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pubblicato il 17 dicembre 2012 in spazio

La fine del mondo

La fine del mondo tra false credenze e teorie scientifiche
Il tema della fine del mondo ha sempre affascinato e nello stesso tempo terrorizzato molti pensatori, anche alcuni tra i più illustri della storia del pensiero occidentale. Perfino il grande fisico Isaac Newton si cimentò nella definizione di una data certa in cui la Terra e l’uomo avrebbero cessato di esistere. Interpretando le sacre scritture, fissò tale data al 2060. Newton non era certo un ciarlatano, bensì un uomo di fede e, proprio basandosi su un’estrema conoscenza delle scritture, si lasciò affascinare da alcune teorie contenute in esse e si cimentò nella determinazione di una data.
Altra storia sono le mille interpretazioni di pseudo conoscitori del pensiero di Nostradamus e degli interpreti della famosa profezia dei Maya, tornata alla ribalta perché fisserebbe la fine del mondo al 21 dicembre 2012.

La profezia Maya
La società Maya, sviluppatasi nelle attuali nazioni del Messico, Guatemala e Honduras e che ebbe il proprio culmine tra il 600 e il 900 d. C., basava la propria esistenza su un forte senso religioso. La vita era scandita da rituali e cerimonie definite da un calendario basato sulle osservazioni astronomiche. I Maya erano dei grandi astronomi e anche dei provetti matematici. Erano così moderni da interrogarsi sullo scorrere del tempo e immaginare che quest’ultimo fosse infinito, nell’accezione matematica del termine. Purtroppo dei Maya abbiamo pochissimi scritti, sono sopravvissuti, infatti, solo tre libri e proprio dall’interpretazione scorretta di uno di questi da parte del romanziere Frank Waters venne annunciato la fine del mondo al 21 dicembre 2012. Questa data sarebbe determinante perché coincide con la conclusione di un ciclo del calendario Maya, chiamato baktun 13. Sin da ora è doverosa una precisazione: quest’antica popolazione non parla di fine del millennio bensì di fine di un baktun. Senza entrare nei particolari, i Maya contavano il tempo in cicli, il loro sistema di numerazione avveniva in base 20.  Su scala breve utilizzavano periodi di 20 e di 360 giorni, su scala più lunga adottavano un ciclo di 7200 giorni e uno di 144 mila, detto appunto baktun.
La misurazione del tempo era basata sul Sole ed era così accurata da risultare più precisa di quella del calendario giuliano. I Maya elaborarono tre calendari: il primo aveva proprio la lunghezza di 365 giorni, divisi in 18 mesi di venti giorni ciascuno con l’aggiunta di cinque giorni definiti “speciali”. Il secondo calendario più cerimoniale, veniva chiamato tzolkin (sacro cerchio) ed era costituito da 260 giorni. I due calendari venivano uniti a formare un ciclo di 52 anni chiamato Cerchio del Calendario, ossia il tempo necessario affinché entrambi i calendari ripartissero contemporaneamente dallo stesso giorno. La conclusione del ciclo era molto temuta in quanto si pensava che il Sole non sarebbe più tornato a illuminare il cielo.
Il terzo calendario, chiamato a Lungo Conteggio, veniva utilizzato per lunghi periodi temporali. Si basava su l’unità chiamata tun, equivalente a 360 giorni e nuovamente su un sistema di misura basato su 20.
I cicli del tempo Maya posso essere riassunti in:

  • 1 kin = 1 giorno
  • 20 kin = 1 uinal = 20 giorni
  • 18 uinal = 1 tun = 360 giorni
  • 20 tun = 1 katun = 7200 giorni
  • 20 katun = 1 baktun = 144000 giorni

E finalmente arriviamo alla tanto famosa fine del mondo. Se moltiplichiamo per 13 il baktun arriviamo secondo i Maya al Grande Ciclo, ossia a 5125 anni,  al termine del quale il mondo avrebbe cessato di esistere e ne sarebbe subentrato uno nuovo, dando il via ad un nuovo ciclo.
Ma com’è che siamo arrivati a definire la data del 21 dicembre 2012? Poiché il Grande Ciclo in corso sarebbe iniziato l’11 agosto del 3114 avanti Cristo, saremmo ora prossimi al suo termine, che avverrebbe per l’appunto il 21 dicembre 2012. Alcune iscrizioni Maya però riportano questa data come un punto di nuovo inizio, mentre altre parlano semplicemente di una continuità del calendario. Fu il romanziere Waters a inserire nel suo testo Mexico Mystique cinque ere leggendarie che coinciderebbero con i cicli, introducendo così la fine e la distruzione al termine di tali ere. Tra l’altro sbagliò i calcoli, perché fece corrispondere la fine del Grande Ciclo al 24 dicembre 2011. Che dire… se siamo scampati una volta, ce la faremo anche una seconda!
Negli ultimi anni il mito della imminente fine del mondo si è arricchito di presunte teorie, alcune fantasiose altre basate su reali fondamenti scientifici ma che in nessun caso sono in grado di prevedere la fine datata 21 dicembre 2012. Riportiamo alcune tra le teorie utilizzate più frequentemente dai moderni catastrofisti.

Aumento dell’attività solare
Secondo questa teoria a dicembre 2012 si dovrebbe assistere a un aumento dell’attività solare, con il risultato che l’intenso vento solare diventerebbe così forte da compromettere il campo magnetico terrestre.
Va subito precisato che, da quando si studia il Sole, vale a dire dal periodo di Galileo Galilei, il Sole ha mostrato un comportamento ciclico di 11 anni, che vede l’alternarsi di periodi di maggiore attività, accompagnati dalla presenza di più macchie solari, brillamenti e protuberanze sulla sua superficie, seguiti da un minimo di attività. Questo andamento non è sempre regolare, infatti già a partire dalle prime osservazioni tra il 1645 e il 1715 ci fu un periodo prolungato in cui il Sole non presentò macchie sulla sua superficie. Tale periodo viene chiamato “Minimo di Maunder”, dal nome dell’astronomo inglese Walter Maunder che per primo lo osservò. Durante questo periodo si ebbe un “piccola glaciazione”, ossia un periodo di temperature più basse della media. Tutto ciò comportò la perdita di raccolti con conseguente carestia.
Questo episodio non fu l’unico. Dalla misura degli anelli di accrescimento degli alberi e dallo studio degli scritti di antichi astronomi cinesi, sembra che ci sia stato un altro minimo, questa volta durato almeno 150 anni centrato intorno al 1550. Sempre basandosi su questi dati, si scopre anche che tra il 1100 e il 1300 si è verificato un “grande massimo”, che portò ad un aumento della temperatura sulla Terra. Di questa alternanza tra massimi e minimi nella lunga vita del Sole – che ha circa 5 miliardi di anni – ce ne sono stati tantissimi. Il motivo per cui essi si verificano è ancora ignoto alla comunità scientifica.

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Il ciclo undecennale del Sole dalle prime osservazioni di Galileo Galilei. E’ da notare l’assenza di macchie solari che corrisponde al minimo di Mauder. Crediti: HAO Observatory

L’ultimo massimo solare si è verificato nel 2001, quindi se il Sole rispettasse il suo ciclo di attività dovremmo aspettarci un aumento nel 2012. Peccato che il 2009 sia stato un anno praticamente senza macchie solari, 300 giorni senza una macchia!
E anche il campo magnetico terrestre si sta comportando in maniera bizzarra. Ci si aspetterebbe che esso raggiunga la massima intensità in corrispondenza di un minimo dell’attività solare, tuttavia si sta registrando un progressivo indebolimento di quasi il 20% dal minimo del 1985-86 a quello del 1996-97 e addirittura del 45% nel minimo attuale.
In conclusione il comportamento del Sole è l’opposto di quanto viene annunciato nelle teorie catastrofiste e tra l’altro, seguendo l’andamento dell’attività solare, il prossimo massimo si prevede che sia di modesta entità e non cadrà neanche nel 2012.

Impatti con il pianeta Nibiru
Affrontiamo le vere teorie che vanno di moda, alimentate anche dalla cinematografia: l’impatto con un oggetto celeste. La natura di questi oggetti, che sembrano vagare senza meta nel sistema solare, è variegata: si va dall’asteroide, alla cometa fino al fantomatico pianeta Nibiru.
Partiamo da quest’ultimo perché il discorso si esaurisce rapidamente: il pianeta Niribu è una pura invenzione, non ci sono prove scientifiche della sua esistenza. Semplicemente non esiste!
Alcuni stravaganti scienziati hanno cercato di salvarlo facendolo coincidere con il pianeta nano Eris, che ruota attorno al Sole oltre l’orbita di Nettuno. Ha un’orbita molto eccentrica che lo porta ad una distanza minima dal Sole di 5,6 miliardi di chilometri, pur sempre enormemente lontano dalla Terra per pensare di urtarla.

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Eris è il più grande pianeta nano del sistema solare, la sua massa è, infatti, del 27% superiore a quella di Plutone. Crediti: www.improntalaquila.org

Impatto con una cometa
Un pericolo reale, anche se il rischio è basso, è rappresentato dall’impatto con i corpi minori del sistema solare. Il 19 luglio 2009 tutto il mondo ha potuto assistere allo schianto di un oggetto celeste, probabilmente un asteroide, sul pianeta Giove. Tale impatto ha prodotto una macchia nell’atmosfera del pianeta grande quasi come la Piccola Macchia Rossa. Quest’ultimo scontro è avvenuto a distanza di 15 anni dal celebre impatto della cometa Shoemaker-Levy 9, la prima cometa ad essere stata ripresa in diretta durante la sua inesorabile caduta su un pianeta.

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Sequenza di immagini riprese dal Telescopio Spaziale Hubble dell’impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 su Giove. Si può notare l’evoluzione del sito di impatto della cometa. Crediti: R. Evans, J. Trauger, H. Hammel, HST Comet Science Team e NASA.

Visto così, l’impatto con una cometa sembra un evento molto probabile e quindi anche la Terra potrebbe incorrere in tale sventura. In realtà, tra tutte le comete conosciute, l’unica che può rappresentare una minaccia reale è la 109P/Swift-Tuttle (responsabile dello sciame meteorico delle Perseidi di San Lorenzo) che nel suo prossimo passaggio vicino al Sole, nel 2126, potrebbe scontrarsi con la Terra. Per urtare il nostro pianeta però la cometa dovrà avere un ritardo nel passaggio al perielio (minima distanza dal Sole) di circa 15 giorni. Nell’ultimo passaggio al perielio, nel 1992, la  Swift-Tuttle ha presentato un ritardo di circa 17 giorni, quindi la possibilità è reale, anche se recenti misure sulla sua orbita portano a esclude questo evento.

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La Cometa Swift-Tuttle, indicata come 109P/Swift-Tuttle, è una cometa periodica del Sistema solare, scoperta indipendentemente nel 1862 da Lewis Swift e da Horace Parnell Tuttle. Crediti: H. Mikuz

Se l’impatto diretto con il nucleo, la parte solida della cometa, è un evento poco probabile, meno rara è l’intersezione con la sua coda. Le code delle comete, infatti, hanno lunghezze che possono arrivare a decine di milioni di chilometri, quindi possono incontrare la Terra. Questo evento si è verificato nel 1910 con la cometa di Halley, gli effetti osservati sono stati solo un leggero aumento nella luminosità del cielo notturno. Tuttavia per il 21 dicembre 2012 non sono previsti impatti con comete o intersezioni con le loro code.

Impatto con un asteroide
La Terra è bombardata continuamente da materiale proveniente dallo spazio – si stima che, in media ogni anno, ne arrivi sulla Terra una quantità pari circa 100.000 tonnellate. Per fortuna, in genere, si tratta di polveri e di piccoli corpi che si frantumano e bruciano attraversando l’atmosfera alla velocità di 10 chilometri al secondo. Può capitare, anche se raramente, che qualcuna di queste rocce riesca a raggiungere la superficie.
Il 15 febbraio 2013 un asteroide denominato 2012 DA14 passerà vicino alla Terra a una distanza di 35.000 chilometri (Vedi immagine Asteroide 2012 DA14). Ci sfiorerà proprio, visto che tale distanza è minore di quella dei satelliti geostazionari per meteorologia e telecomunicazioni che ruotano attorno alla Terra a una distanza di 42.000 chilometri. Tuttavia, il rischio che questo “impertinente” corpo celeste possa precipitare sulla Terra è praticamente nullo. Secondo gli astronomi, che ormai dal 1996 monitorano costantemente le orbite dei NEO (Near-Earth Object), la traiettoria di 2012 DA14 non sarà influenzata dalla gravità terrestre. Il corpo celeste, dopo aver fatto sentire il suo fiato sul collo della Terra, proseguirà indisturbato lungo la sua orbita intorno al Sole.
La vera minaccia in questo momento è rappresentata dall’asteroide Apophis, scoperto nel dicembre 2004. Con i suoi 350 metri di diametro e una massa di circa 30 milioni di tonnellate è un vero gigante. Un impatto tra questo colosso e la superficie terrestre libererebbe un’energia pari a 40.000 volte quella della bomba su Hiroshima. Il prossimo passaggio avverrà venerdì 13 aprile 2029 e sarà molto ravvicinato, l’asteroide, infatti, passerà a 30.000 chilometri dalla Terra. E ancora più pericoloso sarà il suo passaggio previsto per il 13 aprile del 2036 proprio in occasione della Pasqua.

Esplosione di una supernova vicina
Questa teoria assume che la fine del mondo sarà causata dall’esplosione di una supernova vicina alla Terra. L’esplosione di supernova si verifica durante lo stadio finale dell’evoluzione delle stelle di grande massa. Durante l’esplosione gli strati esterni della stella vengono proiettati verso l’esterno alla velocità di migliaia di chilometri al secondo e la sua luminosità aumenta di un miliardo di volte.

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Traiettoria dell’asteroide 2012 DA14 che il prossimo 15 febbraio 2013 passerà a soli 35.000 km dalla Terra. Crediti: www.queryonline.it

Oltre alla luce, la stella emette anche particelle ad alta energia (raggi cosmici) in grado di produrre effetti devastanti sulle cellule degli esseri viventi. Inoltre le radiazioni X e gamma provenienti dalla supernova potrebbero danneggiare lo strato di ozono che ci protegge dai raggi ultravioletti nocivi provenienti dal Sole.
Perché questo scenario catastrofico si verifichi, la supernova dovrebbe però trovarsi piuttosto vicino alla Terra. È stato calcolato che si avrebbe una dose letale di radiazioni se una supernova di media intensità esplodesse a una distanza inferiore ai 60 anni luce dalla Terra. Fortunatamente per noi non sono presenti astri di questo tipo entro questo raggio. Certamente potrebbero esistere supernove ancora più intense, che porterebbero ad ampliare di decine di volte la distanza alla quale l’emissione sarebbe letale per la vita sulla Terra, ma i tempi scala per questi eventi si aggirano comunque su centinai di migliaia di anni. In conclusione per il 2012 possiamo stare tranquilli!

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La supernova SN 1994D (il punto luminoso in basso a sinistra) nella galassia NGC 4526. Crediti: NASA/ESA, The Hubble Key Project Team and The High-Z Supernova Search Team

Conclusione
Come abbiamo potuto costatare il 2012 sarà un anno uguale a tanti altri, per cui le teorie che lo hanno eletto anno catastrofico sono solo pure speculazioni che non hanno un riscontro scientifico, piuttosto si tratta spesso di operazioni mediatiche e commerciali. Sarebbe opportuno smettere di cercare le cause della fine del mondo in oggetti provenienti dall’esterno e iniziare a parlare seriamente di quanto l’attività umana sta incidendo nel progressivo declino degli esseri viventi e della Terra in generale. Ma questo non è un buon argomento per un film catastrofista!

A cura di Simona Romaniello
Astrofisica e divulgatrice scientifica, per il Planetario di Torino si occupa di formazione e di sviluppo e allestimenti museali.

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