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Ma si respira, in grotta?

Una delle credenze più diffuse è che all’interno delle grotte l’aria sia spesso viziata, malsana, povera di ossigeno, a volte satura di gas tossici.
Questa erronea credenza nasce, in realtà, dalla confusione tra grotte naturali e miniere. In queste ultime, vuoti artificiali che perturbano un sistema naturale, è vero che spesso la circolazione d’aria è lenta e necessita di un ausilio meccanico per garantire la sopravvivenza dei minatori che vi lavorano e per convogliare all’esterno sostanze di scarico prodotte dai macchinari. Spesso, inoltre, le gallerie si saturano dei gas contenuti nelle rocce e liberati dalle operazioni di scavo (come il tanto temuto grisou delle miniere di carbone). A differenza delle minere, le grotte sono sistemi complessi, che in genere hanno più di un’ingresso, e sono sempre in comunicazione con la superficie attraverso sistemi di fratture e piccoli condotti. Vi è quindi una notevole circolazione di aria, per effetto delle differenze di pressione e di temperatura agli ingressi delle grotte. Le correnti d’aria all’interno di una grotta sono tanto più intense quanto maggiore è il dislivello tra gli ingressi, e tanto maggiore è la differenza di temperatura tra interno ed esterno. Spesso proprio le forti correnti d’aria agli ingressi sono gli indizi della potenziale esistenza di un sistema carsico. L’aria all’interno di una grotta viene quindi continuamente rimescolata e non vi sono mai problemi di carenza di aria o di ossigeno.
Soltanto in alcuni tipi particolari di grotte occorre cautela. In alcune sale chiuse, soprattutto in ambiente tropicale, possono formarsi stagionalmente delle sacche di aria ricca di CO2, a causa dell’attività biologica: un eccessivo senso di fatica e di spossatezza, e la fiamma dell’acetilene che non vuol saperne di rimanere accessa sono in genere campanelli d’allarme sufficienti. Altri gas, come vapori di ammoniaca, possono formarsi in presenza di depositi organici in decomposizione (come guano di pipistrelli, che, in alcune grotte tropicali può raggiungere spessori di decine di metri): in questo caso è l’odore forte e acre che mette gli esploratori sull’avviso. Grotte vulcaniche, come i tunnel di lava nelle zone più vicine al cratere o con fumarole attive, grotte particolari, come le grotte scavate nel ghiaccio a contatto con terreni vulcanici attivi (come quelle che si trovano in Islanda), oppure, ancora, grotte che contengono al loro interno sorgenti sulfuree (come la famosa Cueva de Villa Luz, in Messico) richiedono, invece, precauzioni particolari, come l’uso di bombole per respirare e particolari misuratori (apparecchi Draeger) per monitorare continuamente la qualità dell’aria. Anche l’esplorazione di grotte al di là di sifoni e gallerie allagate richiede un controllo, prima di respirarne l’aria. In alcune grotte tropicali, soprattutto se molto secche, il guano di pipistrello può ospitare le spore di un funfo, Histoplasma capsulatum, che, se inalate dall’uomo, possono provocare gravi patologie respiratorie: in questo caso è necessario proteggersi con una maschera a filtro meccanico, in grado di trattenere le spore. A parte questi casi particolari, però, l’aria in grotta è perfettamente respirabile e non è quindi necessario portarsi bombole di ossigeno, nè maschere antigas di alcun tipo. Anzi, a causa della forte umidità, che fa precipitare le polveri atmosferiche, e l’assenza di allergeni, l’aria di grotta è spesso molto pulita, tanto che nel secolo scorso molte grotte, soprattutto in Austria, furono trasformate in stabilimenti speleoterapici per la cura di malattie respiratorie.

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