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pubblicato il 13 ottobre 2007 in ecosistemi

Rischi ambientali in Nepal

Sfruttamento e gestione
Gestione Istituzionale
L’organo istituzionale che si occupa della gestione delle risorse naturali in Nepal è il Ministero della Popolazione e dell’Ambiente, che tra i suoi primi mandati ha quello di promuovere politiche di sviluppo sostenibile e di corretto sfruttamento delle risorse naturali; il Ministero si occupa anche dell’incremento demografico e dell’emigrazione interna della popolazione, fenomeni strettamente collegati alle problematiche di tipo ambientale.
Nonostante il Governo negli ultimi quaranta anni abbia adottato una serie di leggi per regolarizzare il settore forestale e la tutela dell’ecosistema, la maggior parte di esse non sono state accompagnate dai programmi necessari per attuare concretamente la normativa e controllare l’accesso alle risorse.
Con i cambiamenti economico-sociali del paese lo sfruttamento delle risorse naturali è cresciuto incontrollato fino a raggiungere i livelli di insostenibilità attuale, mentre l’instabilità politica, la corruzione e la mancanza di motivazione hanno contribuito alla totale assenza di politiche adeguate alla gestione dei rifiuti pericolosi, civili ed industriali: lo stato di inquinamento delle città è grave, ma ancora piu’ grave è la mancanza di regolamentazione e di controllo da parte delle autorità competenti.
La riforma agraria
Poiché il Nepal è un paese con un’economia prevalentemente agraria, i  rischi ambientali che corre sono strettamente collegati all’utilizzo delle risorse e dei terreni da parte della popolazione contadina: per questo motivo nel 1997 il governo nepalese ha adottato un piano ventennale di riforma agraria chiamato Agriculture Perspective Plan (APP) che, attraverso una serie di riforme, investimenti e soluzioni eco sostenibili, ha l’obiettivo dichiarato di trasformare l’attività agricola oggi praticata, prevalentemente di sussistenza, in attività profittevole ed eco compatibile.
Attraverso la modernizzazione delle tecniche agricole e la promozione della biodiversità, insieme alla ricerca di soluzioni ai piu’ pressanti problemi di inquinamento, si sta così cercando di risolvere i principali problemi ambientali e di spingere lo sviluppo verso una direzione ecosostenibile.
Ma in questo modo si agisce su un solo un aspetto del problema: come vedremo, le cause del degrado ambientale e i fattori che hanno portato allo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali sono varie, e richiedono politiche specifiche per essere affrontate con successo.

Economia e politica
L’aumento della popolazione
Le risorse piu’ importanti del paese (terreni, foreste ed acqua) stanno vivendo oggi un periodo di crisi dovuto a cause differenti, anche se legate tra loro. Il principale indiziato, ovverosia il tasso di crescita incontrollato della popolazione, è rimasto per quaranta anni inalterato: dal 1960 ad oggi, infatti, la popolazione aumenta con una percentuale di crescita superiore al due per cento l’anno, provocando una pressione sulle risorse naturali insostenibile e un aumento costante della densità della popolazione sul territorio, aggravata anche dalla profonda crisi politica ed istituzionale che da almeno dieci anni sta affliggendo il paese.
La rivolta maoista
Nel 1990, infatti, dopo la rivoluzione popolare che abolì il vecchio sistema politico in favore di una democrazia parlamentare, dalle zone remote del paese è nata una rivolta armata di tipo maoista che ha messo in crisi la gestione istituzionale del Nepal: nata come una sollevazione contro il sistema di favoritismi e di corruzione politica che ha contraddistinto la politica nazionale di sviluppo, la rivolta si è presto trasformata in una vera e propria guerra civile, che ha poco a poco eroso la sopravvivenza delle comunità rurali nella maggior parte del paese, preso nella stretta delle violenze. Centinaia di migliaia di abitanti delle zone remote si sono visti costretti ad abbandonare le proprie terre per trasferirsi nella parte del paese sotto il controllo politico e militare, come la valle di Kathmandu, le pianure del Terai e le valli centrali del Nepal. Le conseguenze di questa situazione hanno avuto un impatto impressionante sullo sfruttamento delle risorse, sotto due diversi aspetti: da un lato la domanda di terreni per la coltivazione e la costruzione delle residenze degli emigrati ha spinto ad adottare una politica di deforestazione senza controllo, aggravando anche i livelli di inquinamento delle acque, dell’aria e del territorio; dall’altro l’abbandono di vaste aree del paese ha prodotto una degradazione delle condizioni ambientali a causa dell’erosione del suolo non coltivato e del cedimento delle principali infrastrutture, come strade, opere di canalizzazione delle acque e terrazzamenti dei terreni.
La crisi delle istituzioni
La difficoltà di attuare un piano di prevenzione del danno ambientale e di sviluppo sostenibile è aggravata dallo scarso controllo che il sistema istituzionale ha sui fenomeni che influiscono sull’intero processo: la carenza di un’efficace politica energetica eco-sostenibile, la vendita indiscriminata di legname e di corsi d’acqua, la mancanza di controllo sulle emissioni inquinanti di industrie e di mezzi di locomozione, lo stato delle acque e la gestione dello smaltimento dei rifiuti. Queste oggi sono le principali sfide da affrontare per ottenere dei risultati nella difesa dell’ambiente e delle risorse naturali e per contenere le minacce che gravano sul fragile ed unico ecosistema nepalese.

I pericoli principali
I rischi ambientali più urgenti possono essere distinti in due categorie principali, ovverosia quelli riguardanti le aree urbane e quelli caratteristici delle zone rurali del paese: se per i primi si tratta soprattutto di problemi relativi allo stato di inquinamento dell’aria e dell’acqua, nonché ai rischi legati alla produzione e allo smaltimento di rifiuti industriali e civili, i secondi sono piu’ strettamente correlati allo stato del suolo e al processo di deforestazione.
In linea di massima ad ogni modo si individuano cinque problemi urgenti da affrontare: il processo di deforestazione, l’erosione del suolo, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, e lo smaltimento dei rifiuti solidi
Deforestazione
Negli ultimi quindici anni la superficie complessiva delle foreste del paese è diminuita di oltre il 25%, mentre  le aree quasi desertiche ricoperte da arbusti e da bassa vegetazione sono cresciute del 126%: segnali precisi di un processo di deforestazione incontrollabile che sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della biodiversità del paese, con la scomparsa di diverse specie di flora e di fauna. I motivi principali restano quelli legati alla richiesta di terreno per insediamenti umani e per le attività agricole, insieme al consumo e alla vendita incontrollata di legname.
Erosione del suolo
Alla progressiva scomparsa della superficie forestale si sono aggiunte le difficoltà che derivano dalla conformazione geofisica del paese e dal processo di erosione e degradazione del suolo, dovute in parte a cause naturali e in parte all’azione sconsiderata dell’uomo.
Il suolo nepalese, infatti, è vulnerabile a fenomeni di erosione e di slittamento dei terreni, tanto che frequentemente si verificano terremoti, frane e smottamenti con conseguenze spesso drammatiche: anche i fenomeni climatici fanno la loro parte, soprattutto quelli legati alle piogge monsoniche, che periodicamente provocano allagamenti, esondazioni di fiumi e di laghi, e danni ingenti alle poche infrastrutture presenti, come strade e sistemi di canalizzazione.
A questa predisposizione per così dire naturale, si aggiunge il danno provocato dall’attività dell’uomo, come lo sfruttamento intensivo delle pianure e delle zone collinari con finalità agricole, il declino della fertilità del suolo dovuta da anni di monocoltivazioni (prevalentemente riso e cereali), il compimento di progetti di sviluppo delle reti infrastrutturali come strade, dighe e ponti senza i necessari studi preliminari di impatto ambientale,  l’utilizzo sconsiderato di pesticidi e fertilizzanti non naturali e il conseguente mutamento della struttura chimica del suolo.
Deforestazione ed erosione sono anche direttamente collegate: poiché sempre  piu’ vaste aree di terreno vengono disboscate per fare spazio a campi ed abitazioni, il numero di alberi che con le proprie radici contribuiscono al mantenimento della posizione del terreno, specialmente in occasione di inondazioni e frane, è drasticamente in declino: per questo motivo il fenomeno degli slittamenti e degli smottamenti del suolo verifica in tutta soprattutto nelle zone ad alta densità di popolazione, mettendo a rischio l’incolumità fisica stessa dei suoi membri.
E se questa è la situazione nelle campagne, la minaccia per l’ecosistema è ancora piu’ evidente nelle zone tradizionalmente esposte ai pericoli ambientali: le aree urbane.

Inquinamento
La crescita delle città
Gli ultimi dieci anni della storia del Nepal sono contrassegnati da un’impressionante crescita della popolazione urbana e sub-urbana, e delle relative infrastrutture: poiché le zone rurali del paese si sono poco a poco dimostrate essere non idonee allo sviluppo e alla crescita economica dei suoi abitanti, a causa della concentrazione delle attività economiche nelle zone urbane del Nepal, un flusso ininterrotto di emigrati si sta concentrando in aree relativamente piccole, e in modo particolare all’interno della Valle di Kathmandu.
Questa situazione, aldilà delle problematiche legate al sovraffollamento della popolazione, ha comportato innanzitutto un aumento esponenziale dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, e l’emergere di un problema fino ad oggi non affrontato adeguatamente, la gestione dei rifiuti solidi e chimici.
L’aria
Il problema della qualità dell’aria e dell’inquinamento atmosferico è particolarmente recente per il Nepal, poiché il processo di industrializzazione  e l’utilizzo di veicoli a motore sono elementi relativamente nuovi della società nepalese.
Ma nelle zone urbane e nella Valle di Kathmandu in particolare, a causa della sua particolare conformazione morfologica e della presenza di catene montuose che ne circondano i perimetri, la qualità dell’aria è deteriorata sensibilmente nel corso degli anni, per motivi diversi.
Lo sviluppo economico, spinto dall’espansione del turismo e dal processo di urbanizzazione, ha  favorito la diffusione di veicoli a due e a quattro ruote altamente inquinanti, a causa della cattiva qualità dei carburanti e della scarsa manutenzione dei motori; Kathmandu oggi è una città con una pessima aria e con un traffico caotico, e il numero di immatricolazione di veicoli privati è in continuo aumento.
Anche il trasporto pubblico è responsabile dei livelli di inquinamento, tanto che dal 2000 i caratteristici tempo, veicoli diesel a tre ruote usati da tutta la popolazione per muoversi attraverso la città, sono stati banditi dalla Valle e sostituiti con modelli elettrici o a gas: nonostante un leggero miglioramento, la quantità di minibus e taxi in circolazione rimane alta, contribuendo ad alimentare una situazione critica.
Anche fuori dalla città l’inquinamento rimane un problema: la qualità dell’aria nelle periferie sub-urbane e nelle campagne circostanti non è buona, perché proprio per via dell’aumento del flusso di popolazione nelle città, intorno alla Valle di Kathmandu hanno iniziato a operare molte industrie di cemento e di mattoni, che secondo diversi studi sono le responsabili  principali dell’inquinamento, a causa delle pericolose emissione di gas di scarico nell’aria circostante; ma nel resto del Nepal le cose non vanno diversamente, visto che tra le industrie attive del paese almeno il 74% sono state dichiarate altamente inquinanti.
La terra
Anche il suolo soffre di diversi problemi di inquinamento, per motivi recenti e passati; fin dal 1960 infatti, sui terreni del Nepal si è fatto uso abbondante di pesticidi e fertilizzanti chimici per spingere la produttività agricola del paese, senza una reale politica di smaltimento dei residui tossici provenienti da queste sostanze e senza la consapevolezza della minaccia rappresentata dal problema dell’erosione del suolo.
Tonnellate di pesticidi e di altri residui chimici  sono stati così smaltite segretamente nelle acque e nei terreni senza alcun riguardo per le norme sanitarie e di sicurezza; tra queste vi erano sicuramente gli inquinanti organici persistenti (o POP), tra le sostanze piu’ dannose per l’ambiente a causa della loro tossicità e della capacità di accumulo per lunghi periodi di tempo.
Altrettante tonnellate, oggi, sono stoccate in depositi con carenti misure di sicurezza in attesa dello smaltimento.
Anche la normale spazzatura, i rifiuti della popolazione, sta creando un grosso problema per lo stato delle acque e del terreno. È stato calcolato che la produzione quotidiana di spazzatura pro capite è di oltre mezzo chilo di rifiuti ogni giorno, che viene smaltita nei fiumi o nelle discariche a cielo aperto, creando problemi di genere igienico-sanitario e contribuendo allo stato di inquinamento del paese.
Questo è particolarmente evidente nelle città, che sono invariabilmente sporche e dove anche i rifiuti pericolosi provenienti dalle industrie, dagli ospedali e dalle attività commerciali vengono abbandonati nell’ambiente, ma anche in molte zone rurali, dove i rifiuti domestici vengono gettati ai lati delle strade e vicino ai fiumi, la situazione non cambia, contribuendo a peggiorare lo stato dell’acqua  e dei terreni.
L’acqua
Lo stato di inquinamento delle acque, soprattutto nelle aree densamente abitate, è un altro protagonista importante dei rischi ambientali del Nepal.
Se nelle zone rurali il problema è solitamente rappresentato dall’accesso a fonti di acqua pulita, nelle zone urbane i fiumi sono regolarmente utilizzati come discarica: le città nepalesi non dispongono di un sistema di fogne adeguato alla popolazione e gli scarichi cittadini finiscono inevitabilmente nei fiumi,senza essere sottoposti ad alcun processo di smaltimento.
Kathmandu, in particolare, soffre poi di carenza cronica di acqua, così come la maggior parte dei paesi e delle città delle colline. La quantità di acqua pulita a disposizione non è spesso sufficiente per tutta la popolazione, tanto che i rifornimenti di acqua raggiungono meno dell’80% dei cittadini; per questo motivo è scena comune vedere file di donne e di bambini rifornirsi di acqua alle grosse fontane pubbliche che si trovano sparse per la città, per fare scorta della dose di acqua giornaliera necessaria per lavarsi, cucinare, fare il bucato e dissetarsi.

Cambiamenti climatici
Anche il Nepal soffre dei principali cambiamenti climatici globali, in  particolar modo dell’aumento delle temperature, che nella zona è stato calcolato intorno ai 0,5 gradi centigradi per decade; l’impatto del riscaldamento globale sulle nevi eterne della catena montuosa himalayana è particolarmente drammatico: negli ultimi cinquanta anni a causa sua si sono verificate diverse inondazioni dai laghi glaciali, un evento conosciuto come GLOF (Glacial Lake Outburst Food) e caratterizzato da un flusso di acqua, fango e detriti che investe e distrugge ogni cosa.
Questi laghi si formano a causa del progressivo scioglimento dei ghiacciai dovuto alle temperature superiori alla media, e crescono di volume a ridosso di formazioni moreniche che ne mantengono gli argini; quando la quantità di acqua supera i limiti sopportati da questa diga naturale, o quando eventi sismici anche di piccola intensità ne investono la fragile struttura, hanno luogo inondazioni devastanti.
Il lago di Dig Tsho
Questo fenomeno purtroppo è tristemente noto in Nepal, poiché non solo negli ultimi trent’anni si è verificato con una certa frequenza, ma soprattutto perché ad alta quota vi sono decine e decine di laghi potenzialmente pericolosi; dopo il 1985, quando un’inondazione di fango e acqua si riversò dal lago glaciale Dig Tsho sulle valli sottostanti distruggendo ogni cosa, le istituzioni e la comunità internazionale si resero conto del pericolo e incominciarono ad investigare sulla natura e sulla minaccia del fenomeno.
Da allora si sono manifestati diversi episodi simili, anche se di natura meno distruttiva, e il governo ha incominciato un monitoraggio sistematico dei laghi e della regressione della linea delle nevi eterne: è da una delle ricerche condotte in questi ultimi anni che è stato dimostrato come il lago glaciale Tsho Rolpa, situato a nord di Kathmandu, abbia aumentato la sua estensione da 0,2 a 1,7 chilometri quadrati, destando una costante fonte di preoccupazione e richiedendo il monitoraggio continuo del fenomeno. Anche se su tutto il resto del globo la diminuzione dei ghiacciai  rappresenta una minaccia urgente, qui in Nepal le conseguenze di un simile disastro potrebbero essere inimmaginabili.

A cura di Filippo Tessari

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