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pubblicato il 20 settembre 2005 in la vita

Emergenza sanitaria

Epidemiologia dei disastri
Lo studio delle modalità e delle entità dei morti (mortalità), dei feriti (morbilità) e delle malattie presenti nelle popolazioni colpiti da eventi catastrofici di origine naturale viene chiamata epidemiologia dei disastri. E’ necessario considerare anche il numero delle persone che ha subito un trauma ovvero che riporta fratture, contusioni, ferite o ad esempio scottature.
Generalmente non si riesce a definire delle regole sulle conseguenze mediche dei terremoti, dei maremoti e delle alluvioni. E’ possibile però valutare che a livello mondiale le alluvioni provocano più vittime delle altre catastrofi e i valori sono in aumento anche se, nel mondo industrializzato, la riduzione del rischio è riuscita a abbassare il numero delle vittime dei cicloni, degli uragani e delle trombe d’aria.
Approssimativamente si può dire che il numero totale delle ferite traumatiche è più alto di quello del numero dei morti in caso di terremoti, uragani e trombe d’aria, mentre ci sono più morti che feriti in molti esempi di disastri dovuti a frane, valanghe, eruzioni vulcaniche, alluvioni e maremoti.
Tenendo conto che nella maggior parte degli eventi disastrosi gli anziani, gli handicappati ed i bambini sono i gruppi più vulnerabili,  le maggiori esigenze mediche immediate prevedono l’approvvigionamento dei viveri e degli alloggi ai superstiti senza tetto, la sorveglianza degli spostamenti della popolazione colpita, il monitoraggio e il controllo delle malattie trasmettibili e la sepoltura dei morti.

Emergenza medica e malattia
Le fasi di emergenza medica
L’emergenza prevede che vengano immediatamente utilizzate tutte le risorse disponibili e si prevede la carenza di sedativi e analgesici, anestetici, antibiotici, sieri per vaccinazioni, siringhe e aghi, antisettici, bende, stecche per immobilizzare le fratture, sostanze per sterilizzare l’acqua. Questi articoli vengono rapidamente trasportati con elicotteri agli ospedali che ne necessitano e a queste operazioni segue l’arrivo di medici provenienti dall’esterno della zona colpita. Gli ospedali da campo vengono organizzati con 24 ore o più dopo la catastrofe e sono necessari per l’assistenza medica in una seconda fase di gestione dell’emergenza.
Il problema delle malattie
La trasmissione delle malattie infettive e contagiose potrebbe aumentare in seguito al disastro perché può verificarsi la contaminazione della rete idrica in seguito al danneggiamento della rete fognaria e per il sovraffollamento e la conseguente mancanza di igiene nei campi che ospitano la popolazione evacuata. Inoltre vengono interrotti i programmi di sorveglianza delle malattie e questo pone problemi nei luoghi dove le malattie endemiche erano tenute  sotto controllo.
Malattia epidemica o endemica?
Una malattia può essere epidemica, endemica o sporadica.
Una malattia epidemica (epidemia o epizoozia) colpisce un numero di persone molto superiore rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati in quella zona e in un determinato periodo di tempo (per esempio un’epidemia di rabbia in Italia). Se un’epidemia si scatena in una vasta zona geografica e interessa numerosi individui si chiama pandemia.
Una malattia endemica invece (endemia o enzoozia) è costantemente presente in una certa zona geografica o in una popolazione con pochi o tanti casi, è una malattia morbosa  come ad esempio la malaria in aree tropicali.
Una malattia può essere sporadica perchè compare in modo irregolare e imprevedibile in un territorio e nel tempo. Si verifica con pochi casi e con bassa frequenza come alcune forme di leucosi che colpisce i bovini.

Colera e affini
Si teme che debbano passare parecchi mesi prima che l’acqua di New Orleans torni ad avere caratteristiche di potabilità e intanto l’alluvione ha già provocato 5 morti fra gli sfollati che sono entrati in contatto con le acque putride. Questa notizia è del 7 settembre ed il conto totale delle vittime verrà completato solo fra alcune settimane. I decessi sono provocati dal Vibrio vulnificus un germe “cugino” del colera. Solitamente contamina i cibi mal conservati ma può penetrare anche nelle ferite aperte e venendo a contatto con il sangue provoca la morte nel 50% dei casi. Inoltre il 9 settembre trapela da fonti mediche statunitensi che sono stati già contati 160 casi d’infezioni gastrointestinali anch’esse probabilmente provocate da un vibrione.
Vediamo quali malattie causano i batteri appartenenti alla specie Vibrio nell’uomo dato che le condizioni ambientali di un territorio dopo un uragano e un’alluvione (acque putrefatte e stagnanti) sono l’ideale per la crescita di questi agenti patogeni.
Il genere Vibrio comprende diverse specie, alcune di esse sono la causa di infezioni che possono essere anche di grave entità. L’infezione da Vibrio cholerae provoca il Colera, una pericolosa malattia ormai scomparsa nei paesi industrializzati dell’Occidente ma ancora abbastanza diffusa nelle zone calde del Terzo Mondo. Il microrganismo responsabile del Colera è a forma di bastoncino ricurvo, viene definito Gram negativo in base alla colorazione che assume se fissato su un vetrino per essere visto al microscopio. Per convenzione si separano i batteri in due gruppi secondo la loro capacità di assumere e trattenere alcuni coloranti. Questo metodo è stato inventato nel 1884 da un medico danese Hans Christian Gram. I batteri Gram positivi assumono un colore violetto mentre i Gram negativi come il V. cholerae diventano rossi.
Il V. cholerae è mobile, anaerobio facoltativo e debolmente alofilo. I microrganismi anaerobi facoltativi possono vivere anche senza ossigeno atmosferico ma se invece c’è ossigeno crescono in modo più rigoglioso. Inoltre V. cholerae è una specie leggermente alofila cioè sopporta concentrazioni di sale nel mezzo in cui vive (acqua) fino al 8%.
L’infezione si può contrarre se si beve acqua contaminata ed è molto contagiosa quindi si trasmette facilmente entrando in contatto con un soggetto malato. S’individuano due tipi d’infezioni: il Colera vero e proprio e una forma d’infezione gastrointestinale più blanda.
Il Colera ha un periodo d’incubazione che varia da 6 ore a 5 giorni e all’inizio si manifesta con dolori addominali, diarrea e poco appetito. Nel giro di poco tempo i sintomi degenerano in una grave forma di disidratazione che se non viene curata porta alla morte.
La gastroenterite provoca dei disagi simili al Colera ma molto meno gravi e di solito guarisce nel giro di 3 settimane secondo il soggetto colpito.

Altre malattie
La Febbre del Nilo
Nella zona di New Orleans sono stati segnalati 16 nuovi casi di Febbre del Nilo già una decina di giorni dopo l’uragano Katrina. Si chiama Febbre del Nilo ma non è una malattia tipica solo degli abitanti delle zone intorno al fiume africano. Secondo dei dati diffusi nel 2002, è un morbo diffuso anche in Europa, Africa, Medio Oriente e Stati Uniti. L’agente patogeno, cioè l’organismo che causa la malattia, è un virus che viene trasmesso dalle zanzare quando pungono la vittima. Le zanzare possono acquisire dosi letali di virus pungendo più volte uccelli già infettati, per esempio piccioni. Dato che i piccioni sono normali abitanti delle città e anch’essi possono essere colpiti dalla febbre del Nilo, s’intuisce la pericolosità della diffusione di un’epidemia in un centro urbano infestato da zanzare portatrici di questo virus. Si presume che il virus sia appartenente alla famiglia delle Togaviridae e più precisamente si tratti di un flavivirus . La malattia causa solitamente lievi disturbi simili a quelli di una comune influenza ma può in alcune condizione attaccare il sistema nervoso centrale provocando pericolose infezioni cerebrali. Il flavivirus si trova normalmente in Africa, in Asia occidentale e in Medio Oriente. I dati clinici confermano è stato trovato comunemente in esseri umani, uccelli e altri vertebrati. Negli Stati Uniti dal 1999 al 2002 sono stati registrati 18 morti a causa del virus del Nilo Occidentale (West Nile Virus), purtroppo la zanzara che lo trasporta è la specie Culex che sopravvive alle temperature invernali allo stato di adulta. L’innalzamento della temperatura nell’emisfero occidentale del Pianeta potrebbe aver favorito la sopravvivenza delle zanzare Culex che essendo vettori vivi del virus agevolano la sua resistenza e diffusione.
Infezione da Vibrio vulnificus
Questi vibrioni sono stati scoperti per la prima volta nel 1976 da campioni di sangue umano infetti, sono capaci di invadere e distruggere i tessuti molli, penetrano nelle ferite e causano setticemia (batteri che si replicano attivamente nel sangue) e morte nelle vittime più sensibili. Nell’infezione di tipo setticemico si sviluppano lesioni di tipo epidermico nelle gambe e nelle braccia che possono essere eczemi, bolle, pustole e ulcerazioni. Purtroppo V. vulnificus quando colpisce con la forma setticemica può provocare la morte nel 40 – 60 % dei casi.
Vi è anche una forma enterica che fa ammalare in seguito al consumo d’ostriche crude contaminate. I soggetti adulti sani non sono particolarmente esposti al rischio di contrarre questa malattia quanto invece le persone anziane, i soggetti con malattie epatiche e gli immunodepressi (malati d’AIDS). Si segnala che in Italia non sono mai stati riscontrati casi d’infezione da V. vulnificus.
Leptospirosi
La Leptospirosi è un’infezione d’origine batterica che colpisce sia uomini sia animali, è causata da una famigli di microrganismi del genere Leptospira. La famiglia si chiama Spirochetaceae, sono batteri dal corpo minuto e filamentoso che vivono in acqua e ambienti umidi. Normalmente possono vivere come ospiti abituali di topi, ratti, maiali, nutrie e altri mammiferi. Questi animali, attraverso le urine immettono nell’ambiente (acqua, fango) le Spirochetaceae.

L’infezione all’uomo
Se sono presenti ferite o abrasioni sugli erti inferiori, i microrganismi penetrano nelle vittime attraverso la pelle. Le caratteristiche ambientali che favoriscono la sopravvivenza delle Leptospire e la trasmissione della malattia è molto simili a quelle che si sono verificate a New Orleans dopo che la città è stata invasa dall’acqua: elevato grado di umidità, temperatura ambientale fra 20 e 30 °C, presenza di humus, rifiuti e sostanze organiche, presenza di acqua e fango stagnanti, zone non illuminante direttamente dalla luce solare.
I batteri possono aggredire il nostro organismo per consumo d’alimenti e acqua molto contaminati (magari da urine d’animali anche non palesemente malati ma portatori sani) anche se i succhi gastrici dello stomaco dovrebbero difenderci dall’infezione in modo efficace. Le Leptospire in alternativa possono penetrare nel nostro corpo anche attraverso le mucose degli occhi e del naso. Il tempo d’incubazione è dai due giorni alle quattro settimane. I sintomi dell’infezione sono i seguenti: febbre alta improvvisa seguita da brividi, mal di testa, dolori ai muscoli, vomito, diarrea. La vittima può migliorare per un breve periodo e poi manifestare una grave ricaduta con complicazioni renali o meningite. La durata della malattia può essere di pochi giorni fino a 3 settimane se curata, altrimenti se viene trascurata può necessitare di diversi mesi per passare definitivamente.
I dati statistici riguardo alla Leptospirosi, segnalano che in caso d’emergenze sanitarie in particolare causate da alluvioni, spesso sono proprio i volontari della Protezione Civile le vittime principali dell’infezione perché si occupano di ripulire le case dall’acqua, prelevare il fango e i detriti o lavorare per la sistemazione degli argini.

Scenari e soccorsi
Dopo il passaggio di Katrina
Le zone colpite dall’uragano Katrina sono state numerose e comprendono Florida, Mississippi, Alabama, Il Florida Panhandle occidentale, la Georgia occidentale, le valli del Tennessee e dell’Ohio, una parte della regione dei grandi Laghi, la catena degli Appalachi ed in particolare Louisiana con danni eccezionalmente gravi nella città di New Orleans e aree adiacenti. Per comprendere la serietà dell’inondazione è sufficiente ricordare che due delle chiuse della città non hanno resistito ai venti e alla massa d’acqua che ha, quindi, ricoperto l’80 – 90 % del territorio con altezze anche di 7 – 8 metri. Il numero delle vittime è tristemente distribuito in tutti gli stati colpiti, ma sicuramente New Orleans ha riportato la maggior concentrazione di morti e di distruzione.
In Louisiana i soccorsi sono stati operativi poco prima che Katrina si abbattesse, la Federal Emergency Management Agency ha subito iniziato a far arrivare nella zona personale addestrato alle emergenze ed equipaggiamenti logistici. Si sono mobilitati la Guardia Nazionale, La Marina Statunitense, la Guardia Costiera e l’Esercito, la Croce Rossa Americana, e varie organizzazioni non militari e non governative. Si è cercato di far arrivare a New Orleans tutti i mezzi di soccorso possibili, ambulanze, ospedali da campo, tende, forniture di cibo e d’acqua, vestiti, coperte, obitori da campo, mezzi di trasporto dotati di camere mortuarie.
Gli ospiti degli ospedali e delle case di cura per anziani sono stati particolarmente colpiti dato che hanno presentato problemi maggiori di evacuazione rispetto ai cittadini adulti sani. L’emergenza sanitaria immediata è stata rappresentata dai feriti da soccorrere e trasportare in strutture ospedaliere improvvisate che si sono contati a centinaia.
Dopo una catastrofe naturale con un forte impatto, una città rimane completamente paralizzata e non è facile gestire i soccorsi e l’ordine pubblico. I cittadini sopravvissuti, disperati e sotto choc, si sono trovati senza cibo e senza casa. In alcune zone urbane non sommerse sono avvenuti saccheggi e furti nei negozi e nei supermercati e le forze dell’ordine hanno cercato di tenere sotto controllo la situazione dal punto di vista sociale, svolgendo compiti molto complicati. Numerosi abitanti rimasti illesi nelle loro abitazioni si sono rifiutati di evacuare la zona esponendosi ad ulteriori pericoli di crolli, incidenti e problemi sanitari.
Dopo circa una decina di giorni dopo il passaggio dell’uragano, New Orleans era ancora allagata nonostante il lavoro d’aspirazione con enormi pompe per prosciugare la città. Queste situazioni hanno portato alla dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria pubblica per tutta la zona colpita dalla catastrofe, nel giro di una settimana sono state istituite circa 40 strutture sanitarie per far fronte al disastro e migliorare la qualità dei soccorsi alla popolazione.

A cura di Eliana Marchisio

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