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pubblicato il 11 marzo 2013 in spazio

Le ultime scoperte di Curiosity

Nuove notizie dal pianeta Rosso
Dopo pochi mesi dall’inizio della sua missione su Marte, il rover della NASA Curiosity è entrato nel vivo dell’esplorazione del suolo marziano. Subito sono arrivati gli annunci di interessanti scoperte, alcune delle quali necessitano ancora di ulteriori studi per essere confermate.
A dicembre 2012 il rover ha rilevato alcune molecole organiche semplici (idrocarburi). Non è chiaro se tali molecole siano di origine terrestre o se contengano esclusivamente elementi presenti sul suolo di Marte. Questa scoperta, se confermata, non implicherebbe automaticamente la presenza di vita sul Pianeta Rosso, ma rappresenterebbe una conferma della presenza di vita nel passato quando il calore e il tasso di umidità sul pianeta erano maggiori.
Il 30 gennaio 2013 il rover ha scattato una foto che si è rivelata molto interessante. L’immagine ripresa da Curiosity mostra la presenza di una piccola sporgenza dall’aspetto metallico.Questa strana protuberanza presenta un’elevata albedo, ossia riflette molto la luce.
La possibilità che si tratti di un’illusione ottica dovuta alla luce o alla risoluzione delle telecamere è smentita dal fatto che l’oggetto in questione proietta un’ombra sul terreno. Si tratta quindi di un oggetto reale.
Ci sono diverse ipotesi sulla sua natura; potrebbe essere composta da un materiale ferroso resistente all’erosione. Si tratta, infatti, di un oggetto liscio e privo di polvere, come ci si aspetterebbe da una superficie in metallo.
La vera notizia è giunta appena sabato 9 febbraio 2013: il robot ha prelevato un campione di roccia marziana utilizzando per la prima volta la trivella, uno degli strumenti che compongono il numeroso set scientifico. Curiosity, infatti, è dotato di dieci sofisticati strumenti in grado di osservare, fotografare e analizzare ogni particolare del suolo del Pianeta Rosso.
L’agenzia spaziale americana ha diffuso le prime immagini del foro praticato con la trivella sul suolo di Marte, una buca ribattezzata poi “John Klein”, in onore di un collega della NASA deceduto nel 2011. Il buco ha le dimensioni di 1,6 centimetri di diametro e 6,4 centimetri di profondità.

Il rover della Nasa Curiosity ha usato la sua fotocamera per prelevare le immagini  del foro di trivellazione chiamato "John Klein".

Il rover della Nasa Curiosity ha usato la sua fotocamera per prelevare le immagini del foro di trivellazione chiamato “John Klein”.

“Si tratta del più grande obiettivo raggiunto dal team di Curiosity dal lancio del rover su Marte, un’altra orgogliosa giornata per l’America” ha commentato John Grunsfeld, amministratore associato della NASA.
Effettuare una perforazione sembra un’azione semplice e di routine, se ci si trova sulla Terra, ma realizzare un buco sul suolo marziano ha comportato una lunga preparazione: sono state utilizzate ben otto trivelle di prova, con le quali sono stati scavati sulla Terra più di 1200 buchi in 20 rocce diverse.
I ricercatori ritengono che la roccia prelevata da Curiosity possa contenere prove definitive che, in un passato lontano, Marte abbia ospitato acqua sulla sua superficie.
I satelliti in orbita intorno al pianeta hanno inoltre mostrato la presenza nel cratere Gale (il sito in cui è atterrato il rover) di argilla e solfati, materiali che si formano tipicamente in presenza di acqua.
Nei prossimi giorni Curiosity inizierà ad analizzare la composizione chimica della polvere di roccia prodotta nella trivellazione. All’interno di un dispositivo per l’analisi dei campioni, la polvere verrà fatta vibrare una o due volte su un setaccio in grado di individuare eventuali particelle più grandi di 150 micron (10-6 m) di diametro.
Nello specifico l’analisi chimica dei campioni di roccia fornirà informazioni sull’umidità presente in passato sulla superficie del Pianeta Rosso.
Indirettamente, una conferma della presenza di acqua sul suolo marziano fornirebbe un sostegno anche alla teoria secondo la quale Marte abbia potuto ospitare nel passato anche forme di vita.
La missione Curiosity rappresenta un punto chiave nell’esplorazione del Pianeta Rosso e una delle tappe nel percorso che, come annunciato dal presidente Barack Obama, porterà l’uomo sul Marte nel 2030.
Era il 1969 quando il primo uomo calpestò il suolo della Luna, dopo oltre 70 anni l’uomo sarà in grado nuovamente di scendere sul suolo di un oggetto extraterrestre e di esplorarlo da vicino, pronunciando nuovamente la mitica frase “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità!

A cura di Simona Romaniello
Astrofisica e divulgatrice scientifica, per il Planetario di Torino si occupa di formazione e di sviluppo e allestimenti museali.

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