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pubblicato il 2 ottobre 2011 in aria

Il rischio idrogeologico

Ai lati dei corsi d’acqua troviamo una zona pianeggiante chiamata piana d’inondazione che solo occasionalmente viene allagata in seguito a grandi piogge o da improvvisa fusione di consistenti masse nevose che provocano una piena. In questi casi l’acqua fuoriesce dagli argini del corso d’acqua e occupa le pianure adiacenti depositando successivamente i sedimenti che trasporta.
Le inondazioni possono essere così causate da una crescita rapida o lenta della portata del fiume che può risentire in alcune zone del fenomeno dell’alta marea e nelle aree litorali possono essere causate anche da uragani, maremoti e tempeste di mare. Coinvolti possono essere anche i centri urbani caratteristici delle zone rivierasche di grandi laghi che vengono inondati in seguito a grandi precipitazioni, come ad esempio lungo le sponde del Lago Maggiore, di Como e di Garda. Altre cause di alluvioni distruttive possono essere crolli di dighe o frane in bacini lacustri come avvenne per il Vajont presso Belluno.
Si possono avere inondazioni anche in assenza di fiumi quando una violenta precipitazione si abbatte su un territorio pianeggiante con un’intensità tale che l’acqua non possa essere assorbita dal terreno o non defluisce con la stessa velocità con la quale cade al suolo.
Gli insediamenti lungo i fiumi
Da sempre l’uomo ha costruito insediamenti o utilizzato le aree lungo i fiumi o nelle pianure a rischio di alluvioni. Infatti, le zone lungo fiumi come il Nilo, il Tigri, l’Eufrate, l’Indo, il Gange o lo Yangtse, sono aree fertili proprio a causa dei depositi alluvionali. Inoltre ai corsi d’acqua sono legate attività economiche come ad esempio la pesca, il trasporto del legno, il movimento di merci e la produzione di elettricità.

Le piene
Le variazioni di portata dei corsi d’acqua vengono evidenziati con degli idrogrammi che sono dei grafici che mettono in relazione la portata stessa del fiume nel corso del tempo a seconda delle piogge che si sono verificate.
Ad esempio, in seguito ad una forte precipitazione, il volume di acqua presente nel fiume aumenta fino a raggiungere un massimo che viene indicato come colmo e con il passare di ore per i bacini più piccoli o giorni per i bacini più grandi, il volume di acqua che fluisce nel fiume diminuisce fino a ritornare in una condizione di normalità. Questo andamento viene rappresentato da una curva caratterizzata da tratti in salita, un punto massimo (il colmo) e tratti in discesa che indicano il ritorno graduale alla situazione di flusso regolare.
Per potersi difendere dalle inondazioni è necessario conoscere le portate al colmo durante eventi estremi in modo da poter progettare opere adeguate. Con questi dati e le informazioni esistenti relativi a piene che si sono verificate in passato, vengono effettuati calcoli di probabilità che devono tenere conto anche delle precipitazioni, delle caratteristiche del paesaggio, dell’altitudine, della geologia, della pedologia e della vegetazione caratteristici del luogo.

Opere per la difesa
Argini – La costruzione di argini in terra è un modo diffuso e poco costoso per difendersi dalle inondazioni. In alcuni casi si impermeabilizza l’argine con particolari rivestimenti in plastica o gomma, con gettate di calcestruzzo o con materiale bituminoso.
Canalizzazioni – Gli alvei vengono allargati con lo scopo di aumentare la loro portata o si proteggono le sponde attraverso la costruzione di muri veri e propri. Le conseguenze della canalizzazione non sono sempre positive perché, se favoriscono il defluire più veloce dell’acqua nella zona da proteggere, aggravano la situazione a valle della zona canalizzata dove possono avvenire inondazione che altrimenti non si verificherebbero. Inoltre, comportano un impatto ambientale per la fauna e la flora spesso negativo.
Canali scolmatori – Quando la portata di un fiume raggiunge un determinato livello, i canali scolmatori sottraggono acqua che viene restituita al corso principale in un punto più a valle dell’area da proteggere. Solitamente le acque vengono fatte defluire in un corpo idrico rappresentato da un altro fiume, un lago o direttamente al mare.
Anche sbarramenti come le dighe possono essere utilizzate in casi di piena come serbatoi di raccolta di acqua che viene fatta defluire lentamente in un secondo tempo, mentre il rimboschimento aiuta ad aumentare il tempo che intercorre tra piogge e piene.

Previsione e allarme
I sistemi di previsione e di allarme sono utili per i grandi bacini, ma hanno scarsa efficacia per i torrenti che si possono ingrossare in brevissimo tempo tanto che il tempo che intercorre tra l’allarme e il verificarsi dell’inondazione sarebbe troppo brevi. L’allarme può essere dato in seguito al rilevamento della propagazione dell’onda di piena alle varie stazioni di osservazione da monte verso valle o essere basato sull’intensità delle precipitazioni che cadono in una data area.
Riportiamo come esempio le azioni di pronto intervento messe in atto in seguito all’alluvione che ha colpito nel 1953 una zona dell’Inghilterra in seguito ad una tempesta nel Mare del Nord:

  • circa 12 ore prima dell’evento viene indicata la possibilità di alluvione e vengono potenziati i servizi di monitoraggio;
  • viene comunicata la probabilità di rischio e vengono informati i comuni coinvolti;
  • vengono avvisati i servizi di emergenza, mentre barche e manodopera sono pronti a verificare eventuali danni ai canali di comunicazione, vengono avvertiti i residenti in posti isolati e sono pronte le misure di evacuazione.
  • viene dato l’allarme, iniziano i soccorsi e sono impiegati tutti i servizi di emergenza.

Il rischio in Italia
Numerose formazioni geologiche presenti nel territorio italiano sono caratterizzate da rocce impermeabili come le marne e le argille. La loro impermeabilità all’acqua comporta una scarsa infiltrazione nel suolo e un aumento della velocità e della quantità di acqua di ruscellamento: condizioni che favoriscono il verificarsi di alluvioni. Inoltre il regime torrentizio è caratterizzato da lunghi periodi di magra e da brevi e intense piene in occasione delle piogge più intense. Per le forti precipitazioni concentrate in poco tempo, le acque superficiali possono notevolmente aumentare la portata dei torrenti montani e dei fiumi di fondovalle provocando la fuoriuscita dell’acqua dagli argini.
Questi fenomeni sono accentuati anche dall’abbandono dei versanti collinari perché la pratica agricola del terrazzamento impediva il flusso diretto dell’acqua verso valle facilitando il ristagno e l’infiltrazione nei tratti di terreno orizzontali. Inoltre la tendenza di estendere aree agricole ha comportato la costruzione di argini artificiali per guadagnare nuovo terreno lungo le rive dei corsi d’acqua, mentre è utile, nelle zone a rischio, creare vaste aree adiacenti ai fiumi di fondovalle che possano essere allagate dall’acqua durante le piene senza recare danno. Spesso in queste zone pianeggianti vengono costruite abitazioni e fabbriche che, in seguito a un’inondazione, saranno sicuramente danneggiati.
Nel dopoguerra le alluvioni in Italia sono state frequenti e hanno provocato danni per migliaia di miliardi; infatti, è necessario una buona organizzazione degli organismi di controllo del territorio sia a livello statale che regionale.  L’intervento principale è da effettuare con la prevenzione attraverso lo studio del territorio, della dinamica dei bacini e della rete idrografica.

A cura di Elisabetta Monistier

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