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pubblicato il 13 Maggio 2013 in terra

Piccoli passi, grandi impronte

Occupa più spazio una mela o una bistecca?
Ti sei mai chiesto quanto spazio occupa una mela o una bistecca? Facile: una mela occupa circa 0,6 m2 mentre una bistecca occupa ben 21m2, come una stanza. Vi sembra incredibile? Invece è proprio così! Oltre alla nostra mela c’è il terreno per coltivare il melo, il legno per le cassette che servono a trasportare le mele, il carburante per il trasporto, un’infrastruttura per la raccolta e la vendita, ecc. Sono tutte attività che noi non vediamo, ma che incidono molto! Se confrontiamo lo spazio occupato fisicamente da una mela o da una bistecca e quello necessario per portare questi due cibi sulle nostre tavole, ci accorgiamo che i due valori sono ben diversi. Perché? Nel calcolo noi abbiamo considerato non solo lo spazio occupato fisicamente, ma anche la quantità di suolo consumato per produrre la mela, ovvero la sua impronta ecologica.

Definizione
L’impronta ecologica è un indicatore che fornisce una misura della quantità di superficie terrestre occorrente per fornire a ciascun essere umano le risorse che gli servono per vivere e per assorbire i rifiuti che vengono prodotti dalle sue attività. Questo indicatore esprime l’area terrestre e marittima biologicamente produttiva utilizzata da una determinata popolazione (ovvero un individuo, una famiglia, una città, ecc) per produrre l’energia e le risorse che consuma e smaltire i rifiuti che produce quotidianamente.
L’impronta ecologica individuale o di una famiglia include:

  • il consumo di alimenti, abbigliamento e beni voluttuari;
  • la modalità di trasporto e mezzi utilizzati;
  • la fruizione della casa.

Invece, se volessimo calcolare l’impronta ecologica di una città o una nazione, dovremmo considerare:

  • la superficie di terra coltivata per produrre gli alimenti (superficie agricola);
  • l’area di pascolo necessaria per i prodotti animali (superficie per pascolo);
  • la superficie forestale utilizzata per produrre legname e carta (superficie forestale) e per assorbire la produzione di anidride carbonica risultante dal consumo energetico (superfici per produzione di energia);
  • la superficie di terra necessaria ad ospitare infrastrutture edilizie (superficie degradata, costruita o comunque non ecologicamente produttiva);
  • la superficie di mare necessaria per produrre pesci e frutti di mare (superficie marina).

In un mondo globalizzato come il nostro, le persone consumano risorse e servizi ecologici provenienti da aree anche molto distanti dal luogo in cui vengono impiegati, pertanto le loro impronte sono costituite dalla somma delle aree usate, indipendentemente da dove esse si trovino sul Pianeta. Non sempre però vengono utilizzate tutte queste tipologie di superfici; per esempio, se volessimo valutare il consumo di carne si considererebbe principalmente la superficie dei pascoli e la superficie agricola impiegata per produrre i mangimi e il foraggio. Se considerassimo invece gli edifici, quantificheremmo maggiormente le superfici degradate e in misura minore quelle forestali, per il legname usato nella costruzione.
Mathis Wackernagel e William Rees dell’Università della British Columbia sono stati i primi a concepire, definire e studiare il concetto di impronta ecologica a partire dal 1990; attualmente questo strumento viene usato da scienziati, aziende, governi, agenzie, individui ed istituzioni per monitorare l’uso delle risorse ecologiche e promuovere lo sviluppo sostenibile.
In conclusione, si potrebbe dire che le informazioni ottenute dall’impronta ecologica rappresentano la pressione che gli esseri umani esercitano sul pianeta Terra, in modo simile alle nostre impronte quando camminiamo sulla sabbia. Purtroppo però, a differenza di quest’ultime, la nostra impronta ecologica non può essere cancellata facilmente.

Indicatore di sostenibilità
In ecologia, il termine sostenibilità indica la capacità di un ecosistema di rimanere in una situazione di equilibrio, senza che siano consumate più risorse di quante ne vengano prodotte all’interno dell’ecosistema stesso. Come detto in precedenza, l’impronta ecologica è un indicatore e per la precisione viene definito un indicatore di sostenibilità, ovvero è uno strumento che fornisce delle informazioni in forma sintetica e chiara, riguardo un fenomeno molto complesso e con un ampio significato. Nel nostro caso, l’impronta ecologica permette quindi di fornire una misura della sostenibilità del nostro stile vita. Dal momento che il concetto di sostenibilità è particolarmente articolato, oltre all’impronta ecologica esistono altri indicatori che spiegano se un sistema è sostenibile o meno, come lo zaino ecologico, l’impronta di carbonio e l’impronta idrica. Grazie a questi indicatori possiamo capire se il nostro stile di vita è sostenibile e, se non lo è, possiamo quantificare quanto stiamo esagerando.

Metodologia
Il Global Footprint Network è un’organizzazione non governativa dedicata alla ricerca, allo sviluppo e alla promozione di questo indicatore, nonché alla definizione dei principi di indagine e della metodologia. In particolare, si occupa di calcolare sia l’impronta ecologica, ovvero la domanda di risorse naturali, sia la capacità del pianeta di soddisfare questa domanda, la biocapacità, di più di 230 paesi, territori e regioni sparsi in tutto il mondo. Ciò serve per definire se ci troviamo in una situazione di deficit o surplus rispetto all’uso di capitale naturale. I risultati vengono aggiornati annualmente, così come i calcoli, e vengono pubblicati nel National Footprint Accounts. Sono oltre 6.000 i dati raccolti annualmente per ogni nazione analizzata e provengono da fonti diverse riconosciute a livello internazionale.
Per determinare l’impronta ecologica sono utilizzate le rese dei prodotti primari (terreni coltivabili, foreste, stock ittici e pascoli) dell’area necessaria al supporto di una data attività. Per esempio, se volessi calcolare l’impronta ecologica della tua dieta settimanale e consumassi 1 kg di carne e 1,5 kg di pasta, dovresti moltiplicare il tuo consumo di carne e pasta per un fattore di conversione che lega la carne o la pasta all’area necessaria alla loro produzione. La biocapacità invece è misurata calcolando la quantità di area marina e terrestre biologicamente produttiva disponibile a fornire le risorse che la popolazione consuma e ad assorbire i suoi rifiuti, con una data tecnologia e sistema di gestione. Nel conteggio viene tenuta in considerazione la differente produttività che gli ecosistemi hanno nei diversi Paesi.
Il consumo di una nazione vie è calcolato aggiungendo le importazioni e sottraendo le esportazioni dalla produzione nazionale. I risultati di questa analisi forniscono il quadro dell’impatto ecologico della nazione. Se l’impronta ecologica risulta minore della biocapacità, il Paese esaminato possiederà un surplus ecologico, una riserva ecologica che gli garantisce di soddisfare i suoi bisogni e sarà quindi sostenibile dal punto di vista dell’impronta ecologica. In caso contrario, ovvero se l’impronta ecologica risulta minore della biocapacità, si troverà in una situazione di deficit ecologico e il Paese sarà insostenibile dal punto di vista dell’impronta ecologica. Nel primo caso il Paese è definito creditore ecologico, nel secondo debitore ecologico. Il “Calculation Methodology for the National Footprint Accounts, 2011 Edition” fornisce le indicazioni e i principi utilizzati nel 2011 per il National Footprint Accounts e i principi e i metodi di calcolo per una maggiore comprensione della metodologia.

Debitori o creditori?
Oggigiorno, oltre l’80% della popolazione mondiale vive in Paesi che sfruttano più risorse di quante siano disponibili all’interno dei propri confini. Questi Paesi, infatti, utilizzano il surplus di risorse di quei Paesi che usano meno biocapacità per soddisfare i propri bisogni, ovvero usano il surplus dei creditori ecologici. Fino a circa 50 anni fa, la maggior parte dei Paesi della Terra possedeva più risorse ecologiche di quante ne utilizzasse, ma il loro numero si è fortemente ridotto nel tempo, mentre è costantemente aumentata la pressione sulle riserve di biocapacità.
Dagli anni ’80 l’umanità vive al di sopra delle sue possibilità ecologiche, in una situazione di overshoot, in cui la domanda di risorse è maggiore di quello che la Terra riesce a fornire annualmente. Infatti, è stato calcolato che il nostro pianeta ha bisogno di circa un anno e quattro mesi per rigenerare quello che noi utilizziamo in un anno. Secondo il Living Planet Report 2012, un rapporto realizzato da WWF, GlobalFootprint Network, Zoological Society di Londra e Water Footprint Network, la biocapacità totale disponibile sul pianeta è di 12,2 miliardi di Gha (ettaro globale*) cioè di 1,8 Gha procapite, mentre l’impronta ecologica dell’umanità supera i 18 miliardi Gha (2,7 procapite); ne consegue che la nostra impronta attualmente supera del 30% la biocapacità e che noi stiamo utilizzando l’equivalente di 1,5 pianeti all’anno per soddisfare le nostre necessità! Se tutti gli abitanti del Pianeta consumassero come un abitante degli Stati Uniti o degli Emirati Arabi avremmo bisogno rispettivamente di 4,05 e 5 pianeti per soddisfare i nostri fabbisogni, se tutti consumassero come noi italiani avremmo bisogno invece di 2,55 pianeti. Al contrario, i cittadini del Congo e del Bangladesh consumano solo l’equivalente di 0,61 e 0,37 pianeti rispettivamente. Alcune proiezioni delle Nazioni Unite affermano che, se fosse confermato l’attuale ritmo di crescita della popolazione e del consumo, entro il 2050 sarà necessario l’equivalente di due pianeti per il sostentamento degli esseri umani, mentre secondo il Global Footprint Network ne servirebbero addirittura 3! Questi dati ci invitano a riflettere sul nostro stile di vita e sulle conseguenze negative che questo può avere sul nostro pianeta, compromettendo a lungo termine non solo il suo benessere e la sua salute, ma quello dell’intera popolazione umana. Avere coscienza di questa situazione è il primo passo per organizzarsi e affrontarla. Una valutazione scientificamente rigorosa come quella dell’impronta ecologica permette di operare scelte ecologicamente più sostenibili e rispettose della natura, sia a livello individuale, sia a livello municipale e nazionale.
Vuoi scoprire qual è la tua impronta ecologica? Prova a calcolarla qui.

*Ettaro globale (gha)global hectare (gha)»): Area pesata sulla produttività utilizzata per indicare sia la Biocapacità della Terra che la domanda di Biocapacità (Impronta Ecologica). L’ettaro globale è normalizzato alla produttività media delle superfici (sia acquatiche che terrestri) ecologicamente produttive per un dato anno. Fonte: Footprint Network, Glossary

Vademecum per ridurre la propria impronta ecologica

Hai calcolato la tua impronta ecologica, ma è più alta di quello che pensavi. Come iniziare ad agire concretamente? Facile: anche nelle scelte di tutti i giorni possiamo fare la differenza! Ecco alcuni semplici suggerimenti per ridurre la propria impronta ecologica.

Cibo

  • Prediligi alimenti a km 0 e da filiera corta
  • Limita il consumo di carne e formaggi, consuma più frutta e ortaggi
  • Riduci al minimo gli sprechi

Trasporto

  • Usa il trasporto pubblico e la bicicletta al posto dell’automobile, quando possibile
  • Meglio usare auto a GPL ed elettriche
  • Utilizza il car pooling e il car sharing
  • Meglio scegliere il treno al posto dell’aereo, quando possibile

Casa

  • Riduci il consumo di acqua ed elettricità (ad esempio, fai la lavatrice a pieno carico e chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti)
  • Migliora la coibentazione della tua casa per evitare dispersioni di calore
  • Ricicla i rifiuti
  • Acquista beni che richiedono un minore uso di risorse ed energia per essere prodotti
  • Prova il telelavoro, gli acquisti e le operazioni quotidiane in remoto

Per ulteriori consigli consulta il sito di Ecological Footprint.

a cura di Nadia Mirabella

Link e approfondimenti
Wackernagel M., Rees W. E., L’impronta ecologica. Come ridurre l’impatto dell’uomo sulla Terra., EdizioniAmbiente, ottobre 2008
Global Footprint Network, Reading and references
Global Footprint Network, Academic references
Global Footprint Network, Ecological overshoot (video, in inglese)
Global Footprint, Mappa interattiva

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