dcsimg

pubblicato il 18 maggio 2009 in la vita

Sauropodi

Il fascino dei giganti preistorici
Lunghi 40 metri e alti 17, pacifici ma immensi, i branchiosauri erano veri gioielli di ingegneria genetica. Macchine di sopravvivenza nel difficile mondo preistorico.
Sono i branchiosauri i veri signori della preistoria. La loro enorme taglia e il loro straordinario peso (pari a quello di 10 elefanti africani) ha sempre lasciato perplessi gli studiosi. Come è possibile che fossero così grossi eppure così resistenti tanto da dominare la terra per più di 100 milioni di anni, dal Medio Giurassico al Creataceo? Secondo P. Martin, paleontologo dell’Università di Bonn, in Germania, e Marcus Clauss, dell’Università di Zurigo, in Svizzera, si tratta di un mix fortunato di 4 caratteristiche.

Caratteristiche vincenti?
Non masticare
In primo luogo, i Sauropodi non masticavano il cibo. Solitamente è considerata una pessima abitudine, invece in questo caso è stata determinante. Ingoiare senza masticare ha permesso infatti a questi erbivori preistorici di sviluppare una dentatura ridotta,  prerequisito fondamentale per avere teste piccole e leggere, adatte a infilarsi tra i rami per cogliere le foglie più verdi, ad alto contenuto energetico. D’altra parte, se avessero avuto teste più pesanti non avrebbero potuto sviluppare un collo così lungo e “strategico” per nutrirsi.
Metabolismo variabile
Ma non basta. Se i brachiosauri non avevano fauci degne di nota, avevano però stomaci immensi, adatti ad accumulare, in attesa della digestione, le tonnellate di cibo ingurgitato. Secondo l’ipotesi dei due ricercatori, impossibile a verificarsi, per crescere così  tanto e così in fretta, i sauropodi dovevano avere un metabolismo molto veloce che però, una volta diventati adulti, rallentava. Se avesse continuato allo stesso ritmo, date le loro dimensioni, avrebbe portato a un’eccessiva produzione di calore, facendo aumentare troppo la loro temperatura corporea.
Elaborato sistema respiratorio
Un altro punto che ha sempre incuriosito gli scienziati è: come facevano organismi così grossi a ossigenarsi per bene e a disperdere il calore corporeo generato dalle varie funzioni vitali? Con un collo talmente lungo, l’aria avrebbe dovuto scorrere per metri lungo la trachea prima di giungere ai polmoni… Questi dinosauri risolvevano il problema con un sistema di respirazione simile a quello degli uccelli. Anziché polmoni flessibili che si espandevano e contraevano, i sauropodi (come gli attuali uccelli) potevano contare su un sistema di “sacchi d’aria” che pompavano ossigeno in polmoni rigidi. Le sacche d’aria, che partivano dai polmoni, andavano ad inserirsi tra le ossa cervicali, creando un effetto di sostegno pneumatico: un sistema efficace per trasportare il calore eccessivo fuori dal corpo e per sostenere il collo.
Le uova dei sauropodi
Se questi dinosauri sono sopravvissuti tanto a lungo è anche grazie ad una tecnica evolutiva che li differenzia dai mammiferi: mentre questi procreavano un figlio alla volta, i sauropodi deponevano più uova. Un modo statisticamente efficace per permettere a più esemplari di sopravvivere. Inoltre, la velocità con cui i piccoli crescevano li difendeva dagli assalti dei predatori, presto intimoriti dalle loro dimensioni.

A cura di Videoscienza

Con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
 
Eni S.p.A. - P.IVA 00905811006