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Ghiaccio e fuoco

Quando i ghiacciai incontrano un vulcano…
L’Islanda è caratterizzata da numerose calotte glaciali, tra cui il vastissimo Vatnajökull (jökull significa ghiacciaio in islandese), che copre una superficie di 8.300 km2, ed è il più vasto d’Europa. Al di sotto dei ghiacciai, si estendono altopiani basaltici in cui si aprono le bocche di numerosi vulcani ancora attivi.
L’incontro di due mondi, di ghiaccio e di fuoco, ha plasmato un paesaggio incredibile e straordinario, tanto affascinante quanto portatore di rischi e pericoli. Sono intuibili, infatti, gli effetti del calore dell’attività vulcanica sul ghiaccio soprastante: le forme più spettacolari sono giganteschi sistemi di enormi gallerie che corrono alla base dei ghiacciai, attraverso le quali vengono drenate le grandi quantità di acque di fusione. In questi sistemi di grotte, con la volte scavata nel ghiaccio e il pavimento sulla roccia calda, e nel ghiaccio soprastante si possono a volte formare grandi laghi, che costituiscono uno dei più gravi rischi di questi ghiacciai. Le soglie che li sostengono, infatti, possono crollare all’improvviso, liberando istantaneamente enormi quantità di acque sottoglaciali e provocando spaventose rotte, che, per i grandi quantitativi d’acqua immagazzinata grazie all’attività vulcanica, non hanno paragoni con le rotte di ghiacciai “normali”: non a caso, questi fenomeni di jökulhlaup portano un nome islandese.
Proprio il Vatnajökull, nel 1996, è stato teatro di uno dei più impressionanti jökulhlaup mai osservati. Tra il 29 settembre e il 13 ottobre 1996, l’eruzione da una delle numerose bocche vulcaniche al di sotto del ghiacciaio ha provocato la formazione di un’enorme quantità di acqua di fusione,che ha inizialmente colmato la caldera del vucano sottoglaciale Grimsvötn, per poi tracimare provocando una spaventosa inodazione. L’attività vulcanica che ha preceduto l’inondazione ha creato un pennacchio di ceneri alto più di 3000 m, che ha immediatamente allertato i ricercatori, facendo partire il “conto alla rovescia” per la prevista inondazione. La liberazione dei 4 miliardi di m3 di acqua imprigionati sotto al ghiaccio è stata monitorata e seguita, per la sua spettacolarità, anche dai media di tutto il mondo. Con una portata che nella fase di massima ha raggiunto i 45.000 m3/s, paragonabile a quella del fiume Congo, l’onda di piena si è spinta per 50 km a valle, provocando danni per più di 30 milioni di dollari, fortunatamente senza vittime, grazie alla tempestiva previsione e alla scarsità di popolazione.

 

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