dcsimg

pubblicato il 1 dicembre 2005 in la vita

H5N1

H5N1, affondato
Il termine pandemia indica una malattia che colpisce un numero enorme di persone in tutto il mondo. Si parla molto in questo periodo dell’influenza dei polli: vediamo di saperne di più.
H5N1 sembra un comando da battaglia navale, invece è il nome del virus che provoca l’influenza aviaria. Questa malattia è una grave infezione che colpisce gli uccelli selvatici e domestici ed è causata da virus influenzali di tipo A. La malattia si può manifestare in forma leggera o molto grave: nel secondo caso l’animale muore sempre in pochi giorni.
L’aspetto di H5N1 è inquietante: H5 ed N1 sono due proteine appuntite che sporgono dal capside (per saperne di più leggere lo speciale “Virus”) e che conferiscono al virus la forma di una mazza ferrata medievale.
Chi colpisce
Fino ad ora le vittime principali di questo virus sono stati i polli: in Asia ne sono morti più di cento milioni, uccisi dalla malattia o dalle misure di prevenzione operate dall’uomo. Negli uccelli si manifesta in modo diverso secondo la specie: i polli stanno malissimo, appaiono deboli e fiacchi e muoiono velocemente, mentre le anatre malate non presentano sintomi precisi, anzi sembra che godano di ottima salute. Tra gli uccelli il virus si diffonde attraverso la saliva, le feci ed i liquidi organici.
Perché il mondo ha paura?
Già, perché preoccuparsi tanto per una malattia che colpisce i polli? La risposta sta in una particolarità del virus che la provoca: H5N1, come altri della sua categoria, può attaccare anche balene, maiali, delfini, cavalli e l’uomo. È stato accertato che l’agente patogeno che provocò le tre pandemie avvenute nel secolo scorso, era un virus tipico degli animali.
Il salto di specie
Secondo alcuni scienziati, H5N1 non è il frutto di una combinazione tra virus di ceppi diversi ma è un virus animale puro e semplice che, in qualche modo, sta “tentando” di passare agli esseri umani.
Forse questo virus sta mutando velocemente ma casualmente e diventerebbe veramente pericoloso qualora dovesse riuscire a trasmettersi da uomo a uomo e non solo da pollo a uomo.
Per ora, fortunatamente, i suoi tentativi non sono stati molto efficaci.

Vecchi e nuovi virus
Un tuffo nel passato: il caso della “spagnola”
Nel 1918, ultimo anno delle terribili battaglie della Prima Guerra Mondiale, molte persone morirono per motivi che non avevano nulla a che vedere con le armi. La causa era una malattia di tipo influenzale che colpiva i polmoni e che portava alla morte nel giro di pochi giorni. Malgrado il suo nome, la malattia non veniva dalla Spagna: in realtà, dato che la Spagna al momento era un paese neutrale e che quindi non censurava le informazioni, la notizia della malattia si diffuse a partire da lì anche se il virus era presente in gran parte dell’Europa.
La spagnola fece complessivamente 50 milioni di vittime in tutto il mondo.
Gli scienziati hanno studiato molto per capire le cause di una catastrofe umanitaria così grande e nel 1996 il patologo Jeffery Taubenberger isolò frammenti di un virus nel tessuto polmonare di un soldato morto nel settembre del 1918. Scoprì qualcosa che confermava ciò che si sospettava da tempo: il virus della spagnola proveniva da qualche ignoto animale e, avendo subito una mutazione, era riuscito a colpire l’uomo.
Un nuovo virus
Lo studio della “spagnola” dimostra senza dubbio che un virus influenzale che colpisce gli animali è più pericoloso di quello tipico dell’uomo. Cerchiamo di capirne il motivo. La comune influenza che ogni anno colpisce milioni di persone nel mondo ma che non ha mai esiti così letali, è provocata da virus che accompagnano l’uomo da molto tempo e che il nostro organismo ha imparato a conoscere e a sconfiggere. In pratica, il virus dell’influenza che ogni anno ci lascia a casa da scuola o dal lavoro per qualche giorno, è una vecchia conoscenza per il nostro sistema immunitario (per saperne di più leggi lo speciale sui virus). Ci ammaliamo più o meno ogni anno di influenza perché i virus mutano in fretta, cioè cambiano un pochino le loro caratteristiche tanto da imbrogliare per qualche giorno le nostre difese immunitarie, ma non cambiano mai così radicalmente da coglierci completamente impreparati ad affrontarli.
Al contrario, se un virus che solitamente attacca gli animali dovesse riuscire ad infettare l’uomo, sarebbe una assoluta novità per le nostre difese immunitarie che non avrebbero il tempo per “imparare” a riconoscerlo e per mettere in atto le difese adeguate. Questo ritardo dell’intervento del sistema immunitario darebbe al virus tutto il tempo per provocare guai seri nell’organismo.

Da dove viene
Il primo caso di infezione dell’uomo da parte del virus dell’influenza aviaria H5N1 risale al 1997 ad Hong Kong. Nel 2004 si verificarono altre infezioni in Vietnam e in Tailandia che nel giro di poche settimane si diffusero in Giappone, Corea del Sud, Cina ed Indonesia. Come mai questo virus è apparso proprio in quelle terre? Il pollame è un alimento molto importante per i popoli dell’Estremo Oriente che allevano ogni anno milioni di galline, oche e anatre. Si stima che nella sola provincia cinese di Guangdong, dove probabilmente si è sviluppato il virus, vivano centinaia di milioni di polli. Le condizioni di sovraffollamento del bestiame e il clima caldo umido di quelle aree facilitano lo svilupparsi di nuovi ceppi di virus. Si tratta, inoltre, di zone densamente popolate da esseri umani che vivono a stretto contatto con i polli che allevano. Se esistessero solo allevamenti di polli, forse il problema “aviaria” non esisterebbe, o meglio, riguarderebbe solo i pennuti. Invece, laggiù ci sono anche grandi allevamenti di maiali che molto spesso crescono accanto ai polli.
L’ipotesi “maiale”
Il ruolo del maiale nello sviluppo dell’influenza aviaria è stato forse determinante. Un virus che attacca gli uccelli in modo specifico non può infettare l’uomo a meno che non subisca una mutazione del suo piccolo patrimonio genetico. Una mutazione di questo tipo può avvenire per scambio di materiale genetico tra virus di ceppi (il termine tecnico che indica le “famiglie” di virus) diversi. Cioè due virus differenti possono entrare in contatto e scambiarsi qualche gene per dare origine a una nuova forma virale con caratteristiche intermedie tra quelle dei virus di partenza.
L’incrocio tra i virus non avviene abitualmente perché i virus non si riproducono accoppiandosi come fanno gli animali, ma entrano in un organismo e usano i sistemi di sintesi delle cellule per costruire repliche di se stessi (per chiarirti le idee leggi lo speciale sui virus).
Ed è proprio all’interno delle cellule di un organismo ospite che può avvenire l’incrocio.
Perché questo accada occorre che le cellule ospiti siano vulnerabili all’attacco dei due diversi virus: il maiale, infatti, può ammalarsi sia di influenza aviaria sia di quella umana. E stato all’interno delle cellule di un maiale che, probabilmente, virus aviari e virus umani si sono incrociati creando un ibrido capace di attaccare l’uomo.
La diffusione del virus
I casi accertati di influenza aviaria nell’uomo sono fortunatamente pochi. Nell’ottobre 2005 si contavano 117 casi in tutto il mondo e 60 decessi distribuiti in alcune zone dell’Indonesia, del Vietnam, della Tailandia e della Cambogia.
Dopo essersi diffuso in quasi tutta l’Asia, il virus ha iniziato a muoversi verso occidente. Durante l’estate ha raggiunto la Russia e in autunno alcuni animali selvatici sono risultati infetti nel delta del Danubio in Romania. Ora si stanno svolgendo accertamenti su alcuni casi sospetti verificatisi in allevamenti di polli in Grecia e Turchia. Come fa il virus a viaggiare e a compiere distanze così ampie? È semplice: prende il volo e segue le rotte migratorie. Anche gli uccelli selvatici, infatti, possono ammalarsi di influenza ma, a differenza dei loro cugini domestici, si spostano e volano liberi da un paese all’altro spesso coprendo grandi distanze.
Per esempio gli uccelli che migrano dalla Siberia, dove H5N1 è stato recentemente individuato, possono portare il virus nelle zone del Mar Caspio e del Mar Nero e da queste aree, attraverso i Balcani, l’epidemia potrebbe diffondersi in tutta Europa.
Oppure il virus potrebbe passare direttamente dalla fauna selvatica all’uomo attraverso la caccia. È per questo motivo che in alcune aree della Germania Nord Orientale è stata vietata la caccia agli uccelli migratori per buona parte di questo autunno.
Anche l’uomo può essere responsabile della diffusione del virus trasportando, per esempio, animali o prodotti infetti.

Cosa facciamo per difenderci
Per fortuna il rischio potenziale di una pandemia è ben conosciuto dai governi di tutto il mondo. A partire dalla prima comparsa di questa malattia, sono state prese molte misure per prevenire e combattere il virus. Purtroppo la forma più drastica per arginare la diffusione della malattia è l’abbattimento degli animali infetti o a rischio di infezione perché cresciuti in zone dove era alta la diffusione del virus. Nei paesi dell’Asia dove il virus si è manifestato sono stati abbattuti centinaia di milioni di volatili. Si tratta di operazioni sempre difficili e dolorose perché le aree interessate sono spesso molto povere e per i contadini e gli allevatori locali i polli rappresentano una fonte di reddito essenziale. I governi si sono quindi impegnati a risarcire coloro che sono costretti ad abbattere il proprio bestiame e ad effettuare controlli sanitari a tappeto su animali e persone. La FAO e la OIE (Organizzazione Mondiale per la Salute Animale) per esempio, hanno sviluppato un programma che prevede un investimento di 100 milioni di dollari per sorvegliare, diagnosticare e controllare la malattia. Conoscere è la forma migliore di prevenzione. Lo studio continuo e la raccolta di dati sono essenziali, come sempre, per conoscere e svelare i misteri di questo virus e preparare le necessarie difese. Una cosa è certa: si può contrarre la malattia dal contatto diretto con animali infetti, mentre non si rischia nulla mangiando uova o carni ben cotte perché il virus viene distrutto dal calore.
Esiste una cura?
Un vaccino non esiste perché il virus che potrebbe provocare la pandemia non si conosce ancora. Infatti non si è ancora presentato, fortunatamente, un virus capace di colpire in modo specifico gli esseri umani. I vaccini per la comune influenza non sono efficaci contro la aviaria ma sarebbero comunque molto utili perché impedirebbero un attacco di virus umani e di origine animale insieme.

A cura di Andrea Bellati

Fonti
OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) –
(in inglese)
INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica)

Ministero della Salute
FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura)
National Geographic – numero di ottobre 2005

 
 
Eni S.p.A. - P.IVA 00905811006