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Le operazioni di cracking

Al termine della distillazione frazionata, lunghe molecole di idrocarburi possono essere trasformate in molecole più leggere con tecniche di frazionamento più raffinate (cracking). Queste ultime potranno successivamente essere rimontate in lunghe catene di polimeri e altri materiali sintetici che permettono di realizzare prodotti sempre più versatili, economici, comodi, efficienti e necessari per il benessere quotidiano.
Questo ulteriore processo si chiama cracking termico e consiste nello scaldare gli idrocarburi fino a 800 gradi centigradi in speciali camere a pressioni elevate (fino a 100 atmosfere). Al crescere della temperatura, i legami tra gli atomi di carbonio si scindono. Oltre alle molecole di idrocarburi più leggere, che possono essere avviate al più raffinato cracking catalitico, si ha un’elevata produzione di carbon coke. Tutto ciò che rimane viene comunque usato per produrre asfalti e bitumi.
Il catalizzatore utilizzato per il cracking catalitico permette di operare a temperature e a pressioni più basse (fino a 500 gradi centigradi e da 2 a 4 atmosfere).
Un processo che consente di ridurre idrocarburi leggeri in molecole ancora più leggere, limitando la formazione di carbon coke, è il cracking a vapore (steam cracking) in cui si opera a bassa pressione e a 850 gradi centigradi di temperatura. I vari processi di cracking consentono di separare tra loro i vari idrocarburi in modo molto efficace, per cui si riesce a ottenere propilene puro al 97% ed etilene quasi al 100%.
Altro processo è, invece, il reforming catalitico, che modifica il benzene da idrocarburo saturo a ciclico con un maggior “numero di ottano”, migliorando le caratteristiche antidetonanti della benzina e le prestazioni del motore.

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