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pubblicato il 29 aprile 2014 in aria

Che clima fa?

Finzione vs realtà
In una celebre scena di The day after tomorrow, il paleoclimatologo Jack Hall espone i risultati dei suoi studi davanti a un gruppo di delegati delle Nazioni Unite, preannunciando una imminente glaciazione che metterà in serio pericolo l’umanità. Le persone che lo ascoltano sono principalmente rappresentanti dei governi aderenti, tutti riuniti in una sala piuttosto piccola, e sembra che il dr. Hall sia l’unico scienziato ad avvertirli dell’imminente pericolo. Qualcuno ascolta incuriosito, qualcuno è scettico: la presentazione con le immagini dell’emisfero nord completamente ricoperto di ghiacci non sembra convincerli a fare qualcosa e le parole del dr. Hall si avvereranno puntualmente nel giro di pochi giorni.
Il dr. Hall e tutti i rappresentanti governativi appartengono alla finzione cinematografica americana e, come ben immaginerai, il film non può essere di esempio su come stanno veramente le cose e come si svolgono nella realtà: infatti, è tutto molto diverso! Allora come si fa? Ti sei mai chiesto come gli scienziati comunicano davvero al pubblico ciò che sanno sui cambiamenti climatici e come si relazionano con i governi per informarli delle loro scoperte? Ogni 6-7 anni circa gli scienziati dell’IPCC2 comunicano al mondo tutto ciò che sanno di significativo attraverso un documento molto importante: il Rapporto di Valutazione sul Clima, o Assessment Report (AR).

1. Film di Roland Emmerich, USA, 2004
2. Per sapere cos’è e cosa fa l’IPCC visita la pagina di eniscuola Che cos’è l’IPCC

Breve storia di un rapporto importante
L’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, ovvero il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico venne istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dal United Nations Environment Programme (UNEP), allo scopo di “fornire una chiara visione scientifica dello stato attuale delle conoscenze sul cambiamento climatico e sulle sue possibili ripercussioni ambientali e socio-economiche”.

La prima sessione dell’IPCC nel 1988. Crediti: IPCC Photo, History of the IPCC

La prima sessione dell’IPCC nel 1988. Crediti: IPCC Photo, History of the IPCC

Il Rapporto di Valutazione sul Clima (da qui in poi AR) è un rapporto a opera dell’IPCC, che contiene tutto ciò che sappiamo sul clima del nostro pianeta, sugli impatti e la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici, e sulle possibile vie di mitigazione, proponendo delle previsioni economiche. Se vogliamo sapere qualcosa di estremamente attendibile sull’argomento è qui che possiamo trovare le nostre risposte, dato che l’AR rappresenta il documento più aggiornato ed esaustivo tuttora prodotto.
Il Rapporto venne pubblicato per la prima volta nel 1990 e a questa prima edizione seguirono quella del 1995, 2001, 2007 e infine l’ultima del 2014, la quinta (AR5).
Nel 2007 l’IPCC e Albert (Al) Gore Jr. vincono il premio Nobel per la Pace “per l’impegno profuso nella costruzione e nella divulgazione di una maggiore conoscenza sui cambiamenti climatici antropogenici, e nel porre le basi per le misure che sono necessarie per contrastarli”.

Una delegazione dell’IPCC riceve il Premio Nobel per la Pace nel 2007. Crediti: IPCC Photo

Una delegazione dell’IPCC riceve il Premio Nobel per la Pace nel 2007. Crediti: IPCC Photo

Come i rapporti precedenti, l’AR5 è suddiviso in tre parti, ognuna competente a un dedicato gruppo di lavoro (WG I, WG II, WG III), che studia e approfondisce un particolare aspetto sul tema. La prima parte del rapporto (AR5 WG I) è stata presentata alla fine di settembre 2013 e ha spiegato quali sono le conoscenze sul clima dal punto di vista fisico; la seconda parte (AR5 WGII), uscita a marzo 2014, si è occupata principalmente degli impatti, della vulnerabilità e dell’esposizione dei sistemi umani e naturali, nonché dei futuri possibili rischi del cambiamento climatico e delle possibilità e limiti di adattamento; la terza e ultima parte (AR5 WG III) discute i metodi di mitigazione proponendo anche valutazioni economiche ed è stata pubblicata ad aprile 2014.
Quanto tempo è necessario per redigere un rapporto simile e quanto è lungo? Quante informazioni devono raccogliere, analizzare e valutare gli addetti ai lavori? La situazione è molto differente rispetto a quella in cui si trovava il dr. Hall: il clima è una cosa seria e complessa e discuterne richiede molto tempo e molte competenze diverse. Per redigere il rapporto sono necessari anni di lavoro e migliaia di pagine!
Il rapporto completo è suddiviso in una serie di capitoli, ognuno su una tematica specifica, e per ogni capitolo esiste uno specifico gruppo di autori coordinati da un autore principale (lead author).

Primo incontro dei lead author del WGIII. Seconda sessione plenaria. Credit: Benjamin Kriemann/IPCC

Primo incontro dei lead author del WGIII. Seconda sessione plenaria. Credit: Benjamin Kriemann/IPCC

Dal momento che gli autori arrivano da paesi ed esperienze professionali diverse, sono necessari più incontri successivi che durano anche una settimana. Durante questi incontri ogni gruppo di autori si concentra sulla propria area di lavoro e si giunge a una relazione ufficiale solo quando tutte le parti sono d’accordo. Ogni affermazione presente nel rapporto viene valutata in termini qualitativi di confidenza (ovvero di affidabilità di un’affermazione, valutata da molto bassa a molto alta) e probabilità (da estremamente improbabile a praticamente certo).
Quando tutti i gruppi hanno terminato il proprio capitolo, viene prodotta una prima bozza del rapporto sottoposta a una prima revisione da parte di altri scienziati, indipendenti ed esterni ai gruppi di lavoro IPCC. I revisori inviano una lista di commenti puntuali e inerenti a tutto quello che c’è scritto sul documento; questi commenti non sono sempre richieste di modifiche, a volte sono richieste di approfondimento, di maggiore dettaglio, ecc. Gli scienziati IPCC ricevono e discutono i commenti, dopodiché producono una nuova bozza, la seconda, che sarà sottoposta a discussione dai funzionari dei governi aderenti all’IPCC e altri esperti.
Questo processo, che potrà sembrarti lungo e pesante, serve per garantire l’imparzialità, l’accuratezza e la precisione dei dati e delle affermazioni riportati e per assicurare il rigore scientifico del contenuto finale.
Capirai bene che quando si giunge alle versioni definitive delle tre parti del rapporto ci troviamo davanti a volumi di migliaia di pagine e sarebbe molto difficile per tutti noi poter leggere una tale mole di notizie. Perché le informazioni contenute siano accessibili a tutti, l’IPCC pubblica anche un rapporto tecnico di sintesi destinato principalmente a scienziati e ricercatori (Technical summary), un riassunto per i decisori politici (Summary for policy makers) e un rapporto di sintesi (Synthesis report) in cui sono contenuti i messaggi chiave. Ogni rapporto per essere pubblicato deve aver avuto l’approvazione da tutti i Paesi membri dell’IPCC presenti alla Plenaria.
Adesso che abbiamo capito il grande lavoro nascosto degli AR, scopriamo cosa è stato rivelato nella quinta edizione, AR5.

AR5 WGI, le basi scientifiche dei cambiamenti climatici
259 autori, 39 paesi e 54677 commenti da parte dei revisori. Non finisce qui: 14 capitoli, 6 allegati, 1 riassunto tecnico e 1 per i decisori politici, 1552 pagine e un peso totale di 4,5 kg! Questi sono i numeri dell’AR5 WGI, la prima parte del quinto rapporto di valutazione, gestita dal primo gruppo di lavoro.
Questa parte fornisce una valutazione esaustiva della basi scientifiche dal punto di vista fisico sui cambiamenti climatici e si basa sulla letteratura scientifica disponibile e accettata per la pubblicazione entro il 15 marzo 2013. Il riassunto per i decisori politici è stato approvato ufficialmente durante la dodicesima sessione del WG I, tenutasi a Stoccolma dal 23 al 26 settembre 2013.
I numeri e i dati importanti non si esauriscono qui, anzi, sono tutti contenuti nelle migliaia di pagine di AR5 WG I! Visto che non abbiamo il tempo e lo spazio per poterle esaminare tutte, scopriamo i 10 punti fondamentali e più importanti emersi.
Innanzitutto, è inequivocabile l’esistenza del riscaldamento globale a causa di diverse evidenze. Gli ultimi tre decenni sono stati i più caldi dal 1850, anno in cui sono iniziate le misurazioni a livello globale, e in particolare l’ultimo decennio è stato il più caldo: addirittura è probabile che gli anni 1983-2012 siano il trentennio più caldo degli ultimi 1440 anni. Infine è praticamente certo il riscaldamento degli oceani a una profondità compresa tra 0 e 700 m nel periodo tra il 1971 e il 2010.
Di chi è la colpa del riscaldamento? È estremamente probabile (con una confidenza 95%-100% aumentata rispetto al rapporto precedente) che più della metà dell’aumento osservato della temperature superficiale dal 1951 al 2010 sia stato provocato delle emissioni di gas serra conseguenti alle attività umane.

Emissioni antropogeniche di CO2 e relativa distribuzione sul pianeta dal 1750 al 2011 (1 PgC=3,67*109 ton CO2). In alto, emissioni per la produzione di cemento ed energia da gas, petrolio e carbone. Tra il 2002 e il 2011 le emissioni sono cresciute al ritmo di 3,2 PgC all’anno, maggiore che negli anni ’90. In basso la distribuzione delle emissioni tra combustibili fossili e produzione di cemento (in grigio), emissioni da cambiamento d’uso del suolo (deforestazione, marrone chiaro), assorbimento degli oceani (blu), quantità in atmosfera (azzurro), assorbimento di carbonio residuo (verde).Fonte: IPCC, AR5 WGI Technical Summary, pag.51

Emissioni antropogeniche di CO2 e relativa distribuzione sul pianeta dal 1750 al 2011 (1 PgC=3,67*109 ton CO2). In alto, emissioni per la produzione di cemento ed energia da gas, petrolio e carbone. Tra il 2002 e il 2011 le emissioni sono cresciute al ritmo di 3,2 PgC all’anno, maggiore che negli anni ’90. In basso la distribuzione delle emissioni tra combustibili fossili e produzione di cemento (in grigio), emissioni da cambiamento d’uso del suolo (deforestazione, marrone chiaro), assorbimento degli oceani (blu), quantità in atmosfera (azzurro), assorbimento di carbonio residuo (verde).Fonte: IPCC, AR5 WGI Technical Summary, pag.51

Le conseguenze di queste emissioni e del riscaldamento sono la fusione dei ghiacci, la riduzione della copertura nevosa, l’innalzamento del livello medio globale marino ed eventi climatici estremi nella seconda metà del XX secolo. Le emissioni continue di gas serra accentueranno il cambiamento climatico e per poterlo limitare sarà necessario ridurle. Gli scenari elaborati dagli scienziati sono molto influenzati dalle scelte che verranno prese in futuro in questi termini.
In particolare, l’IPCC propone quattro scenari di aumento delle temperatura media globale alla superficie per la fine di questo secolo (media 2081–2100), risultato di centinaia di modelli esaminati. Lo scenario più ottimista prevede che le emissioni vengano ridotte drasticamente entro pochi decenni, mentre lo scenario più pessimista è uno scenario estremo senza riduzioni. A questi si aggiungono due scenari di riduzione intermedia. Rispetto ai periodi preindustriali gli aumenti previsti di temperatura oscillano tra 1°C–2.3°C (scenario di forte riduzione) e i 3.2°C-5.4°C (non intervento). Gli scenari intermedi prevedono aumenti compresi tra 1.7°C-3.3°C e 2°C-3.7°C. Insomma, se siamo fortunati rimaniamo entro i 2°C, un valore che comunque non ci esenterà dal subire le conseguenze del clima. È praticamente certo che gli estremi di temperatura (caldi e freddi) saranno più frequenti, così come le ondate di calore.
Il quarto punto chiave è che gli eventi estremi (come i tifoni o gli uragani, ma anche i valori massimi delle temperature) sono più frequenti. Infatti, a livello globale, sono diminuiti il numero di giorni e notti fredde ed è viceversa aumentato il numero di giorni e notte calde. È probabilmente aumentata la frequenza di ondate, in vaste aree dell’Europa, Asia e Australia e sono maggiori le terre emerse interessate da eventi di intense precipitazioni, con un aumento della frequenza e dell’intensità in Europa (come è successo in Sardegna) e Nord America.
Il ciclo dell’acqua sarà influenzato in maniera crescente dal cambiamento climatico a livello globale, differenziandosi a livello regionale: insomma pioverà di più dove già piove molto, al contrario diminuiranno le precipitazioni nelle regioni già aride. Ad esempio, le zone equatoriali, le alte latitudini e le aree monsoniche saranno interessate da un aumento delle precipitazioni con intensificarsi di fenomeni estremi e conseguenti piene, mentre le zone tropicali aride al contrario vedranno ridurre il numero e la quantità delle piogge.
Gli scienziati inoltre si sono accorti che i ghiacci non sono più così ghiacciati, dato che la loro fusione sta accelerando! Sia in Groenlandia, che in Antartide la massa delle calotte glaciali è diminuita e sta diminuendo anche l’estensione della banchisa artica durante il periodo estivo. Il dato preoccupante è che molto probabilmente il tasso medio di diminuzione della calotta glaciale in Groenlandia è passato 34Gt/ anno nel periodo 1992-2001 a 215 Gt/anno nel 2002-2011, un diminuzione del 532%! Inoltre, in tutto il pianeta si sono ridotti quasi tutti i ghiacciai. Altra evidenza è che in tutti gli scenari previsti dai modelli probabilistici degli scienziati, è che i ghiacci continueranno a fondersi. L’estensione annuale dei ghiacci artici continuerà a diminuire nel corso del secolo e negli scenari più estremi sarà possibile una completa fusione stagionale del ghiaccio Artico a fine estate entro il 2050. La diminuzione della copertura glaciale entro il 2100 è forte ed è prevista in aumento da -15% al -55% (Antartide escluso), con una contestuale diminuzione della copertura nevosa stagionale dal 7% al 25%.
Il tasso medio di innalzamento dei mari a livello globale è certo e in accelerazione. Molto probabilmente si è passati da 1.7mm/anno nel periodo 1901-2010 e di 3.2mm/anno nel periodo 1993-2010. Ma non è finita: durante il XXI secolo il livello medio dei mari continuerà a crescere con range diversi a seconda degli scenari ipotizzati dagli scienziati. Si passa dagli ulteriori 26-55 cm nello scenario più ottimista, ai 45-82 cm nel più pessimista a cui si aggiungono i 15 cm già verificati.
Se smettessimo adesso di emettere gas serra saremmo al sicuro dal riscaldamento globale? Purtroppo no, perché questi cambiamenti, non cesserebbero comunque, a causa del tempo in cui i gas serra rimangono in atmosfera (il tempo di residenza che dura anche centinaia di anni); quindi, si prevede che tutti i cambiamenti causati dal riscaldamento continueranno per diversi secoli.

Innalzamento medio del livello del mare nei diversi scenari previsti dall’IPCC. Le linea in grassetto mostrano l’innalzamento medio fornito dai modelli, le linee tratteggiate l’ampiezza di variabilità di RCP 4.5 e RCP 6.0 (i due scenari intermedi di innalzamento della temperatura), mentre le aree colorate in rosa e blu mostrano l’ampiezza di variabilità per lo scenario più ottimista di temperatura (RCP 2.6) e più pessimista (RCP 8.5). Fonte: IPCC, AR5 WGI Technical Summary, pag. 100

Innalzamento medio del livello del mare nei diversi scenari previsti dall’IPCC. Le linea in grassetto mostrano l’innalzamento medio fornito dai modelli, le linee tratteggiate l’ampiezza di variabilità di RCP 4.5 e RCP 6.0 (i due scenari intermedi di innalzamento della temperatura), mentre le aree colorate in rosa e blu mostrano l’ampiezza di variabilità per lo scenario più ottimista di temperatura (RCP 2.6) e più pessimista (RCP 8.5). Fonte: IPCC, AR5 WGI Technical Summary, pag. 100

Questo è il quadro di quello che è accaduto o che è previsto che accada in futuro…e se invece guardassimo agli impatti? Quali sono le aree più vulnerabili del pianeta verso i cambiamenti climatici? Quali i possibili interventi per mitigare gli effetti? Segui il sito di eniscuola e leggi la seconda parte dello speciale sul Quinto Rapporto di Valutazione!

a cura di Nadia Mirabella

Fonti e approfondimenti
IPCC, Fifth Assessment Report (AR5)
Climate Central, Le stranezze del Clima. Zanichelli, Chiavi di lettura. ISBN 978-88-08162908-8
Climalteranti, Blog di formazione e discussione sul tema dei cambiamenti climatici
Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, Tutto quello che dovete sapere sul 5° Rapporto di Valutazione dell’IPCC
Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, IPCC AR5 – Working Group I
NASA, Six decades of a Warming Earth

 
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