando leggi una notizia che pare strana. Se la notizia non riporta nessun link della fonte originale, siamo davanti quasi sempre ad una vera e propria bufala. Bisogna sempre chiedersi se la fonte che scrive la notizia è esperta nel campo o semplicemente un dilettante. Per decidere se una fonte è autorevole o no, seguo due criteri fondamentali: come suggerito dal famoso giornalista Paolo Attivissimo nel suo sito www.attivissimo.net, il primo è che in genere le agenzie di stampa sono autorevoli e raramente sbagliano (come ad esempio la CNN o la BBC), il secondo è il criterio del tornaconto. L’esempio fatto dal giornalista che indaga sulle bufale è davvero calzante: se il Papa, avvalorando la tesi della Chiesa, dice che ha le prove che il diavolo esiste, la fonte è di parte. Se invece il Papa dice di avere le prove che il diavolo non esiste, è da considerare una fonte autorevole perché andrebbe contro le proprie convinzioni.
  4. Controlla la coerenza del messaggio
    Se all’interno della notizia ci sono contraddizioni palesi, sarà probabilmente una bufala. Attento anche agli argomenti trattati: la politica, la religione, il calcio, i luoghi comuni, la salute e l’inquinamento, sono quelli che meglio si prestano alle bufale. Prima di condividere, approfondisci!
  5. Esamina i dati concreti
    Se non trovi date, nomi di persone o aziende, insospettisciti! Se invece li trovi, verificali con i motori di ricerca di internet. Puoi cercare, ad esempio, un pezzo di frase insolita che si trova nella notizia. Se nelle tue fonti autorevoli non trovi nessun riferimento alla notizia che ti insospettisce, allora ti sei imbattuto in una bufala. Capita spesso che la notizia venga riscritta, notizie uscite mesi o anni prima, vengono riproposte da vari siti. In questo caso la bufala è certa!
  6. Bufale celebri
    Controlla all’interno dei numerosi siti antibufale che si trovano su internet, molto spesso la bufala è già stata indagata e smascherata. Uno dei siti più famosi e proprio quello del già citato Paolo Attivissimo con il Disinformatico attivissimo.blogspot.it, ma ricordiamo anche la pagina, anch’essa già citata, di Facebook B.U.T.A.C., dove potrete trovare tanti consigli su come smascherare moltissime bufale.
  7. Non diffondere la disinformazione!
    A volte non abbiamo né il tempo né la voglia di fare ricerche su internet per stabilire se la notizia sconvolgente che abbiamo appena letto, sia vera. In questo caso evita di condividere e diffondere una notizia di cui non sei certo. Il 90% delle foto con post su Facebook sono bufale! Se un vostro amico pubblica una notizia con odore di bufala, siate sempre sospettosi e critici: fate la vostra ricerca su internet e se capite che è una notizia infondata, lasciategli un commento in cui spiegate l’errore in cui è incappato. In questo modo anche i suoi amici sapranno che quella che gira è una falsa notizia, altrimenti faresti disinformazione.

Perché circolano le bufale?
Una volta smascherata una bufala, ci viene spontaneo chiederci chi ha il tempo da perdere inventando e mandando in giro notizie false. I motivi sono svariati ma potrebbero essere riconducibili a quelli che seguono:

  • Il guadagno
    Esistono siti web che guadagnano soldi dalla vendita di banner pubblicitari sul loro sito, quindi più la bufala viene condivisa tramite social network, più persone visitano il sito e più soldi entrano nelle loro tasche! In altri casi ci sono vere truffe che invitano l’utente a fare donazioni per inesistenti cause umanitarie.
  • Diffamare l’avversario
    In alcuni casi le bufale sono escogitate ad arte per screditare qualcuno o mettere in discussione un argomento che può risultare scomodo dal punto di vista economico e idealistico. Questo è il caso di alcuni giornali nazionali!
  • Manie di protagonismo
    Pur di attirare l’attenzione e far parlare di loro, ci sono persone disposte a mette in giro notizie false. Qualcuno condivide la bufala senza riflettere, pensando di essere utile al prossimo.

Bufale famose: La leggenda delle “scie chimiche”
Dal 1995 i nostri cieli sono percorsi da una bufala volante, quella delle scie chimiche. Secondo alcuni, infatti, le scie bianche che si possono vedere in cielo quando passa un aereo, sarebbero in realtà sostanze chimiche che avvelenerebbero l’aria e tutti gli abitanti della Terra. Sul sito del CICAP si trova tutta la storia dalla sua origine. La leggenda, infatti, nasce grazie a Bill Brumbaugh, un conduttore radiofonico americano, che osservando alcune scie bianche in cielo, suppose che potessero essere sostanze tossiche che uscivano dal carburante dell’aereo. Riuscì a procurarsi alcuni campioni di carburante per aerei e si affidò al microbiologo Larry Wayne Harris, perché non poteva permettersi analisi adeguate. Il microbiologo analizzò i campioni ma non pubblicò mai i risultati per problemi legali, infatti fu arrestato due volte per possesso di antrace e peste come armi chimiche.
Nel 1997 Richard Finke, un suo vicino di casa e amico, inviò una email ad una lista tematica sul bioterrorismo, dicendo che nel carburante analizzato si trovava un pesticida molto tossico, il 1,2 dibromo etilene. Non venivano specificati nel messaggio i dettagli delle tecniche utilizzate per le analisi e in seguito si scoprì che i riferimenti del laboratorio erano falsi. Nonostante tutto, come accade spesso, la notizia si diffuse con varie aggiunte e modifiche.
Nel 1999 il giornalista William Thomas, durante una famosa trasmissione radiofonica chiamata “Coast to Coast AM”, parlò delle scie chimiche. Da notare che il programma radiofonico si occupa di misteri, complotti e ufologia.
Da quel giorno la bufala ha preso il volo grazie anche ai vari media, che hanno spesso trattato l’argomento senza senso critico. Tutto questo ha indotto una leggenda priva di fondamento, portata addirittura nei parlamenti di diversi stati nel mondo.

Bufale famose: I vaccini non causano autismo, ma salvano la vita!
I vaccini sono stati dichiarati la migliore scoperta medica degli ultimi due secoli, eppure anche loro sono entrati nel circolo delle cospirazioni. Si sa che i vaccini, anche se in casi rarissimi, possano causare la malattia da cui ci si vaccina o una complicanza. Infatti, questo può succedere perché in alcuni vaccini viene inoculato il virus stesso della malattia con virulenza attenuata. Assurdo è invece credere che il vaccino possa causare malattie diverse da quelle che dovrebbe combattere e che questo sia provato.
Tutta questa brutta storia nasce nel 1998, quando un medico inglese, Andrew Wakefiled, pubblicò un articolo sull’autorevole rivista medica Lancet. Lo studio sembrava dimostrare l’esistenza di anticorpi antimorbillo nell’intestino di 12 bambini autistici. Le indagini che seguirono, dimostrarono che Wakefield aveva manipolato i dati della ricerca, falsificando le conclusioni. In realtà nella rivista si diceva che non era stato dimostrato un legame tra vaccinazioni e i sintomi di quei bambini, si sarebbero dovuti fare ulteriori accertamenti. Tuttavia Wakefield organizzò una conferenza stampa in cui dichiarava che era probabile un legame tra autismo e vaccini e consigliava di sospendere la vaccinazione trivalente (cioè un vaccino di immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia) e sostituirla con vaccini singoli per ogni malattia. Non essendoci in commercio vaccini di questo tipo, terrorizzò i genitori di tutta l’Inghilterra. Dopo una serie di indagini di Brian Deer, uno zelante giornalista, Wakefield confessò di aver preso dei soldi da un avvocato che si occupava di richieste di risarcimento per i bambini autistici. Lo studio di Wakefield fu ritirato e il medico radiato dall’ordine professionale.
L’effetto di questa bufala fu devastante: nel 1998 i casi di morbillo in Gran Bretagna e Galles furono 56, ma nel 2008 arrivarono a 1348 con due decessi causati direttamente dal morbillo! In Italia dall’inizio del 2014 al mese di aprile, ci sono stati 1047 casi di morbillo! Dopo la storia di Wakefield, le leggende sulle vaccinazioni sono aumentate: presunta tossicità, presunto collegamento con malattie e presunto avvelenamento. In realtà ad oggi non esistono studi che dimostrino che i vaccini siano pericolosi; non esistono nemmeno prove che i vaccini siano più pericolosi di quanto non siano utili. La prova migliore e indiscutibile è che miliardi di persone al mondo sono state vaccinate e non risulta che ci siano stragi di bambini, ma anzi l’uomo ha raggiunto una vita media e un benessere fisico mai conosciuto prima!

Perché le bufale fanno male?
Se sei arrivato alla fine di questo speciale, la risposta a questa domanda ti è già chiara!
Meglio però specificare per chi ancora è convinto che condividere una bufala, non sia poi così grave. In alcuni casi le bufale creano solo (si fa per dire!) paure per fenomeni che in realtà non sono affatto pericolosi, come l’esempio citato delle scie chimiche, ma distraggono dai veri problemi, come ad esempio i cambiamenti climatici! I cambiamenti climatici sono un vero problema globale che interessa tutti noi in prima persona. Si sente parlare continuamente di mobilitazioni per le scie chimiche che provocherebbero avvelenamenti e non si affrontano problemi reali e tangibili come quello dei cambiamenti climatici!
In altri casi le bufale portano ad un danno economico non indifferente, se ad esempio si parla di sostanze tossiche presenti in prodotti di alcune aziende. In questo caso le aziende verrebbero danneggiate e di conseguenza anche i loro lavoratori.
Il caso peggiore però rimane quello delle bufale sulla salute e problemi sanitari, come ad esempio la bufala sui vaccini: questo sta spingendo molti genitori a non far vaccinare i propri figli e in questo modo malattie che sembravano debellate, stanno tornando e causando morti inutili che si potrebbero evitare.

a cura di Tiziana Bosco

Fonti e approfondimenti
www.attivissimo.net
www.facebook.com/BufaleUnTantoAlChilo
www.cicap.org/new/index.php
www.bufale.net/

 
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