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pubblicato il 3 novembre 2011 in energia

L’Indice di Sviluppo Umano

Le persone sono la vera ricchezza delle nazioni
“Le persone sono la vera ricchezza delle nazioni”. Con questa frase si apre il primo Rapporto sullo Sviluppo Umano, pubblicato nel 1990 dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (United Nations Development Programme, UNDP). Il Rapporto fu davvero innovativo in quel periodo poiché introdusse l’Indice di Sviluppo Umano (Human Development Index, HDI), ideato in quegli anni dall’economista pakistano Mahbub ul-Haq, e con esso un nuovo modo di concepire lo sviluppo umano. Lo sviluppo di un Paese, infatti, fino ad allora era valutato esclusivamente sulla base degli indicatori tradizionali di crescita economica (come ad esempio il prodotto interno lordo, PIL), mentre con l’HDI si analizzavano per la prima volta fattori quali l’alfabetizzazione e l’aspettativa di vita, e non solo il reddito o i beni di consumo. Il primo rapporto riscosse grande entusiasmo da parte di politici, ricercatori ed economisti e modificò radicalmente la concezione di evoluzione della società e di sviluppo umano.

Per saperne di più sul Rapporto sullo Sviluppo umano e sull’Indice di Sviluppo Umano visita il sito dell’UNDP

Le tre dimensioni dello sviluppo umano
Una vita lunga e sana, l’accesso alla conoscenza e all’istruzione e uno standard di vita dignitoso sono le tre dimensioni su cui si fonda l’Indice di Sviluppo Umano.
L’HDI viene quindi calcolato in base alle seguenti dimensioni:

  • Una vita lunga e sana: la possibilità di vivere una vita lunga e in buona salute ci dà informazioni sulle condizioni di vita di ogni individuo (alimentazione, sanità, abitazione, ecc.). Questa dimensione viene misurata attraverso la speranza di vita alla nascita.
  • L’accesso all’istruzione: esprime la possibilità di un individuo di comunicare, di accedere all’informazione e di partecipare alla vita della comunità. Questa dimensione viene misurata attraverso gli  anni medi di istruzione e gli anni previsti di istruzione.
  • Uno standard di vita dignitoso: misurato dal Reddito nazionale lordo (RNL) pro capite (in termini di parità di potere d’acquisto in dollari USA)

Su queste dimensioni vengono calcolati tre indici:

  • Indice di Aspettativa di Vita;
  • Indice di Istruzione, costituito dall’Indice Anni medi di istruzione e dall’Indice Anni previsti di istruzione;
  • Indice di Reddito.

L’HDI, infine, viene calcolato come media geometrica dei tre indici. L’indice di Sviluppo Umano riassume, quindi, con un semplice numero una molteplicità di dati relativi all’aspettativa di vita, all’istruzione di base e al reddito minimo, che altrimenti risulterebbero di difficile lettura, soprattutto per i non addetti ai lavori. Così come il PIL, l’HDI è un indice grezzo che serve da unità di misura dello sviluppo umano, senza trascurare, però, tutto quello che va al di là del reddito e dei beni di consumo.

Nuovo rapporto, nuovi indici
Il Rapporto sullo Sviluppo Umano 2010 ha introdotto tre nuovi indici che vanno ad integrare il tradizionale Indice di Sviluppo Umano:

  • L’Indice di Sviluppo Umano corretto per la disuguaglianza: per la prima volta il Rapporto sullo sviluppo umano introduce il fattore della disuguaglianza all’interno dell’indice di sviluppo umano, correggendo i risultati dell’HDI in modo da tener conto delle disparità di reddito, salute e istruzione interne ai paesi. Questo indice sarà analizzato più approfonditamente di seguito.
  • L’Indice di disuguaglianza di genere: questo nuovo indice include i tassi di mortalità materna e la rappresentanza femminile nei parlamenti e permette di valutare l’impatto negativo sullo sviluppo umano delle disparità economiche e sociali esistenti tra uomini e donne.
  • L’Indice multidimensionale di povertà: questo nuovo indice integra le misurazioni della povertà basate sul reddito e indica il numero di persone che sono multidimensionalmente povere (cioè sono povere non solo perché hanno un reddito basso, ma anche perché non possono accedere a servizi e beni di base) e le privazioni che esse debbono affrontare all’interno del nucleo familiare.

L’Indice Multidimensionale di Povertà valuta le privazioni di un individuo all’interno delle tre dimensioni analizzate dall’Indice di Sviluppo Umano, ovvero standard di vita, salute e istruzione. Per farlo utilizza 10 indicatori, quali, ad esempio, l’accesso all’elettricità e all’acqua pulita, la mortalità infantile, gli anni di istruzione, il livello di nutrizione, ecc., e definisce “povero” un individuo che non può accedere a più di tre di questi indicatori.

Il Rapporto sullo Sviluppo Umano 2010
L’UNDP è oggi giunto alla ventesima edizione del Rapporto sullo Sviluppo Umano dal titolo “La vera ricchezza delle Nazioni. Vie dello sviluppo umano. Edizione del 20° anniversario”, 2010.
L’HDI mondiale, pari a 0,62, è cresciuto del 18% dal 1990 (e del 41% dal 1970), grazie ai grandi passi avanti compiuti nell’ambito delle tre dimensioni dell’indice (aspettativa di vita, istruzione e qualità di vita).
Le prime 10 nazioni nell’HDI 2010 sono Norvegia, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Irlanda, Liechtenstein, Paesi Bassi, Canada, Svezia e Germania. Al fondo della graduatoria delle 169 nazioni incluse nell’HDI 2010 ci sono, nell’ordine: Mali, Burkina Faso, Liberia, Ciad, Guinea-Bissau, Mozambico, Burundi, Niger, Repubblica Democratica del Congo e Zimbabwe. Degli ultimi 30 paesi in classifica, soltanto due non appartengono all’Africa sub-sahariana: Haiti (145°) e Afghanistan (155°). Negli ultimi quarant’anni soltanto tre paesi hanno al 2010 un indice di sviluppo umano più basso del 1970: Repubblica democratica del Congo, Zambia e Zimbabwe.
L’Italia si trova al 23° posto in classifica, preceduta in ambito europeo da Svizzera (13° posto), Francia (14°), Finlandia (16°), Islanda (17°), Belgio (18°), Danimarca (19°), Spagna (20°) e Grecia (22°), ma davanti a Lussemburgo, Austria e  Gran Bretagna, che occupano rispettivamente la 24°, la 25° e la 26° posizione.
I 10 “Top Movers” evidenziati nel Rapporto 2010 – ovvero quei paesi che hanno avuto i miglioramenti più marcati in termini di HDI nel corso degli ultimi 40 anni – sono guidati dall’Oman. Gli altri nove “Top Movers” sono Cina, Nepal, Indonesia, Arabia Saudita, Laos, Tunisia, Sud Corea, Algeria e Marocco.

HDI corretto per la disuguaglianza
Una novità del Rapporto sullo Sviluppo umano del 2010 è l’introduzione dell’Indice di Sviluppo Umano corretto per la disuguaglianza (Inequality HDI – iHDI). L’iHDI misura il livello medio di sviluppo umano della popolazione in una determinata società tenendo conto del grado di disuguaglianza presente in un Paese. L’HDI, in quanto aggregato delle medie nazionali, nasconde le disparità esistenti nei diversi paesi: in presenza di disuguaglianza, infatti, non tutte le persone hanno pari accesso all’istruzione e a un reddito che gli permetta di avere uno standard di vita dignitoso, né  hanno la medesima aspettativa di vita alla nascita. L’Indice di Sviluppo Umano corretto per la disuguaglianza fornisce, quindi, un quadro più completo del benessere delle persone e mette in evidenza non solo le disparità fra Paesi ma anche i divari presenti all’interno dei paesi.
Pertanto, l’iHDI risulta inferiore all’HDI: tanto maggiore è la differenza tra i due tanto è più alta la disuguaglianza.
Con l’introduzione dell’indice corretto per la disuguaglianza, l’HDI globale passa da 0,62 a 0,49, retrocedendo dalla categoria ad alto HDI a quella a medio HDI. I Paesi con uno sviluppo umano basso presentano una maggiore disuguaglianza in tutte e tre le dimensioni e registrano, quindi, le perdite più consistenti di sviluppo umano.
Per comprendere meglio l’indice corretto per la disuguaglianza, possiamo analizzare il seguente grafico. In rosso è indicata la popolazione mondiale con iHDI e HDI basso, il giallo indica la popolazione con iHDI e HDI medio, mentre il colore verde acqua e il verde brillante indicano rispettivamente la popolazione con iHDI e HDI alto e molto alto.
Il grafico mette a confronto la popolazione mondiale suddivisa per HDI e inequality HDI. L’introduzione dell’indice corretto per la disuguaglianza comporta una notevole riduzione del valore dell’indicatore rispetto a quello non corretto e un aumento della percentuale di popolazione con indice basso. Se consideriamo l’indice non corretto, infatti, il 16% della popolazione rientra nella fascia più bassa (colore rosso), il 51% in quella media (colore giallo), il 18% (colore verde acqua) e il 15% (colore verde brillante) rispettivamente nelle fasce alta e molto alta. Considerando invece l’iHDI la situazione cambia notevolmente: la fascia di popolazione che rientra nella fascia più bassa è pari al 39% (colore rosso), più del doppio rispetto all’HDI, la fascia media e le fasce alte e molto alte, invece, si riducono rispettivamente a 43% (colore giallo), 7% (colore verde acqua) e 11% (colore verde brillante).

L’attesa di vita
Una delle dimensioni utilizzate per il calcolo dell’HDI è l’aspettativa di vita alla nascita. Il grafico seguente mette in relazione l’attesa di vita alla nascita (espressa in anni e rappresentata dagli istogrammi – scala a sinistra) della popolazione mondiale con il reddito pro capite giornaliero (curva in rosso riferita alla scala a destra). Ogni barra dell’istogramma rappresenta un Paese e la sua larghezza è proporzionale alla popolazione di quel paese. I paesi sono poi stati ordinati per reddito pro capite crescente. A livello mondiale l’attesa di vita alla nascita è di 69,3 anni, ma si riduce a 56 anni per i paesi a sviluppo e reddito basso, mentre sale a 80,3 per i paesi a sviluppo umano e reddito alto. Negli Stati Uniti un’attesa di vita inferiore ai 50 anni si registrava alla fine del 1800, quindi più di un secolo fa, mentre un’aspettativa di vita di poco inferiore ai 70 anni si registrava negli anni ’50-’60 del 1900.

Mortalità infantile
Per meglio valutare la dimensione dell’aspettativa di vita e comprendere come la popolazione mondiale ha accesso alla sanità, è opportuno analizzare il grafico sulla mortalità infantile. Il seguente grafico mette in relazione la mortalità infantile (rappresentata dal numero di morti ogni mille nascite – scala a sinistra) con il reddito pro capite. Come per i precedenti grafici, ogni barra dell’istogramma rappresenta un Paese e la sua larghezza è proporzionale alla popolazione di quel paese. I paesi sono ordinati per reddito pro capite crescente.
Si può osservare che a livello medio mondiale il numero di morti entro i 5 anni ogni 1000 nascite é pari a 63 bambini, ma vi è ampia disuguaglianza tra il numero di morti nei paesi a basso sviluppo umano (134) e a sviluppo umano molto elevato (6).  In sostanza, più il reddito e lo sviluppo di un paese è alto, minore è la mortalità infantile entro i primi 5 anni di vita.

Spesa sanitaria
Un ulteriore indicatore per valutare la dimensione della salute è la spesa sanitaria. Il grafico seguente mette in relazione la spesa sanitaria annuale pro capite (rappresentata dalla scala a sinistra) con il reddito pro capite (curva in rosso – scala a destra). Si può subito osservare che la spesa sanitaria mondiale cresce proporzionalmente al reddito. A livello mondiale,infatti, la spesa sanitaria pro capite è pari a 869$, ma vi è un’ampia disuguaglianza tra la spesa media nei paesi a basso sviluppo umano (66$) e a sviluppo umano molto elevato (4.172 $).

A cura di Benedetta Palazzo

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