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ecosistemi

Mangiare o essere mangiati?

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Spesso troviamo nelle savane adattamenti fisiologici, sia tra gli erbivori sia tra le piante di cui essi si nutrono. Molte graminacee, infatti, per difendersi hanno reso coriacei i tessuti concentrando all’interno silice e lignina; altre hanno prodotto sostanze velenose, irritanti o nauseabonde; altre piante, ancora, hanno trasformato le foglie in spine appuntite o uncinate; alcune piante crescono in mezzo a piante velenose per ricavarne difesa o attraggono le formiche dal morso doloroso. D’altro canto, gli erbivori hanno sviluppato una dentatura trituratrice molto efficiente, labbra e lingua prensili per strappare facilmente foglie ed erbe, colli lunghi per arrivare ai differenti strati di vegetazione e particolari sistemi di digestione come la ruminazione, utili per le parti vegetali più indigeribili. Altri erbivori sono insensibili ai veleni e ad armi chimiche, come il rinoceronte nero che, in alcune zone, si nutre principalmente di euforbia, pianta dal lattice irritante persino per l’uomo; altri ancora riescono a masticare spine e aculei grazie al particolare rivestimento delle mucose della bocca.

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