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pubblicato il 27 settembre 2012 in la vita

La Terra oltre i 7 miliardi

Secondo la stima dei demografi, il 31 ottobre 2011 la popolazione mondiale ha tagliato il traguardo dei 7 miliardi di abitanti, un miliardo in più rispetto a 12 anni fa, ben 6 miliardi in più rispetto al 1800. Certo, si tratta di una stima, i dati non sono sufficientemente accurati per fissare l’esatto momento in cui la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi, ma si tratta comunque di una data simbolica, che ci permette di affrontare il tema della crescita demografica che ha caratterizzato l’ultimo secolo.
La crescita esponenziale della popolazione mondiale è un fenomeno recente. Circa 2000 anni fa la Terra era abitata da circa 300 milioni di esseri umani. Ci sono voluti più di 1600 anni perché quella cifra raddoppiasse, raggiungendo i 600 milioni. Il primo miliardo di persone è stato raggiunto nel 1800 e dal allora a oggi, in poco più di due secoli, la popolazione si è settuplicata. Come si può osservare dal grafico che segna le tappe della crescita della popolazione mondiale, l’impennata della crescita demografica si è registrata a partire dagli anni ’50 del 1900: dal 1959, infatti, la popolazione mondiale è cresciuta di un miliardo di persone in media ogni 13 anni.

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Fonte: “Il mondo a 7 miliardi. La persone, le opportunità”, Unfpa – Lo stato della popolazione nel 2011

I paesi più industrializzati, che fino a quel momento erano stati protagonisti di guerre, sviluppano fiorenti economie di pace e accelerano i loro processi di industrializzazione (sulla spinta della ricostruzione post bellica). Il crescente benessere economico si riscontra soprattutto nello sviluppo di una classe media sempre più ampia. Contemporaneamente il processo di globalizzazione economica e la maggior circolazione di denaro, merci e tecnologie hanno come esito finale quello di incrementare anche all’interno dei paesi in via di sviluppo il benessere complessivo.
Il crescente benessere va di pari passo con il miglioramento delle condizioni di vita. La mortalità infantile diminuisce drasticamente, passando dai circa 133 decessi ogni mille nati degli anni Cinquanta a 46 su mille nel periodo tra il 2005 e il 2010, grazie alle migliori condizioni sanitarie. L’aspettativa media di vita passa da circa 48 anni all’inizio degli anni Cinquanta dello scorso secolo ai 70 del primo decennio del 2000.
La crescita della popolazione, quindi, può essere considerata un successo per l’umanità, anche se bisogna tener presente che non tutti traggono uguali benefici da questa crescita economica né godono di una migliore qualità della vita. Grandi disparità, infatti, continuano a esistere tra un paese e l’altro e, in particolare, tra paesi industrializzati e in via di sviluppo, ma anche all’interno dei singoli paesi.

Piramidi della popolazione
Un utile strumento per valutare come si evolve la popolazione di un paese e confrontare le tendenze demografiche che caratterizzano paesi diversi è la piramide della popolazione. La piramide della popolazione (o delle età) è una rappresentazione grafica usata nella statistica demografica per descrivere la distribuzione per età di una popolazione. Solitamente si tratta di due istogrammi (uno riguardante la popolazione femminile, l’altro quella maschile) disposti simmetricamente attorno a un asse verticale, che indica l’età della popolazione a intervalli di 5 anni. Le ascisse indicano il numero di persone (o la percentuale) che rientra in ogni classe di età.
La forma che assume la piramide delle età fornisce informazioni sulla storia demografica di una popolazione e indica l’andamento demografico a cui sta tendendo. In particolare, una forma nettamente triangolare indica una popolazione in crescita, una piramide che tende a un rettangolo indica una crescita pari a zero della popolazione, infine, una piramide che assume la forma di trapezio è segno che la popolazione è in decremento.
Per comprendere meglio quali siano le attuali tendenze demografiche prendiamo in considerazione le piramidi della popolazione di Giappone e Nigeria, due paesi che esemplificano due differenti profili demografici, ovvero quello di un paese industrializzato e di un paese in via di sviluppo.
La piramide demografica del Giappone ha la tipica forma “a trottola” che indica una  popolazione in decremento. Infatti, in Giappone, che è il paese a maggiore aspettativa di vita (83 anni), il 23% della popolazione ha più di 65 anni e solo il 13% ha meno di 15 anni. La popolazione dei giovani, e quindi di quelli in età fertile e riproduttiva, è in diminuzione mentre è in aumento la popolazione più anziana.
In Nigeria, invece, si osserva un quadro demografico opposto a quello del Giappone. La forma triangolare della piramide demografica della Nigeria, infatti, indica una popolazione in crescita: il 43% della popolazione nigeriana ha meno di 15 anni, mentre solo il 3% ha più di 65 anni.
Le piramidi della popolazione di Nigeria e Giappone rispecchiano una tendenza demografica diffusa: i paesi industrializzati hanno una popolazione sempre più vecchia, che non cresce o cresce poco, mentre i paesi in via di sviluppo sono quelli che contribuiscono alla crescita demografica mondiale.
La principale causa della tendenza all’invecchiamento delle popolazioni dei paesi industrializzati è la diminuzione del tasso di fertilità, cioè il numero di bambini che si presume partorirà una donna nell’arco dell’età fertile, e il contemporaneo aumento dell’attesa di vita.
Il tasso di fecondità medio mondiale, infatti, si è più che dimezzato dagli anni Cinquanta ad oggi, passando da 6 a 2,5 figli. Questo calo è imputabile alla crescita economica, allo sviluppo dei paesi e ai cambiamenti culturali e sociali che ne sono conseguiti. Basti pensare, ad esempio, a come è cambiato il ruolo della donna all’interno della società, grazie a una maggiore accessibilità all’istruzione e a posti di lavoro retribuiti. Tassi di fertilità più alti sono fortemente correlati con elevata povertà e scarso accesso delle donne all’istruzione.

La popolazione del futuro
La Divisione per la popolazione del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division), nel suo “Prospettive per la popolazione mondiale: revisione 2010” (World Population Prospects: The 2010 Revision), pubblicato nel maggio 2011, prevede una popolazione mondiale di 9,3 miliardi di persone nel 2050, e di oltre 10 miliardi prima della fine del secolo. Malgrado la diminuzione complessiva della fecondità, infatti, almeno 80 milioni di persone si aggiungono ogni anno alla popolazione terrestre, un numero che equivale all’incirca agli abitanti della Germania o dell’Etiopia. Nei prossimi anni la crescita della popolazione sarà sostenuta dai paesi a più alto tasso di fertilità, la maggior parte dei quali si trova in Africa, seguita da Asia e America Latina.
L’Asia, in cui è concentrato il 60% della popolazione attuale, resterà la macroregione più popolosa del mondo, anche se l’Africa guadagnerà terreno triplicando la sua popolazione da un miliardo nel 2011 a 3,6 nel 2100. Secondo le proiezioni demografiche la popolazione asiatica dovrebbe raggiungere il picco di crescita verso la metà del secolo per poi iniziare a decrescere. Infine, gli abitanti di America, Europa e Oceania, che oggi sono 1,7 miliardi, arriveranno a quasi 2 miliardi entro il 2060 per poi diminuire molto lentamente (saranno ancora circa 2 miliardi sul finire del secolo).
Dalla campagna alla città: l’esodo rurale
Secondo uno studio dell’ONU, nel 2008 la popolazione urbana mondiale ha superato per la prima volta quella rurale. Dalla prima metà del XX secolo il mondo è stato testimone di una rapida urbanizzazione della popolazione. Dal 1950 a oggi, in poco più di sessant’anni, la popolazione che risiede nelle città è quintuplicata, passando da 745 milioni a 3,6 miliardi di abitanti, a differenza della popolazione rurale che ha avuto una crescita più debole e, nello stesso periodo di riferimento, ha solo raddoppiato la sua popolazione. Si prevede che nel 2050 la popolazione globale urbana potrebbe raggiungere i 6 miliardi sui 9.3 miliardi previsti, 2 persone su 3, quindi, risiederanno nei centri urbani. Invece, la stima per il 2050 della popolazione rurale prevede una debole decrescita passando da 3,2 miliardi nel 2010 a 3 miliardi nel 2050. L’aumento della popolazione mondiale, quindi, riguarderà prevalentemente le aree urbane: un quadro completamente diverso da quello vissuto nel periodo precedente, in cui gli abitanti delle zone rurali risultavano essere ancora prevalenti, nonostante la crescita della popolazione riguardasse soprattutto le aree urbane.
L’aspetto più rilevante di questa “rivoluzione urbana” è che la futura crescita demografica sarà assorbita quasi interamente dalle aree urbane dei paesi in via di sviluppo. Nella mappa sulla popolazione urbana (Vedi grafico sulla crescita della popolazione urbana), infatti, è possibile osservare come è variata la popolazione urbana (in percentuale rispetto al totale della popolazione) nelle principali aree geografiche nel 1950, nel 2010 e le previsioni future al 2050. Come si può notare dagli istogrammi sulla mappa, l’urbanizzazione è iniziata dai paesi industrializzati (Nord America, Europa e Oceania) e sta interessando i paesi in via di sviluppo solo recentemente. Attualmente, infatti, in Africa e in Asia la popolazione rurale è ancora superiore a quella urbana, a differenza dei Paesi industrializzati, dove già nel 1950 la maggior parte della popolazione risiedeva in città. Per gli anni futuri, invece, le tendenze si invertiranno: come si può osservare dalla mappa, infatti, le previsioni per il 2050 indicano che il fenomeno di urbanizzazione interesserà prevalentemente i Paesi in via di sviluppo, in particolare Asia e Africa, mentre nei Paesi industrializzati la popolazione urbana crescerà poco.

Urbanizzazione e megacittà
La formazione delle megacittà* rappresenta uno dei fenomeni urbanistici più significativi del XXI secolo. Nel 1950, solo due città avevano più di 10 milioni di abitanti (Tokyo e New York). Dopo 25 anni, nel 1975, con Città del Messico le megacittà sono diventate tre. Oggi il numero delle megacittà è salito a 23. In testa alla classifica delle megacittà c’è Tokyo, che si estende per 120 chilometri sul mare e conta oltre 37 milioni di abitanti. Seguono quattro città con più di 20 milioni di abitanti: Delhi con 22,7 milioni; Città del Messico (22,8 milioni), New York (20,4) e Shangai (20,2). Seguono poi nell’ordine San Paolo in Brasile; Mumbay, in India; Beijing in Cina; Dhaka, Bangladesh; Kolkata, India; Karachi, Pakinstan; Buenos Aires, Argentina; Los Angeles-Long Beach-Santa Ana, USA; Rio de Janeiro, Brasile; Manila, Filippine; Mosca, Russia; Osaka-Kobe, Giappone; Istanbul, Turchia; Lagos, Nigeria; Cairo, Egitto; Guangzhou, Guangdong, Cina; Shenzen, Cina; Parigi, Francia.
Questo processo è destinato a continuare e a svilupparsi negli anni a venire, con un forte impatto sullo sviluppo economico e sociale. Si prevede, infatti, che entro il 2025 le città con oltre 10 milioni di abitanti diventeranno 37, in particolare, nessuna delle metropoli per le quali si attende una rapida crescita nei prossimi anni è ubicata in un Paese industrializzato. Nel 2025, delle 37 megacity otto sorgeranno nei Paesi industrializzati (due in Giappone, tre in Europa, tre negli USA), sette in Cina e sei in India. Non solo assisteremo all’aumento della popolazione ma anche una ridistribuzione degli esseri umani sulla Terra.

* Con «megacity» si fa riferimento alla definizione data dalle Nazioni Unite, secondo la quale si intende un agglomerato urbano con una popolazione maggiore a 10 milioni di abitanti.

a cura di Benedetta Palazzo

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