dcsimg

acqua

Speleologi al freddo

Il fascino esercitato dalle grotte nel ghiaccio fa scrivere a un esploratore:
“Le forme delle grotte glaciali sono spettacolari: lisce pareti traslucide venate di blu, in cui l’acqua incide lame come gigantesche canne d’organo, marmitte che sembrano lavorate da enormi mole, meandri sinuosi come grandi serpenti albini, lunghe stalattiti di ghiaccio come fragili e lucenti spade, coperte di cristalli di ghiaccio che si dissolvono in un soffio di fiato… Stranamente, le forme sono simili nei ghiacciai di tutto il mondo, ma ogni pozzo è reso unico dalle differenze nel colore del ghiaccio: candido e granuloso, oppure lucido e trasparente come vetro, con venature più cupe di ogni sfumatura di blu, con incluse miriadi di bolle d’aria argentee, o piccoli sassi e granelli di polvere che luccicano come gemme… uniche sono anche le cangianti condizioni di illuminazione, che riempiono i pozzi ora di perlacea luce soffusa, ora di limpida e fredda luce azzurrina, a volte con una forte componente ultravioletta, che rende curiosamente fluorescenti le attrezzature, i capi di vestiario, persino i sorrisi degli esploratori. L’acqua naturalmente gioca la parte principale: può essere l’intermittente plic-ploc di un lontano stillicidio, il cicaleccio petulante di un torrente, una lama argentea che scivola, come seta, senza rumore e apparentemente senza movimento, o un rombo cupo e minaccioso che sale dalle profondità, facendo vibrare le pareti del pozzo, e sembra risalire attraverso le punte dei ramponi a trasmettere un’immotivata, quanto incontrollabile inquietudine, può essere una massa d’acqua bianca e schiumosa che si precipita in cascata, frustandoci le spalle e la faccia con violenza, e sul fondo si accalca, si gonfia scrosciando, turbinando vorticosa per infilarsi tra le strette pareti di un meandro ghiacciato, dove si perde nel buio mugghiando furiosa…”

Con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
 
Eni S.p.A. - P.IVA 00905811006