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pubblicato il 15 marzo 2008 in la vita

Biodiversità

Definire la biodiversità
Si parla tanto di biodiversità, e della necessità di proteggerla. Ma che cos’è questa biodiversità? E perché è così importante?
Prima di rispondere a questi interrogativi, è bene chiarire che, nel corso di centinaia di milioni di anni, la vita si è diffusa ovunque sul globo, conquistando ambienti che vanno dalle profondità oceaniche fino alle cime delle montagne.
Per sopravvivere in luoghi così diversi e per periodi così lunghi, gli esseri viventi si sono dovuti adattare, e nel corso di questo processo hanno assunto un’infinità di forme, dimensioni e altre proprietà.
Dando allora una prima rapida risposta alle domande poste sopra, può essere utile definire la biodiversità come la ricchezza della vita. Una ricchezza che si è moltiplicata e modificata nel tempo e nello spazio, e che oggi si riflette nella varietà degli organismi che popolano la Terra, uomo compreso.

Biodiversità, tempo e spazio
Per capire la biodiversità, è importante sforzarsi di trovare un ordine laddove regna un disordine più o meno grande.
Per esempio, ciò che ha prodotto le piccole differenze che esistono fra il lupo europeo e il lupo americano – animali simili ma non proprio uguali – è la geografia, ossia il fatto di vivere in luoghi dove si sono dovuti adattare a condizioni ambientali diverse. Essi infatti hanno avuto un progenitore comune molto “recente”, ossia comparso qualche milione di anni fa, e dunque sono ancora piuttosto simili.
Invece il grande divario che possiamo osservare fra un albero e un topo ha ragioni molto più antiche, perché il loro progenitore comune risale a centinaia di milioni di anni fa. Di fatto, questo divario formidabile è il risultato di una serie di differenze che si sono accentuate e accumulate in un arco di tempo assai più lungo.
Ciò premesso, nella realtà le cose non vanno sempre in modo così semplice e chiaro. Spesso infatti i due andamenti della biodiversità, nel tempo e nello spazio, sono indistinguibili. È l’esperienza dei biologi a dirci quando è stato più importante il tempo e quando lo spazio nel plasmare le difformità del mondo vivente.

Biodiversità e habitat
Parlare della dimensione spaziale della biodiversità significa parlare della varietà biologica che dipende dai diversi habitat di vita. In prima battuta, infatti, è l’ambiente che determina quali sono le caratteristiche biologiche che le specie devono possedere. E per ambiente dobbiamo intendere qualsiasi spazio in cui un organismo abbia trovato conveniente stabilirsi, quindi anche uno spazio microscopico: non si deve scordare che la maggior parte degli organismi viventi ha dimensioni impercettibili all’occhio umano, e che le loro dimensioni si misurano in millesimi o centesimi di millimetro.
Da un certo punto di vista, dunque, è come se, per poter stare in un certo ambiente, fosse necessario rispettare delle regole che possono variare moltissimo a seconda delle condizioni geografiche ed ecologiche. Queste regole sono imposte dal tipo di ambiente fisico, dalla temperatura, dall’umidità, dall’esposizione al sole, dalle relazioni con altri organismi, e da una serie di altri fattori.
Per esempio, gli animali che vivono nel mare hanno sempre una sagoma idrodinamica, arti a forma di pinne, e altri sistemi biologici che sono efficaci per vivere, muoversi e nutrirsi nel mezzo acquatico. La prova di ciò sta nel fatto che squali e delfini, che per certi versi sono molto differenti (il primo è un pesce cartilagineo e il secondo è un mammifero), possiedono comunque un aspetto simile. Le stesse considerazioni possono valere in molti casi, e come esercizio può essere divertente fare una ricerca per proporne altri, magari ancora più interessanti.

Un’unica origine
Tutte le forme di vita esistite fino a oggi hanno preso origine da un unico tipo di organismo, che è comparso oltre 3,5 miliardi di anni fa. Poiché questa creatura primordiale non esiste più, non si possono conoscere precisamente le sue caratteristiche, e non si possono nemmeno trarre delle conclusioni certe su come potrebbe essersi generato. Si può soltanto ipotizzare che, in qualche misura, assomigliasse a un microbo che, nel corso delle generazioni, a un certo punto ha cominciato a trasformarsi, fino a cambiare radicalmente le sue caratteristiche.
L’unico fatto appurato è che da esso sono discese tutte le forme viventi che durante la storia si sono avvicendate sul pianeta. Ne consegue che tutti gli organismi che costituiscono la biodiversità attuale sono imparentati fra loro, allo stesso modo delle persone che appartengono a una stessa famiglia. Solo che, nel caso della biodiversità, questa “famiglia” è infinitamente grande.
Somiglianza e parentela
Le considerazioni appena fatte hanno rappresentato un bel rompicapo per gli studiosi del passato. Il loro problema era questo: come si fa a studiare la storia delle forme viventi per tentare di evidenziarne un legame? Oppure, ripetendo un concetto visto sopra, come fare per trovare l’ordine nel disordine della vita?
La soluzione venne dalle ricerche condotte da diversi studiosi, fra cui il grande biologo inglese Charles Darwin, che nella seconda metà dell’800 scrisse quello che ancora oggi è considerato il libro più importante sulla biodiversità: L’origine delle specie. Le sue osservazioni sugli ambienti naturali del mondo lo portarono a elaborare la cosidetta Teoria dell’evoluzione. In particolare egli scoprì che per comprendere la storia delle parentele fra i tipi di organismi, cioè la storia delle discendenze delle specie, bisogna concentrarsi sullo studio delle loro somiglianze.
L’albero della vita
Va subito chiarito che, in biologia, la somiglianza è solo una questione di grado. Il che significa che quando fra due specie si rileva un alto grado di somiglianza, allora c’è un’alta probabilità che esse siano strettamente imparentate: un po’ come accade osservando due bambini fratelli, nei quali la somiglianza è sempre abbastanza evidente ma mai perfetta (ad eccezione dei gemelli monozigoti). Quando invece il grado di somiglianza è basso, allora, probabilmente, si tratta di due specie non solo diverse, ma anche imparentate alla lontana, come accade con i bambini cugini di secondo o di terzo grado.
Come si può notare, somiglianza e parentela vanno insieme: quanto maggiore è la prima, tanto maggiore è la seconda. Usando questo ragionamento, a partire da Darwin, i biologi cominciarono a ricostruire le discendenze biologiche disegnando il cosiddetto “albero della vita”, nelle cui radici si trovano le specie più antiche della storia, e nei rami più alti quelle attuali.

Misurare la biodiversità
La biodiversità di una determinata area geografica si può valutare attraverso il numero delle specie che vi abitano: da quelle microscopiche, e magari formate da un’unica cellula, come le specie batteriche, a quelle di grandi dimensioni e formate da miliardi di cellule, come molte specie di mammiferi e di piante a fusto.
Le specie, dunque, in un certo senso sono le unità di misura della biodiveristà. Bisogna fare attenzione però a non utilizzare in modo improprio questo concetto. Il numero delle specie infatti non basta a dare una misura attendibile della biodiversità. Per poterla valutare ed esprimere in modo corretto è necessario sapere anche da quanti individui è costituita ciascuna specie.
Se per esempio si vuole esprimere la biodiversità, poniamo, di due boschetti di città, e ci si limita a dire che in entrambi la biodiversità è pari a 10 specie, si fa un lavoro incompleto. Il problema è che il numero di individui di ognuna delle 10 specie può essere molto variabile. Infatti, se di quelle 10 specie, nove sono rappresentate da soli cinque individui ciascuna, mentre una soltanto è costituita da 50 individui, se ne deve concludere che il valore di biodiversità è basso. Se invece tutte le 10 specie sono costituite da più di cinquanta individui, allora il valore di biodiversità è alto. Nel caso qui considerato, il valore maggiore di biodiversità si troverà nel boschetto che unirà a un numero maggiore di specie anche un numero maggiore di individui per ogni specie.
Per facilitare questo calcolo, e tenendo conto dei suddetti principi, i biologi hanno messo a punto gli indici di biodiversità, che permettono di valutare la diversità biologica degli habitat studiati.
Grazie agli indici di biodiversità sono state individuate otto aree geografiche del mondo, concentrate per lo più nelle fasce tropicali ed equatoriale, che vengono chiamate hotspot: esse sono i “punti caldi” dove la biodiversità della Terra è massima.

Un po’ di numeri
Un tema particolarmente spinoso per gli studiosi della biodiversità riguarda il numero complessivo delle specie che vivono attualmente. Oggi se ne conoscono poco meno di 1,8 milioni, ma alcune stime statistiche suggeriscono che il numero reale sia compreso fra 10 milioni e 100 milioni. Comunque vada, è evidente che sono più numerose le specie che ignoriamo rispetto a quelle che conosciamo. A ciò si deve aggiungere che la maggior parte delle specie comparse durante la storia del nostro pianeta si sono estinte in epoche passate. Quelle attuali rappresentano una frazione minuscola di quelle che sono vissute in tempi remoti.
Se potessimo rappresentare con una torta il numero di specie conosciute e ancora viventi, una fetta enorme spetterebbe agli insetti, che contano quasi un milione di specie (oltre la metà di quelle note). La fetta corrispondente ai mammiferi, che comprendono l’uomo, sarebbe invece sottilissima: segno che numericamente i mammiferi danno un contributo molto modesto alla biodiversità, cioè soltanto 5.000 specie.
Da tutto ciò si intuisce che i biologi sono soltanto all’inizio del conteggio e della descrizione delle specie viventi. Ciò genera alcune difficoltà. Per esempio, poiché non abbiamo individuato tutte le specie presenti sulla Terra, non possiamo sapere quante di quelle che ignoriamo stanno per scomparire, o sono scomparse negli ultimi anni, a causa dell’uomo o per ragioni naturali.

Preservare la biodiversità
Quale che sia il numero reale delle specie odierne, è molto importante sapere che esse sono necessarie alla nostra sopravvivenza. Se il loro numero diminuisce, infatti, diminuisce anche la possibilità di coltivare i campi per produrre cibo; si riduce la disponibilità di materie prime da cui ricavare indumenti, medicine, carta e altri prodotti di uso quotidiano; inoltre si compromette la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, la cui salubrità è irrinunciabile per la nostra stessa salute.
Conoscere la biodiversità, tuttavia, non è importante solo per la nostra sopravvivenza, ma è anche un modo per capire com’è affascinante la natura e per scoprire le origini della nostra esistenza. È per l’insieme di tutte queste ragioni che la biodiversità è importante e deve essere protetta.

A cura di Carlo Modonesi

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